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L’INCHIESTA – (1)
di
ANTONELLA LENTI
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| Due momenti della campagna elettorale per le politiche del 4 marzo con il nuovo movimento Liberi e Uguali con l’onorevole Pier Luigi Bersani, uno dei leader fondatori (foto tratte dal profilo Facebook) |
Intervista a FRANCESCO CACCIATORE (Liberi e Uguali):
Intervista a FRANCESCO CACCIATORE (Liberi e Uguali):
“Il mio partito ideale? Pezzi di tante culture. Due principi fondanti: superamento delle disuguaglianze e pari opportunità”
Perché una rubrica di politica, perché una rubrica su un blog sconosciuto, perché una rubrica dedicata a Sinistra&Sinistre. Non è solo la sinistra ad attirare la mia attenzione. Ho intenzione, se troverò adesioni, di scandagliare anche altri mondi politici. Perché una rubrica su un mezzo, il blog, che pochi conoscono, che non ha mezzi, che viene fatto in modo volontario?
Mi sono chiesta quali potrebbero essere i riferimenti del fare politica nel prossimo futuro considerato che, come per tutte le cose, arriva un punto in cui quello che è stato prima non può più essere valido per il dopo. E quindi ho iniziato senza molta puntualità nell’appuntamento e affidandomi a mezzi artigianali per farlo conoscere.
Ho iniziato dalla sinistra per il fatto che la trasformazione del sistema politico in questo ultimo anno ha messo sotto i riflettori la confusione in cui si trova l’area del centrosinistra, sempre più spezzettata; ha messo in rilievo soprattutto la marginalità in cui gli elettori hanno spinto il Pd, principale partito dell’area di riferimento del centrosinistra passato dal governo a un’opposizione quasi inesistente. Tutto questo mi ha indotto ad aprire uno spazio di approfondimento in cui, di volta in volta, esponenti di varia estrazione politica vedono la prospettiva di una forma politica che si richiami alla sinistra o al centrosinistra. Gli interrogativi, che ciascuno declina a seconda della propria sensibilità politica, culturale e sociale, riguardano i contenuti, il profilo di una convivenza futura di cui la politica, volenti o nolenti fa sempre parte.
L’INCHIESTA – (1) FRANCESCO CACCIATORE
Tutto sembra capovolto. Il clima politico e sociale in questi anni ha mandato in frantumi gli schemi conosciuti. Frutto o conseguenza delle modificazioni sociali, frutto o conseguenza della globalizzazione che ha dato il via a un unico grande mercato planetario in cui sono saltate tutte le conquiste raggiunte. Saltati i diritti acquisiti, le prospettive per i giovani, l’affermazione di una società che rilanci il superamento delle disuguaglianze. Intanto visioni diverse, contrapposizioni storiche frammentano le idee nell’arcipelago conflittuale e ricco di sfumature che ha caratterizzano da sempre la sinistra costretta a lasciare il campo da un elettorato che l’ha abbandonata. Sinistra alla deriva, sinistra antistorica? Il primo capitolo dell’inchiesta parte da Francesco Cacciatore negli anni scorsi amministratore comunale e noto esponente locale del Pd fino alla scissione avvenuta all’inizio dell’anno con la costituzione di Articolo uno prima e poi di LeU, il movimento di cui è stato candidato alle Politiche di marzo.
Cacciatore, la sinistra ha perso il confronto con la globalizzazione?
“I temi della sinistra in questo paese non sono stati fagocitati solo dalla globalizzazione, ma anche dalla destra”.
Dalla destra?
“Sì certamente, dalla destra e mi spiego. Quello che è accaduto qui in Italia è complesso. Accanto agli effetti della globalizzazione sull’economia, sul lavoro, sugli stili di vita deve essere considerato anche quello che si è aggiunto per scelte politiche precise”.
Significa che forse non li avete custoditi bene anche voi quando facevate parte del Pd quei temi della sinistra…
“Arrivo immediatamente al dunque. Dobbiamo considerare che nella fase di crescita della globalizzazione siamo stati investiti dalla più grande crisi economica, questa sì globale, che noi generazioni del dopoguerra abbiamo conosciuto. Gli effetti della crisi, insieme alle politiche messe in campo, si sono scaricati soprattutto sulle giovani generazioni”.
