Da dove sono arrivate maggiormente le denunce? Il 52,8% dal Nord Ovest (Lombardia 35,1%), il 26,0% dal Nord-Est (Emilia Romagna 10,1%) il 12,7% dal Centro (Toscana 5,5%), il 6,0% dal Sud (Puglia 2,6%) e il 2,5% dalle Isole (Sardegna 1,3%).
Delle 28.381 denunce di infortunio da Covid-19, quasi tutte riguardano la gestione assicurativa dell’Industria e servizi (circa il 99% e all’interno di questo segmento il settore di Sanità e assistenza sociale (ospedali, case di cura e di riposo…) registra il 72,8% delle denunce.
L’analisi per professione dell’infortunato evidenzia la categoria dei tecnici della salute – con il 45,7% – come quella più coinvolta da contagi (con oltre tre casi su quattro relativi alle donne), seguita dagli operatori socio-sanitari con il 18,9% (l’80% donne), dai medici con il 14,2%, dagli operatori socio-assistenziali con il 6,2%, e dal personale non qualificato nei servizi sanitari e di istruzione con il 4,6%.
Infortuni denunciati con esito mortale
Sempre alla data del 21 aprile 2020 sono 98 denunce di infortunio con esito mortale a seguito di Covid-19 che sono 4 casi su 10 decessi denunciati. Si tratta di denunce relativi a 52 decessi avvenuti in marzo e 46 in aprile. Per il 79,6% i decessi hanno interessato gli uomini, il 20,4% le donne (al contrario di quanto osservato sul complesso delle denunce) e si onferma dunque che la mortalità da coronavirus è più accentuata nei maschi.
L’età media dei deceduti è 58 anni (per entrambi i generi)

Il dettaglio per fascia di età mostra come il 68,4% del totale delle denunce riguardi la fascia 50-64 anni.
Seguono le fasce over 64 anni (20,4%);
35-49 anni (9,2%) e under 34 anni (2,0%).
Da dove provengono le denunce? L’analisi territoriale evidenzia una distribuzione dei decessi del 54,1% nel NordOvest (Lombardia 36,7%), del 13,3% nel Nord-Est (Emilia Romagna 9,2%), del 10,2% nel Centro (Marche 4,1%), del 20,4% al Sud (Campania 9,2%) e del 2,0% nelle Isole (Sicilia 2,0%).

Anche per le denunce per decessi il settore della Sanità e assistenza sociale (ospedali, case di cura e di riposo…) registra il 42,2% dei decessi.
l’analisi per professione dell’infortunato evidenzia la categoria dei tecnici della salute come quella più coinvolta dai decessi (15% rispetto ai casi codificati), seguita da medici, operatori socio-sanitari e operatori socio-assistenziali (tutte e tre le categorie professionali con il 13% dei casi).
“Nell’attuale situazione pandemica – si precisa nella scheda illustrativa del report – l’ambito della tutela riguarda innanzitutto gli operatori sanitari esposti a un elevato rischio di contagio. A una condizione di elevato rischio di contagio possono essere ricondotte anche altre attività lavorative che comportano il costante contatto con il pubblico/l’utenza. In via esemplificativa, ma non esaustiva, si indicano: lavoratori che operano in front-office, alla cassa, addetti alle vendite/banconisti, personale non sanitario operante all’interno degli ospedali con mansioni tecniche, di supporto, di pulizie, operatori del trasporto infermi, ecc. Le predette categorie non esauriscono, però, l’ambito di intervento in quanto residuano casi, anch’essi meritevoli di tutela”.
Nei dati che compongono le tabelle costruite da Inail si puntualizza che alcuni aspetti tra cui che “I dati Inail sono un sottoinsieme del fenomeno osservato a livello epidemiologico dall’Iss, non essendo oggetto della tutela assicurativa Inail, ad esempio, una specifica platea, anche particolarmente esposta al rischio contagio, come quella dei medici di famiglia, dei medici liberi professionisti e dei farmacisti”.