Ogni cultura ha i suoi modi per alleggerire i macigni della realtà. La nostra cultura di bambagia da terzo millennio ci fa dire ripetutamente, ossessivamente “andrà tutto bene”. E tutti lo speriamo. Andrà tutto bene perché siamo stati in casa? Ok, è stato uno step d’emergenza che abbiamo seguito diligentemente (alcuni no, ma le eccezioni ci sono sempre).
E’ per questo che dovrebbe andare tutto bene? E’ per questo che ci ripetiamo ossessivamente che ce la faremo? Probabile.
Passata la tempesta c’è da fare i conti con la ricostruzione e anche su questo il pensiero resta lo stesso: ce la faremo. Come?
Ce la faremo… C’è da crederci? Mah.
Digital scuola sanità, una domanda
Voglio fare un passo indietro e come sempre tutto il mio ragionamento parte da alcune domande che mi pongo come cittadina di questo paese senza posti al sole, ma semplicemente domande che escono spontanee facendo lavorare il cervello, per quello che mi riesce.
Ecco, c’è questa domanda che non posso tenere a freno e che metto in mostra per sollecitare anche attacchi e critiche, anche feroci. Ne sarei ben lieta.

Ecco la domanda che non posso tenere a freno è questa: che cosa abbiamo fatto negli ultimi 30 anni per dare agilità tecnologica (chiama in causa il digital devide), sicurezza sociale (chiama in causa il sostegno e non tagli alla sanità) e conoscenza (che chiama in causa scelte che puntano dritto sulla scuola) alla nostra vita quotidiana? Che cosa abbiamo fatto?
Nel cercare le risposte a questa domanda poggiata su tre gangli vitali della società dell’oggi e sempre più del futuro si prova un certo avvilimento se non mortificazione. Perché, manciata dopo manciata, sono venute in superficie le polveri che abbiamo celato, nascosto sotto al tappeto per aver rinunciato (inedia? incapacità? calcolo?) a mettere mano a quei tre elementi su cui poggia la domanda che mi sono fatta.
Digital, scuola, sanità: le falle
Digital la parola che può aprire la scena su una nuova era
Ganglio fondamentale per vivere degnamente la modernità del Terzo millennio e su cui si stagliano – oggi le vediamo con tristezza – lacune che sembrano voragini di mancata programmazione, di mancato lavoro precedente.
Di mancato acume per non aver capito la direzione che avrebbe preso il mondo e quali strumenti sarebbero stati necessari per non restare indietro in quel momento ma soprattutto per poter essere attrezzati nel caso di una tempesta perfetta (che potrebbe avere la fisionomia di quello che stiamo vivendo).
Le falle macroscopiche che si scoprono oggi, soprattutto nel settore dell’applicazione tecnologica, sono inqualificabili, non hanno scusanti di sorta e quelle falle rischiano di diventare la fossa della possibilità di realizzare il mantra “ce la faremo”.