Quali sono le politiche dei governi a maggioranza Pd che hanno fatto precipitare a tuo parere la situazione?
“Semplice, di fronte alla grande domanda di protezione che avanzava dai ceti sociali più deboli e dai lavoratori – area tradizionalmente di riferimento per la sinistra -qual è stata la risposta? Drastica e in senso opposto: tolgo i diritti acquisiti e precarizzo sempre più il lavoro. Di quali diritti si tratti lo sappiamo tutti: dall’articolo 18 al Jobs Act. Il risultato è stato che molti elettori, simpatizzanti legati alla sinistra se ne sono andati. Ma non solo hanno girato le spalle si sono sentiti traditi. E quando c’è di mezzo il tradimento è brutta. Davvero brutta. Non sarà nel breve periodo che si potrà affrontare il problema che ha dato il via a questa situazione.
Una risposta sbagliata a una domanda giusta? E’ questa la crisi che ha avviluppato la sinistra tanto da farle rischiare il soffocamento?
“Ci sono più ragioni. Una delle cose che mi ha colpito maggiormente in queste settimane sono i risultati del rapporto Censis che descrive il sentire dei cittadini”.
Che cosa dice di illuminante il rapporto Censis?
“Intanto va considerato il contesto che osservato da vicino ci lancia un messaggio chiaro: nel mondo, in Europa e anche in Italia si sta affermando una nuova destra che sostiene i principi di stampo razzista e nazionalista, che gode di consenso di vari settori popolari. Una destra che ha saputo interpretare strumentalmente bisogni di protezione sociale e di sicurezza che le diverse forze della sinistra e progressiste hanno trascurato.”
In termini concreti come si spiega questa valutazione?
“Il rapporto Censis mette in fila una dopo l’altra le ragioni di questa situazione, si parla di “Sovranismo psichico” una ricerca programmatica del “trauma” che produce una relativa caccia paranoica al capro espiatorio. All’origine del sentimento c’è il cosiddetto ascensore sociale: l’Italia è il paese dell’Unione europea con la più bassa quota di cittadini che dicono di avere un reddito e una capacità di spesa migliori di quelle dei propri genitori. In Italia lo dichiarano il 23% contro una media europea del 30%. Ma c’è di più: il 63% degli italiani vede in modo negativo l’immigrazione dai Paesi non comunitari; il 58% pensa che gli immigrati sottraggano posti di lavoro ai nostri connazionali; il 75% che l’immigrazione aumenti il rischio criminalità. Accanto a queste valutazione emotive ci sono poi le considerazioni riguardo al denaro, alla capacità d’acquisto degli italiani. E’ inferiore del 6,3% in termini reali rispetto a quello del 2008 ma soprattutto il problema è il timore di spendere anche quello che si ha. Impressionante considerare che cresce la quantità di soldi non spesi. Nel 2017 il dato superava del 12,5% la liquidità detenuta dai cittadini nel 2008. A spendere meno sono gli operai e chi sta peggio, nelle famiglie di imprenditori la spesa per i consumi tra il 2014 e il 2017 è aumentata del 6,6%. Altro elemento messo in rilievo dalla ricerca del Censis e che dovrebbe preoccuparci è il fatto che si investe sempre meno in formazione: è il 3,9% del Pil mentre la media europea è del 4,7% investono meno di noi solo Romania, Bulgaria e Irlanda”.
Quale messaggio da questi dati e soprattutto quale indirizzo dovrebbe darsi un raggruppamento che si dice di sinistra? In tutta evidenza i parametri tradizionali che hanno costituito la base dei movimenti, dei partiti usciti dal Novecento e approdato al nuovo Millennio sono angusti se non sepolti…
“Sono dati che spiegano la paura e disegnano la fisionomia di un paese in declino che non ha fiducia, sono valutazioni che toccano temi scottanti come l’immigrazione, le disuguaglianze sociali, gli investimenti in istruzione. Siamo un paese in cui si deve registrare che a 40 anni dall’avvio del sistema sanitario nazionale si investe sempre meno in termini reali nella sanità e, siamo approdati di fatto a due sanità: quella per chi non ha soldi e quindi è costretto a stare in fila e quella per chi invece i soldi ce li ha e ci pensa da sé a fare l’esame, l’accertamento, la visita specialistica. E la forbice tra le due sanità si allarga sempre di più”.
