TERRITORIA
Mostra collettiva artisti contemporanei
R. Boiardi – B. Buttarelli – G.Lucchesi – M. Rigamonti
Ex officina dei tram – V.le Sant’Ambrogio17/21 – Piacenza
20 ottobre – 5 novembre 2017
GLI ARTISTI
ROBERTO BOIARDI
Boiardi è nato nel 1963 a Piacenza dove vive e lavora. Che cosa lasciamo dietro di noi?
Quale eredità da stratificare sul lascito che noi abbiamo avuto dai secoli passati?
Il paesaggio urbano che attrae Boiardi e che fissa lo skyline di città che hanno preso forma indipendentemente dall’uomo, dalla sua esistenza e dal suo essere parte del contesto naturale, sembra una pellicola cinematografica. Ci riporta a decenni indietro quando crescevano le periferie urbane, quando il cemento si faceva spazio tra campi e boschi offendendo in taluni casi la natura viva. Quel paesaggio urbano ci appare oggi, attraverso gli occhi di Boiardi, come monocromatico sui toni del grigio e del piombo con un’unica citazione che richiama un rosso rugginoso un po’ sbiadito come un ricordo dimenticato. Gli scenari che dipinge infatti spaziano dalle fabbriche alle abitazioni del passato, ma anche gli impersonali “gusci” che sono le tante periferie urbane prive di identità. Case in serie uguali a qualsiasi latitudine o continente. Immagini inanimate perché la violenza sorda di quei luoghi toglie respiro a qualsiasi immaginazione. Così, immergendosi in quelle strade vuote, in quelle campagne aggredite dallo “sviluppo” (quale sviluppo? ) ti viene da pensare come possa l’uomo arrivare a trattare tanto male se stesso e i suoi simili.
BRUNIVO BUTTARELLI
È nato a Casalmaggiore vicino a Cremona nel 1946. Per vent’anni, fino al 1990, insegnante all’istituto d’arte Toschi di Parma. Quindi chiude questa esperienza per dedicarsi unicamente alla scultura. I materiali sono quelli cosiddetti poveri. Quelli su cui inciampi facendo trekking su un sentiero di montagna o in una passeggiata in campagna. Sono la pietra o il legno, quello che maneggi non curandoti della poesia che ha in sé come la carta trattata, pressata, sovrapposta come a diventare un paradigma dell’evoluzione della terra. È alle grandi dimensioni che Buttarelli lancia la sfida. E una sfida che, a valutare le sue opere, ha come obiettivo un semplice quanto alto approdo: armonizzare tra loro la crudità della pietra e del metallo con la leggerezza e la fragilità della carta o della cera, ma anche del vetro. Buttarelli elabora progetti che intendono riallacciare il nodo con quello che è stato il percorso di un’umanità che ha perduto le tracce della sua storia, delle sue origini. Sulla terra tutto si tiene, a cominciare dalle radici che, dal sottosuolo, ci rappresentano quasi la rete di salvataggio di una terra in balia dell’incuranza e della strafottenza umana. Così dal terreno possono riaffiorare oggetti, frammenti attraverso cui iniziare un racconto che non avrà mai fine, la cui origine è lontana milioni di anni ma di cui, d’improvviso e per caso, la Terra ci fa dono. Come per il Taurus 2012. Allestimento nel campo di mais a Turro di Gariga. Lì a dirci non siete gli unici e non siete i primi, fate in modo di non essere gli ultimi. Altre forme, altre vite prima di voi hanno solcato questa crosta terrestre. E ora quello che è stato ha la forza di trasformarsi di essere al contempo storia di secoli e specchio del futuro.
GIANNI LUCCHESI
È nato a Pisa nel 1965. Scultura e pittura le sue espressioni artistiche.