La falla madre da cui discendono le altre due, scuola e sanità, è sicuramente l’insufficiente diffusione e applicazione della tecnologia digitale. E’ il fulcro di quella possibilità di farcela (ce la faremo) che ci andiamo ripetendo ogni secondo quasi leggessimo il copione di una delle tante soap o sit-com americane di cui ci siamo imbevuti. Però bisogna correre. Bisogna esserne convinti e soprattutto avere il coraggio e caricarsi sulle spalle il fardello del non fatto negli ultimi trent’anni.
Il digitale oggi può essere paragonabile a quelle conquiste frutto dell’ingegno umano che hanno determinato una svolta nelle epoche storiche. Potrei dire una sciocchezza, ma potrebbe essere paragonabile alla scoperta del telefono oppure del motore a scoppio, per citarne solo due.
Sono convinta che guadagnare la prima fila nella capacità tecnologica per un Paese avrebbe voluto dire molto. E forse avrebbe potuto contribuire a conservare in patria quelle migliaia di giovani che invece hanno deciso di prendere altre strade. Non escluso perché stanchi di un paese polveroso che marcia ancora sulle carte bollate ottocentesche.
Dgital, scuola, sanità il 1995 l’anno del WWW
Ebbene che cosa abbiamo fatto noi, in Italia dal 1995 anno in cui è comparso il “www” sino al 2020 per colmare il divario digitale? Divario che si manifesta sia come conoscenza sia come strutture…
Banda larga? Suona familiare la dicitura? Teoricamente si sa cosa si può fare con internet sia a scuola sia in medicina e per allargarsi anche un po’ nella pubblica amministrazione, nella burocrazia lenta e farraginosa di cui abbiamo sentito per anni e anni peste e corna dai politici e poi con altrettanta convinzione perpetuarla a urne chiuse? Salvo riparlarne per attaccare i nuovi padroni del vapore…
Si sapeva tutto da tempo ma si è fatto poco o nulla. Bene.
Intanto siamo arrivati al 2020 e abbiamo appreso da telegiornali stupiti (ma dove sono rimasti nascosti fino ad ora) che molte famiglie non hanno un computer in casa (30% mi pare) che tanti alunni con la chiusura delle scuole hanno perso i contatti con l’insegnamento oltre che con il loro compagni (davvero? Ma toh), che come per miracolo oggi ti dicono che per avere una ricetta non si deve più fare la coda dal medico ma si può avere anche online (scoperta ritenuta impossibile fino a prima di Covid).
L’elenco potrebbe essere lungo, si potrebbe dire che intere zone di collina e pianura sono del tutto sconosciute al web o perfino al cellulare perché le montagne, gli alberi o cos’altro non permettono il casalingo wi-fi con una semplice “saponetta”. Ci vogliono interventi strutturali. E chi li ha visti?
Digital, scuola, sanità il format 2,3,4.0
L’impressione è che sia bastato, in questi anni di annunciazioni, applicare qualche suffisso (spaziano da 2.0; 3.0; ora siamo a 4.0) a qualcosa di cui si voleva comunicare l’evoluzione e si pensava che fosse fatta. Tutti contenti, paese all’avanguardia. Già, peccato che sotto la sigla si è scoperto il nulla o il quasi nulla.
Dell’era digital una cosa l’abbiamo imparata bene: l’uso dei social; della rivoluzione industriale più grande di cui siamo stati testimoni abbiamo saputo sfruttare le chat… i social per esaltare l’egocentrismo che è in noi. Me compresa, naturalmente.
Quello che stiamo vivendo è un momento talmente grande, talmente enorme che è necessario smettere di raccontarci favole e crederci soprattutto. E’ probabile che se lo si vuole si possa recuperare mettendosi gambe in spalla il terreno perduto, ma è necessario essere sinceri con se stessi e con gli altri.
Digital, scuola, sanità dov’era l’informazione?
Ecco, dunque, in tutta sincerità va detto che c’è un altro elemento in questa storia che deve essere preso in considerazione insieme ai cittadini che sono stati passivi, insieme alla politica che non ha fatto nulla salvo annunciare. L’altro elemento ha un ruolo importante nella formazione dell’opinione pubblica ed è il sistema informativo.
Primo compito dell’informazione è dare notizie, certo, ma anche controllare, spronare e castigare chi non lavora a sufficienza per tenere alto il livello di conoscenza del paese. Sono tre poteri, cittadini, politica, informazione, con ruoli distinti e quest’ultima in particolare ha il compito di comprendere la realtà osservare il mondo capire dove va il mondo e spingere politica e cittadini.
Un compito a cui si è abdicato. Anche a tutti noi che abbiamo fatto parte o facciamo parte del sistema informazione la vicenda del Coronavirus dovrebbe accendere alcune lampadine e anche qualche autocritica.
In questi ultimi vent’anni ha dominato soprattutto il chiacchiericcio fine a se stesso, duro all’apparenza ma che sotto sotto schiacciava occhiolini un po’ qui un po’ là a secondo di dove tirava il vento. In questi anni hanno preso corpo ben altri argomenti di conversazione.
Digital, scuola, sanità… ma il guaio erano i poveri
Dal 2015 ad oggi è sembrato che le locuste del nostro sistema paese fossero i poveri; fossero i poveri neri; fossero i poveri neri dell’Africa. Oggi un minuscolo essere invisibile ha messo a nudo una società che si autoalimentata delle proprie convinzioni senza guardarsi dentro per correggere i propri vizi. Così non funziona.
Ci sono tanti che, da bravi fedeli del sistema, oggi dicono usciremo cambiati, usciremo migliori, usciremo più consapevoli, usciremo più coscienti. Usciremo come mai siamo stati.
Bene se sarà così saremo tutti più contenti. Però ritorneremo alla luce e saremo gli stessi di prima. Saremo stati tutti convertiti a nuova vita dopo lo spavento?

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