Tutto quello di cui parli però non è frutto del Duemila, la sinistra ha avuto voce in capitolo nei governi del decennio dei Novanta. Se non ricordo male quanto a lavoro e precariato risalgono a quel periodo le leggi sulla flessibilità (Treu e poi Biagi). Leggi richieste a gran voce dall’imprenditoria che stava cambiando soprattutto nel terziario mai seguite da un altrettanto necessaria legislazione legata alle tutele. Il risultato la formazione di una platea di lavoratori precari infinita… Tutto questo non è iniziato con il Jobs act. Al tempo anche voi facevate parte della partita…
“Già le leggi Treu e Biagi sono di quegli anni ma non si può parlarne estrapolandole dal contesto. Quelle scelte politiche e legislative avvenivano in un contesto del tutto diverso da quello che abbiamo vissuto negli ultimi 5-6 anni. Negli anni Novanta sicuramente le politiche citate e il contesto in cui avvenivano sono andate in continuità alle politiche di stampo neoliberista seguite anche dalla sinistra. Ma sono stati anche gli anni in cui il rapporto deficit/PIL era stato portato al 100% e non al 132% come oggi. Insomma, il contesto degli anni Duemila è progressivamente mutato e purtroppo non lo si è compreso…”
E qui par di capire il dito accusatore punta Renzi come responsabile di quello che viviamo oggi. E’ così?
“Voglio essere chiaro, secondo me non è stato solo Renzi il problema, ma anche tutti coloro che per acquiescenza, convenienza gli hanno consentito di portare avanti certe politiche quando tu in un contesto radicalmente peggiorato – e la gente lo viveva sulla sua pelle – prosegui senza un minimo dubbio per 4-5 anni a parlare di eccellenze, continui ad andare in giro con imprenditori di eccellenza e le imprese nella realtà chiudono e si continua a dire che la nave va, ebbene la gente alla fine si incazza e ti abbandona. Oltre a non dare le risposte necessarie alla situazione che si era creata hai recitato un film che ha fatto incazzare la gente. Li hai presi in giro e il risultato è che non ti votano più. Credo che la sinistra non abbia compreso il contesto di riferimento lavorando come se la soluzione potesse essere rappresentata dalle politiche neoliberiste. Ma così non era”.
Quindi il segreto è marcare una politica a sinistra? E’ questa la via nuova? Ma esiste ancora una politica caratterizzata a sinistra o a destra in un mondo in cui le classi sembrano scomparse…
“Intanto voglio sottolineare una cosa importante. Per me c’è una differenza tra destra e sinistra. Eccome se ce n’è.
Ma chi si accorge di questa differenza?
“In molti non si accorgono. Infatti i gestori della paura hanno trionfato e i voti provengono dai ceti più popolari, si tocca con mano. Il cuore della sinistra è sempre lo stesso delle origini: è nata per superare le disuguaglianze, è questo il filo conduttore. Ancora oggi, anzi ancor di più oggi anche se è più difficile tesserlo”.
Dobbiamo constatare che questa pulsione si è perduta strada facendo…
“Alcuni problemi ci sono stati. La sinistra ha senso se combatte le disuguaglianze, e garantisce pari opportunità e rimette in moto l’ascensore sociale ma questo deve essere fatto tenendo ben presente il futuro del paese. Non è quello che sta avvenendo in questo momento. Per realizzare le cose si guarda al sondaggio, si promuove un patto con gli italiani che non esiste, diciamo che due partiti oggi al governo hanno fatto in patto tra loro e viene spacciato per qualcosa che “ci hanno detto gli italiani” non è questa la litania che sentiamo continuamente?”.