Scelte diverse, ma con un unicum che ne è il medium ispiratore: la ricerca di un sé interiore che, quando lo si ricerca per forza lo si trova e lo si fa emergere. E Lucchesi, insieme alle sue creazioni, va alla ricerca di luoghi evocativi che all’incedere della ricerca possono imprimere un’accelerazione e uno sfondo scenografico appropriato e coerente con la ricerca stessa.
Un filo, per il segno grafico o per la pittura, è un confine tra il sé e l’esterno con tutto quello contiene libero anche di contagiarsi e collegarsi su piani diversi come accade negli “Ambienti interiori” nei quali ricorre il filo che segna il passaggio. E i luoghi entro cui far prendere vitalità alle sue opere sono scelti con cura. Luoghi dallo spessore evocativo e carico di fascino pennellato dalla natura o dalla mano dell’uomo non importa. Purché abbia quella forza suggestiva di inglobare la nuova arte, la nuova interpretazione del sentire umano.
MARCO RIGAMONTI
È il mare l’elemento su cui incentra l’attenzione del suo occhio il fotografo piacentino Marco Rigamonti. Di più, il suo sentire interiore. Questa volta lo fa attraverso l’uso di un medium.
Il “medium” sono le foto scattate con la vecchia cara Polaroid, immagini che l’autore ha poi “postprodotto” ma non utilizzando Photoshop (sofisticato strumento numerico) bensì semplicemente immergendole per 24 h nel più genuino e schietto aceto balsamico di Modena. Uno strumento, la Polaroid, di archeologia fotografica.
Un’altra era. Sconosciuto ai “Millennial” e per noi dimenticato nell’angolo più recondito del nostro vissuto. Il “gioco” con le Polaroid si espande e si ingrandisce, diventa lo scenario che ci invade oltre la finestra del nostro osservare.
È sempre paesaggio. Sono ancora luoghi visti, vissuti e amati. Ma la patina della memoria fa sì che i colori chiari degli altri suoi lavori si siano offuscati, si siano intossicati con la patina del tempo e siano stati come morsi, aggrediti dalla ruggine. Le sagome diventano ombre di uno spazio che fu, di un luogo che apre ed evoca le voci, la vita, il lavoro che ha accolto e che ora, muto come uno spazio antico conservato nella memoria, ci introduce in quello onirico del deja vu. In un luogo dove tutto è offuscato, ha quasi perso i contorni a significare la lontananza e la profondità di quel che è stato reale e non è più. La vita tutto trasforma. Anche i colori, anche il ricordo, anche il sogno. La vita tutto trasforma. Anche una Polaroid può essere le strumento efficace per metterci di fonte al processo ineluttabile. Quel piccolo strumento – che fu rivoluzionario al collo del visitatore della domenica negli anni dell’avvio del turismo di massa – può aprire spazi inattesi e accompagnarci per mano nel luogo dentro noi stessi che tentiamo di non ascoltare mai: la certezza della caducità della nostra vita, sempre sconfitta dalla prosopopea di onnipotenza.
Antonella Lenti
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Scheda Tecnica
Titolo: Territoria ( territorio/storia)
Luogo: ex officina dei tram – Piacenza
Periodo: 20 ottobre – 5 novembre 2017
Orari: venerdì e sabato dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.00, domenica dalle 10.30 alle 18.00 alle 20.00
Lunedì, martedì, mercoledì e giovedì aperto solo per appuntamento.
Conferenza Stampa: 18 ottobre alle ore 11.00
Inaugurazione: venerdì 20 ottobre alle 18.00
Promossa da: Galleria Il Lepre
In collaborazione con: Davide Groppi , archivio Croce.
A cura di: Antonella Lenti
Organizzazione di: Sandra Bozzarelli Vegezzi
Allestimentodi: Marco Vegezzi
Sostegno tecnico di: Ing. Domenico Ferrari e Arch. Benito Dodi
Informazioni e ufficio stampa:
Sandra Bozzarelli Vegezzi
Galleria IL LEPRE
Via F. Frasi, 20 Piacenza


