Pubblicato il 21 ottobre sul libertà
“C’è bellezza , grazia e grinta oltre il cancro
Dalla passerella il messaggio di 30 donne operate di tumore al seno: lo screening salva la vita
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«Screening, screening, screening, non mi stancherò mai di ripeterlo.
E’ diventato il mio motto». Parola di Patrizia. La incontriamo nel backstage
della sfilata che sta per andare in scena a palazzo Gotico per la quarta
edizione del Bra day. E’ in attesa di essere chiamata per un “trucco e
parrucco” veloce prima di indossare una delle creazioni di Martino Midali
che le sapienti mani di Roberta, Valentina e Simonetta hanno scelto per
lei. Patrizia è fresca di sala operatoria. «Sono stata operata il 6 settembre
sto facendo ancora le cure, la radioterapia. La chemio no. Quella non è
stata necessaria». Il male è stato riconosciuto in tempo e grazie allo
screening mi sono evitata la chemio. Prima di allora non mi ero mai preoccupata
e questo mi ha aperto gli occhi…»
Patrizia non è l’unica, tra le donne
che sfilano a palazzo Gotico, ad essere grata a se stessa per avere raccolto
l’invito dello screening. Se non l’avessero fatto…
Così, proprio perché
il cancro ti cambia e mette in luce forze nuove e capacità che neanche
sapevi di avere, hanno accolto la proposta di mostrare la loro bellezza,
la loro grinta, la disponibilità a riaprirsi alla vita che il cancro ha
messo così alla prova, ma non ha annientato. E sono in passerella per lanciare
questo messaggio. Ma anche per dimostrare che quella ferita – segnala Romina
Cattivelli, presidente di Armonia, l’associazione delle donne operate di
tumore al seno – non ha tolto nulla alla femminilità e al loro corpo. Anzi.
Ed è proprio Romina Cattivelli, prima che lo spettacolo della bellezza
vada in scena, a sottolineare come gli sforzi di Armonia (oltre 200 aderenti)
abbiano dato frutti concreti e importanti a tutta la collettività. Ha quindi
presentato al numeroso pubblico le chirurghe Francesca Cattadori ed Evelina
Begnini che hanno iniziato la loro professione grazie ai contributi raccolti
dalle attività di Armonia. Ma più in là nel salone si freme: “Presto, presto
chi deve truccarsi ancora si affretti, tra poco si comincia, in sala sta
arrivando gente, presto, presto”. Anche se si è modelle per un giorno l’adrenalina
è la stessa delle sfilate, anzi in questo caso l’emozione gioca un ruolo
esponenzialmente più importante: perché entra in sala una storia personale
che non è scontato raccontare in pubblico. Coraggio? Forse non è corretto
parlare di coraggio, ma di nuova consapevolezza di sè certo. «Una che ha
avuto il cancro – segnala Raffaela – non ha più paura di nulla». Al batticuore
per una sfilata fa spallucce, lei che quella “cosa là” nel suo corpo si
è ripresentata in pratica ogni due anni negli ultimi nove appena trascorsi.
Nel gruppo delle donne modelle per un giorno ci sono diverse giovani. E’
il grosso problema. Il tema che medici e istituzioni dovranno affrontare
e porsi con forza, dice il professor Giorgio Macellari, direttore di Senologia,
in apertura della manifestazione condotta da Nicoletta Bracchi, direttore
di Telelibertà. Se il problema con le donne oltre i 50 e 60 è sotto controllo
perché sono più consapevoli e attente alla salute, sono le giovani – ha
ricordato – su cui si deve concentrare l’attenzione. Pesano su di loro
(che non rientrano nelle campagne di screening) tre fattori di rischio
potenti. Due dettati da uno stile di vita individuale, il fumo e il consumo
di alcol, il terzo legato alle gravidanze sempre più tardive, ma qui si
pone un problema sociale che investe politica e istituzioni. Sarebbe certamente
troppo oneroso per lo stato controllare tutte le donne, tuttavia una campagna
di informazione e sensibilizzazione sarebbe possibile: con un messaggio
preciso, invitare le giovani a sottoporsi annualmente a una visita senologica
e ad un’ecografia. Ha messo in evidenza Macellari. Dal cancro si guarisce
di più ma numeri, comunque, sono ancora alti: 48mila nuovi casi di tumore
ogni anno e all’inizio del millennio erano 35mila. Alte le percentuali
di guarigione 87% che arriva al 98% con la diagnosi precoce dei tumori
non palpabili. Passi da gigante poi sono stati compiuti, va detto, anche
per la chirurgia plastica e Gerardo Gasparini ha illustrato i traguardi
raggiunti dalla tecnica ricostruttiva. Una questione di grande rilievo
– ha messo in evidenza – ci sono pazienti sempre più giovani che hanno
attenzione anche a come sarà il loro corpo una volta superata la malattia.