Voi con LeU Liberi e Uguali avete sancito un’ennesima rottura del fronte della sinistra sempre più spezzettato i risultati sperati non sono arrivati.
“Abbiamo detto che il punto di partenza della sinistra è la lotta alle disuguaglianze, all’affermazione dei diritti civili. Si sono girate le spalle alle condizioni materiali delle persone ed è qui che c’è stato il tradimento ed è un’impresa difficilissima recuperare il gap che si è creato. Il Pd di fatto ha abbandonato i ceti di riferimento in periodo profondamente mutato rispetto agli anni Novanta. Se il paese avesse avuto una crescita del 5% il ragionamento sarebbe stato ben altro ma se non ti accorgi e usi le stesse metafore degli ultimi 4-5 anni credo che sia grave. E’ così arrivato il 4 marzo che per me rappresenta un cambio di paradigma. Per quanto ci riguarda gli elettori ci hanno accusato di non aver lasciato prima il partito e quindi l’incazzatura è stata totale e il giudizio pesante “non credibili”. Tra l’altro in campagna elettorale il termometro era caldissimo e si avvertivano due cose: da un lato l’enorme consenso crescente per la Lega, l’aggregazione intorno ai cinque stelle e l’altra cosa che si percepiva era l’incazzatura con il Pd e con Renzi”.
Pentiti di essere usciti dal Pd vi sentite un po’ responsabili di come è andata?
“No. Decisamente non pentiti e nessun peso di responsabilità. Se fossimo rimasti dentro con quella “mucca nel corridoio” così evidente le persone ci avrebbero votato? Non credo, anzi con la nostra presenza credo abbiamo evitato che molti si astenessero o votassero altri”
Ma che cosa è la “mucca nel corridoio”?
“Cosa rappresenta la metafora della mucca nel corridoio? E’ presto detto l’immagine utilizzata da Bersani per chiarire un concetto alla base del nostro distacco dal Pd. Nella società si stavano addensando problemi, emergenze e ingiustizie di cui non ci si accorgeva e non si comprendeva come quelle particolari emergenze stavano tirando acqua al mulino delle destre. Il Pd si mostrava tanto cieco che non avrebbe visto neppure una mucca nel corridoio… Poi dalla metafora alla realtà il passo è stato breve. Possibile che dopo il chiaro risultato del referendum sulle riforme costituzionali sia seguito un tombale silenzio? Allora il segretario disse: abbiamo il 40 per cento e ripartiamo da lì, quelli sappiamo che sono voti nostri. Questo è l’esempio di un partito che aveva perso la connessione con la realtà, non aveva una discussione interna ed era anzi pronto a bastonare chiunque avesse l’ardire di parlare, esprimere valutazioni e critiche”.
Ma sempre Renzi… una spina nel fianco di tutti, quelli fuori e quelli dentro per non dire dei giornalisti. Non sarebbe ora di cambiare pagina?
“Confesso che io personalmente non ho mai amato Renzi, fin dall’inizio non c’era idillio, non era il mio genere, dal mio punto di vista la sua idea di partito non era adeguata e non mi sembrava avesse alle spalle quel “pensiero lungo” che mi ritenevo utile per affrontare le sfide che avevamo davanti. Il processo innescato, in breve tempo, è risultato irriformabile e non solo per colpa di Renzi ma perché tanti per convenienza si sono adagiati e questo ha inciso. Pesantemente. Politicamente Renzi non è stato sconfitto il 4 marzo ma sono le sue idee che sono state sconfitte avendo portato il partito al centro avendo pensato un mondo bipolare che invece si è rivelato nei fatti tri o quadri polare”.
Alla fine la sinistra si è polverizzata. Incline alla suddivisione come fosse un atomo da scindere ora si trova di fronte una prospettiva nebulosa, incomprensibile e qui torna il tema di una società magmatica senza schemi dai rischi per la democrazia alle preoccupazioni per il lavoro… avete di fronte un bel programmino di lavoro se vi vorrete impegnare. Però un elemento si mostra con chiarezza: nessuno può camminare da solo. Questo a sinistra s’è capito?
