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Basta biopsia, con l’esame del sangue “si guarda in faccia” il DNA del tumore

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ANTONELLA LENTI

Niente biopsia per capire che tipo di tumore hai in corpo e per definire la cura adatta ed efficace. E’ un semplice prelievo di sangue che trasmette le informazioni ai medici. Si chiama biopsia liquida ed e’ la novita’ che e’ stata introdotta per la prima volta nel reparto di Anatomia patologica del Dipartimento Oncoematologico di Piacenza. In cosa consiste? E perche’ e’ possibile?

“Alla base della cosiddetta ‘Biopsia liquida’ – dice il professor Luigi Cavanna direttore del dipartimento oncoematologico – vi e’ un fatto concreto: la maggior parte dei tumori degli organi rilasciano nei capillari e quindi nel sangue tracce del DNA del tumore stesso. Frammenti di DNA che sono tanto piu’ numerosi quanto piu’ il tumore e’ esteso nell’organismo ed e’ in uno stadio avanzato. Tuttavia anche tumori in fase iniziale possono rilasciare frammenti di DNA nel sangue che possono essere identificati mediante sofisticate tecniche di biologia avanzata.

Oggi grazie alla biologia molecolare si conoscono le basi genetiche di molte malattie, inclusi i tumori. Le informazioni fornite da questa nuova disciplina – prosegue Cavanna – aiutano nella diagnosi, prevedono il probabile andamento della malattia e permettono anche la personalizzazione della terapia. Negli ultimi anni, infatti, sono stati sviluppati numerosi farmaci mirati (chiamati anche “terapie biologiche” che bersagliano e uccidono solo le cellule del cancro. A Piacenza abbiamo due bravissimi biologi molecolari; la dottoressa Serena Trubini e il dottor Alessandro Ubiali che lavorano in anatomia patologica e si dedicano alla ricerca dei geni e allo studio della biopsia liquida” Conclude Cavanna.

“Nella nostra unità operativa i biologi del laboratorio di biologia molecolare identificano i geni che permettono la sopravvivenza e l’espansione di vari tipi di tumore – dice il dottor Adriano Zangrandi direttore dell’Anatomia patologica. Questo permette di predire la risposta alle diverse terapie biologiche somministrate nei malati in cura presso il Dipartimento oncologico.

Di norma il materiale genetico (DNA) viene estratto dalle cellule tumorali contenute in piccoli prelievi di tessuto (biopsie) o nel pezzo operatorio che giunge in Anatomia Patologica per la diagnosi. Spesso il materiale è scarso o addirittura non è possibile ottenerlo. Con la “biopsia liquida” le informazioni arrivano dal sangue della persona malata che contiene una piccola quota di DNA tumorale e ora mediante una sofisticata tecnologia, è possibile isolarlo e studiarlo”.

Il dottor Zangrandi mette l’accento sui vantaggi che questa tecnica permette.Prima di tutto – segnala – non necessita di una manovra invasiva come l’intervento chirurgico o la biopsia. Inoltre, fornisce materiale genetico proveniente da tutta la lesione tumorale, mentre la biopsia tradizionale fornisce la “fotografia” parziale di un tumore che potrebbe essere eterogeneo. Infine permette, attraverso prelievi seriati di sangue ottenuto in tempi diversi, di avere una visione dinamica dell’evoluzione della malattia”

Lo studio del DNA tumorale circolante nel sangue – mette in evidenza il dottor Zangrandi – permette di studiare la giusta terapia mirata e di evidenziare precocemente l’insorgenza di eventuali resistenze ai farmaci, consentendo all’oncologo un cambio di terapia prima che la malattia progredisca. Finora infatti l’insorgenza della resistenza ai farmaci era valutabile solo con tecniche radiologiche, quando il tumore si era già visibilmente ingrandito.

La biopsia liquida puo’ essere efficace anche per la diagnosi precoce. Un gruppo di ricercatori ha studiato la possibilità di capire se una persona a rischio –fumatore, lavoratore esposto a sostanze pericolose – sta sviluppando un cancro e in quale organo è localizzato. I risultati di questo studio sembrano incoraggianti, anche se vanno confermati ed approfonditi.

“A Piacenza questa nuova tecnica e’ stata messa a punto e sperimentata su alcuni pazienti (oltre 20) – segnalano i biologi molecolari Serena Trubini e Alessandro Ubiali – in alcuni dei  quali è stato possibile rilevare precocemente una resistenza ai farmaci biologici. Presto sarà ottimizzata ed impiegata in tutti gli aspetti della pratica clinica”.


alenti92@gmail.com

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