Si comincia. Alle parole dei tanti ospiti importanti seguono le note e
i ritmi musicali che accompagnano, insieme agli applausi, il passo deciso
delle modelle. Va in scena la sfilata. Trenta donne mostrano se stesse
e la loro rinascita.
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Se il male è “familiare”, madre e figlia insieme
Giovani testimonial: anche gli uomini a rischio
Ci sono anche i ragazzi alla sfilata 2016 di Armonia e Martino
Midali. Ragazzi che, con Giacomo Carini, campione di nuoto, hanno voluto
essere presenti perché la minaccia del tumore al seno non è solo femminile.
Anche i maschi, seppure in modo meno pesante, possono essere colpiti. Così
con Giacomo anche Francesco, Riccardo, Andrea e Gianluca hanno voluto portare
il loro volto. In prima fila anche Martino Midali: è la donna – ha sottolineato
– che interpreta i miei abiti, è questo lo stile dalla maison, con le donne
sempre e a maggior ragione quando hanno problemi grossi come questo. Intanto
dietro le quinte le modelle scalpitano. Sono emozionate, divertite. Qui
non ci conosciamo ma stare insieme ci mette subito a nostro agio – dicono.
C’è Ilaria, giovanissima, ma veterana della sfilata. Dalla scoperta della
malattia sono passati tre anni. E’ la terza sfilata a cui partecipo – dice
– ma è sempre bellissimo. Poi Erica e Rosa: figlia e madre, perché la familiarità
è uno dei temi sotto attenzione. «Quando mi hanno telefonato – racconta
Rosa – ho detto sì perché ho pensato che parlassero di mia figlia, non
di me. Ed eccomi qui». La loro storia è singolare, ma significativa. Ad
ammalarsi per prima, 5 anni fa è stata Erica, la figlia. Era luglio – dice
Rosa – e ho pensato di morire quando l’ho saputo. Mi ha tolto dieci anni
di vita e mi sono sempre chiesta: perché non a me?» «Un anno dopo – interviene
Erica – dallo screening emerge che il tumore aveva colpito anche la mamma.
Non so raccontare come mi sono sentita. Ho provato la stessa cosa che lei
aveva provato per me. Mi sono sentita crollare il mondo addosso. E poi
quella coincidenza: stesso mese a un anno di distanza». Rosa ed Erica hanno
sfilato. Abbracciate. Unite ancora più di prima. Poi c’è Manuela. Operata
da sei mesi. «Sto facendo la radioterapia – racconta – la chemio no perché
l’abbiamo preso per tempo grazie ai controlli. Fate lo screening, mi sento
di dire. Anche lei lo faccia» mi invita. Emozionata? «Certo che sì, ma
essere insieme alle altre, dà forza». Camilla ha 47 anni, da un anno ha
terminato tutte le cure. Non ho avuto dubbi su questa iniziativa – dice
– è una bella sfida, la malattia ti fa uscire una gran forza. Katia, oggi
44 anni, è alla sua prima sfilata. Il cancro è comparso nella sua vita
a 39 anni. Ne sono passati cinque da allora. Dunque sei fuori… hai festeggiato?
Macché festeggiato, ho ancora delle pastiglie da prendere… Se ne esce
mai da questa storia? Secondo me no perché il pensiero, di tanto in tanto,
corre lì. Sempre lì… Tante storie che si sommano, s’intrecciano, si sovrappongono.
Un canovaccio rosa come gli intrecci delle coperte che hanno avvolto gli
alberi del Facsal nell’ottobre rosa di Piacenza.