SALUTE - SERPE IN SENO

Amop, sede per cercare benessere

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Articolo pubblicato su Libertà il 6 gennaio 2016.

A Rustigazzo oggi Amop benessere ritira il premio della bontà.
A Piacenza, però, le attività rivolte ai pazienti malati di tumore sono
sospese perché lo spazio in cui si sono svolte fino a metà dicembre la
maggior parte di questi incontri (l’ex day hospital oncologico dell’ospedale)
è chiuso in attesa di lavori di ristrutturazione. Sulla porta d’ingresso
campeggia un cartello “Guardia medica” e, per ora, alle viste manca un’alternativa.
Così sembra.
La reazione non si è fatta attendere e in questi giorni hanno
ripreso tono. «Impossibile, con tutti gli spazi inutilizzati che ci sono
nella cittadella dell’ospedale», è il commento più diffuso e che si è fatto
largo anche su Facebook. Post dopo post dove, le pazienti-allieve dei numerosi
corsi da Aikido, yoga, decorazione pittorica, artigianato artistico, meditazione,
Pilates, Qi-gong, Tam The, per dirne solo alcuni, da alcuni giorni esternano
il timore di non potersi più incontrare e l’interrogativo più diffuso è
perché? Forse solo, banalmente, una questione di burocrazia. E che dice
l’Ausl?
«Naturalmente l’Azienda tiene molto all’attività di Amop benessere
– fanno sapere – e ci si sta adoperando per trovare uno spazio adeguato.
Dove? Solo la prossima settimana si conosceranno i tempi del cantiere previsto
nell’ex day hospital e quindi si potrà avere un quadro più preciso. Comunque
– prosegue l’Ausl – un paio di soluzioni alternative ci sarebbero». Una
di queste, pare, potrebbe essere una sala sotto al centro prelievi e l’altra
la vecchia farmacia. Si vedrà. Un fatto è certo intorno a questo problema
la mobilitazione è alta e soprattutto dopo che su Amop benessere si sono
accesi i riflettori del 31esimo premio della bontà di Rustigazzo. C’è da
credere, dunque che una soluzione possa essere trovata: stonerebbe troppo
un premio in Valdarda e un quasi “sfratto” a Piacenza. Nel sito di Amop
benessere non si danno indicazioni sulle date d’inizio dei corsi lasciando
intendere che tutto resta sospeso.
Anche Luigi Cavanna, primario di Oncologia
confida su una soluzione del problema. Il premio della bontà lo considera
un riconoscimento lusinghiero che testimonia anche la percezione all’esterno
dell’ottimo lavoro che viene svolto da Amop benessere. Importante anche
per i volontari che fanno grandi cose mettendo a disposizione le loro conoscenze.
Dice e aggiunge: Nei grandi centri americani – da New York a Boston – si
stanno attrezzando nuovi spazi per l’oncologia integrata, attenzione cresciuta
visti i risultati sulla qualità della vita dei pazienti.
Intanto però
a Piacenza lo spazio si fa attendere.
«Che dire – dice Romina Piergiorgi,
presidente di Amop – siamo “precari nati” effettivamente nell’ex day hospital
oncologico rimarrebbe una stanzetta, ma troppo poco evidentemente per tutte
le attività che in questi anni hanno preso avvio. Stupisce un poco questa
situazione anche perché siamo stati premiati in America, ma è difficile
trovare uno spazio per proseguire. Di una cosa abbiamo bisogno ora: certezze».
«Seguo quasi tutti i corsi – dice Angela Badini – e posso testimoniare
l’efficacia e il beneficio che producono. Ma c’è anche un altro aspetto
non secondario: da queste esperienze sono nate amicizie durature, un enorme
arricchimento».
Ma attendono lo sblocco dello stand by  anche i professionisti
volontari che collaborano con Amop. Chiara la loro posizione «Spero di
poter continuare questa esperienza» dice Barbara Pellacani che insegna
Tam The. «Si crea un legame molto forte tra le persone – dice – Lo stop
significherebbe una frattura di un legame forte. E poi, diciamolo credo
che sia una iniziativa unica in Italia perché metterla da parte?».
Anche
Giorgio Vandoni racconta con entusiasmo la sua esperienza nel corso di
meditazione. Per un’ora alla settimana arriva a Piacenza intorno alle 18
finito il suo lavoro di medico legale all’Ausl di Lodi e poi, chiusa la
lezione, se ne riparte per Milano dove abita. Se non è convinzione questa!
Dopo anni di lavoro con le carte – spiega – sentivo l’esigenza di avere
un contatto con le persone, con i pazienti e da tempo mi ero avvicinato
alla medicina alternativa e così è stato per caso che ho incrociato le
attività di Amop Benessere attraverso la dottoressa Livia Bidin, ho presentato
il mio progetto ed eccomi qui. Ora l’idea è di ricominciare a metà gennaio
– spiega il dottor Vandoni – ma non avendo un posto dove andare siamo sospesi.
Attendiamo indicazioni e speriamo che la burocrazia si accorga dell’importanza
di quello che in questi anni si è creato. Anche per noi volontari – segnala
– l’esperienza è forte: è più quello che si riceve di quello che si dà.
Paola Barbieri che tiene il corso di acquaticità alla Vittorino insieme
a Emilio Borasio ha un doppio punto di vista quella di utente di inziative
di Amop Benessere e di volontaria. I corsi di Amop – dice – sono uno spazio
di confronto importante per chi ha attraversato l’esperienza del cancro.
L’attività di Amop benessere è un valore aggiunto dell’azienda sanitaria.
Si tratta davvero di uno spazio di benessere, una possibilità per le persone
che hanno vissuto la malattia di fare cose che fanno stare bene, di migliorare
la loro qualità di vita. E quindi deve proseguire.
«Credo nel volontariato
– dice Cristina Corda insegnante di Pilates – ho avuto la possibilità di
conoscere questa associazione, mi interessava partecipare e donare del
mio tempo. Il volontariato arricchisce sempre la persona che lo fa e io
ho incontrato persone splendide che dopo la loro esperienza di malattia
danno risalto all’essenzialità dei valori e i rapporti che si creano tra
loro sono autentici. Si tratta di attività molto importanti per il benessere
di persone che hanno conosciuto tanto da vicino il malessere». «Attendo
notizie e spero che siano positive, che si possa riprendere il corso di
Qi-gong». Così Giovanni Macca un altro dei volontari che presta la sua
professionalità ad Amop benessere. «Il progetto di Qi gong è troppo importante,
lo seguirei anche in uno spazio fuori dall’ospedale. Mi disturba il pensiero
di abbandonarlo, di lasciare sole le persone che lo seguono. E poi va detto:
fa bene a tutti, anche agli operatori».

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