Libertà ha pubblicato il 21 novembre scorso un articolo (riportato di seguito) sulle nuove mosse di politica sanitaria che stanno maturando in regione secondo cui i day hospital di oncologia sarebbero sullo scivolo per trasformarsi in ambulatorio. Chi ha maturato questa valutazione se in ambulatorio si curano i diabetici e si fa persino la cataratta, perché non si può fare per i malati di tumore?
Che dire? Non è obbligatorio capire. Sul cancro è un dovere.
Dell’ipotesi si parla da tempo sottotraccia. Ora però c’è qualche
certezza in più: i day hospital oncologici regionali imboccheranno la strada
per diventare ambulatori e così i posti letto oggi a disposizione saranno
tagliati. L’argomento, fa rumore ed è contenuto in un documento regionale
sulla riorganizzazione ospedaliera e basata sui tagli di posti letto (815
in meno entro dicembre 2016) su cui si sta discutendo in queste settimane.
Quali sono i motivi di questa scelta? E’ il primo interrogativo, vista
la “pressione” di utenti su questo servizio. Parlano i dati resi pubblici
dalla stessa Ausl a Piacenza. Gli accessi al day hospital oncologico per
chemioterapia sono passati dagli 8.784 del 2000 ai 13.422 del 2004 fino
ai 22.090 del 2014. Perché togliere posti letto a chi è malato di cancro?
E soprattutto che cosa può comportare questo passaggio in termini concreti
visto che dalla malattia non si esce immediatamente una volta conclusa
la fase della cura emergenziale, ma le implicanze che ne derivano vanno
a toccare diverse altre sfere della salute che oggi sono direttamente seguite
nei day hospital? Interrogativi.
La scelta di privilegiare la strada degli
ambulatori l’aveva messo in evidenza lo stesso assessore regionale Sergio
Venturi parlando alla commissione regionale in questi giorni. «L’evoluzione
delle metodiche chirurgiche e mediche – ha specificato l’assessore Venturi
– ha creato negli ultimi decenni i presupposti per un trasferimento di
attività verso il regime ambulatoriale. La riduzione di posti letto non
significa minore efficienza, verrà posta particolare attenzione agli standard
strutturali, organizzativi, tecnologici e qualitativi». Rassicurazioni,
dunque. Che c’è di reale in tutto questo? E’ solo allarme preventivo? Lo
abbiamo chiesto a Luigi Cavanna, primario di Oncologia di Piacenza che
conferma. «La notizia secondo cui si intenderebbe togliere posti letto
a oncologia è vera – dice – e abbiamo avuto, come oncologi dell’Emilia
Romagna, diversi incontri con i funzionari della Regione che, devo dire,
si sono dimostrati molto disponibili ad ascoltarci. Altri incontri interlocutori
sono in programma per un confronto sulle istanze degli oncologi su questa
problematica che è ancora oggetto di discussione e valutazione. Abbiamo
diversi mesi davanti per approfondire l’argomento e sapere quanti letti
e dove saranno tagliati e – aggiunge – abbiamo speranze di essere ascoltati».
Il documento regionale – Ma cosa dice il documento della Regione? Infatti
dell’ipotesi di “declassamento” dei day hospital oncologici che alcuni
interpretano come un depotenziamento di fatto, si parla in un documento
diffuso una decina di giorni fa in cui testualmente si afferma: «Rispetto
al day hospital di area oncologica ed ematologica, sarà cura del livello
regionale creare i presupposti, in primo luogo normativi, per l’avvio di
un percorso di trasferimento verso il regime ambulatoriale anche per queste
attività. Come già accaduto per le attività ambulatoriali complesse che
hanno gradualmente sostituito le attività di day-hospital/day-surgery,
ma con livelli di cura ancora maggiori visto il rilievo specifico delle
attività oncologiche ed ematologiche, la massima attenzione andrà posta
agli standard strutturali, organizzativi, tecnologici e qualitativi garantiti».
Scelta economica? – L’indirizzo verso gli ambulatori sarebbe nato dalla
necessità di ridurre i posti letto (815) ma anche da scelta di carattere
economico infatti, per un servizio ambulatoriale è previsto il pagamento
dei ticket mentre per i day hospital no.
Perché allora scegliere il segmento
oncologico dove è prevista l’esenzione una volta conclamata la malattia?
Ci si chiede. Dalla Regione, stando ai si dice, verrebbero rassicurazioni.
Tranquilli, si dice. Si tratta di un’operazione formale che, nel concreto,
concorrerebbe a togliere posti letto ottemperando quindi alla cornice nazionale
che porta lo standard a 3,7 per mille abitanti i posti letto, ma lasciando
formalmente le prestazioni come sono sempre state. Perché cambiare tutto
se nulla cambia? Su questo argomento sono tanti i rumors che si alzano
e si dice quindi che sarebbe stato scelto il settore oncologico proprio
perché, per gli utenti di queste prestazioni, non è previsto il ticket
e quindi si tratterebbe di una scelta che non grava sull’utente in termini
economici e che soprattutto lascerebbe la sostanza delle prestazioni inalterate.
Tuttavia c’è chi mette in evidenza il fatto che prima di avere la malattia
conclamata il paziente si rivolge al day hospital per prestazioni e accertamenti
che, se arrivasse in porto questo progetto, prevederebbero il pagamento
di una quota di ticket che oggi nel day hospital non è prevista. A sostegno
del progetto regionale in question, però – sempre stando ai si dice – si
fa presente che nel day hospital il letto serve per “appoggio”, ma che
non è indispensabile per la somministrazione della cura e può essere sostituito
da una poltrona… Letto o altro che sia dall’assessore, sempre secondo
indiscrezioni, sarebbe arrivata la rassicurazione che resterà garantito
la stesso tipo di servizio per i pazienti. Quanto ai ticket si mette in
risalto un dubbio, cosa succede quando si esce dalla fascia protetta dei
cinque anni in cui è garantita l’esenzione? E su questo punto, evidentemente,
certezze per il futuro nessuno si spinge a darle visto che sulle faccente
sanitarie di anno in anno a dominare sovrana è l’incertezza.