“C’è bisogno di ragionare in avanti e ripensare il da farsi e mettersi nell’ordine di idee di fare un po’ di elaborazione”
Quali margini di aggregazione possibile?
“Interessa poco una sinistra identitaria credo in una sinistra che si candidi a governare i processi che nasca da pezzetti di “mondi” culturali e politici. Penso al mondo cattolico a quello liberale…”
Ci sarà anche il Pd?
“Non lo so, non so neppure se il PD sopravvivrà. Io credo che il progetto del PD sia un progetto ormai finito, esaurito; era nato in un altro contesto e in un mondo che oggi non c’è più; non c’è più il bipolarismo, l’idea di governare la globalizzazione mitigandola con l’aumento del welfare è fallita, siamo difronte ad una nuova destra regressiva e populista che fa del sovranismo il suo principale obiettivo… E difronte a tutto ciò il PD rinvia dall’epoca del referendum bocciato e dopo i successivi tracolli elettorali una qualsivoglia analisi seria di quel che è accaduto. Se quel partito non fa una discussione chiara e nel merito non credo possa tornare a svolgere un ruolo positivo per la società”.
Quindi l’idea è quella di promuovere una specie di Stati generali?
“Il 4 marzo ha messo in discussione tutti e tutto. Da questa considerazione si deve partire”
Quali i temi su cui lavorare?
“Credo che questo paese abbia bisogno di un nuovo patto sociale per affrontare i problemi senza di questo diventa un’impresa ardua, un paese non si governa inventandosi giorno per giorno le soluzioni. Ci vuole una prospettiva, un progetto. Un approccio nazionale verso un fisco più equo e smetterla di continuare a certificare i 100 miliardi di evasione, ma oggi va di moda la flat tax… Un paese che abbia a cuore la scuola e aumenti gli investimenti in istruzione e un progetto per affrontare il futuro della sanità dove da anni non si investe e stiamo scivolando sempre di più sotto gli standard definiti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità”.
Hai parlato di diritti, c’è un aspetto che fa funzionare il rapporto Stato-cittadino se si rispettano anche i doveri di ciascuno. Vogliamo parlare di tasse per esempio?
“Beh, diciamo che gli italiani in quanto a fedeltà fiscale lasciano storicamente a desiderare… e di fatto il paese sta in piedi col lavoro dipendente… Verrebbe da proporre un paradosso: vuoi fare gli interessi della tua area storica di riferimento? Proponi l’abolizione del sostituto d’imposta per tutti! So bene le obiezioni a questa proposta: si minano le certezze di entrata dello Stato, si scardina la certezza di finanziare le spese per i servizi della nostra comunità…. Ma ciò non fa altro che confermare l’assunto iniziale E’ così che si potrebbe dimostrare chi paga le tasse in questo paese e servirebbe per ragionare sul tema dei doveri di ciascuno verso la comunità”.
E quali dovranno essere i compagni di strada? E poi che sicurezza avete che non vi frammenterete ancora?
“Gli interlocutori ho già detto dovrebbero essere vari, e probabilmente passeranno attraverso la scomposizione e ricomposizione di diversi soggetti, pezzi di Pd, l’associazionismo, il mondo cattolico, spezzoni di 5Stelle… Sullo sfondo la creazione di un’area politica capace di contrastare il pensiero debole della Lega che catalizza l’attenzione e la fiducia di persone che si sentono più indifese in questa società. Ma è chiaro che nessuno vuole nascondere che ci siano tanti problemi anche se molti allarmi sono artatamente fatti lievitare. Ecco una nuova sinistra ha bisogno di un pensiero lungo che vada oltre la quotidianità. Ma questo va costruito. Da zero.”
alenti92@gmail.com
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| Francesco Cacciatore durante una campagna elettorale del Pd per le comunali di Piacenza; sotto con Paola Gazzolo, assessore regionale (foto tratte dal profilo Facebook) |
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2 Comments
Mi sembra chiaro che a livello planetario il comunismo ha fallito e quindi non puo' piu' essere utilizzato come un punto di riferimento, lo ha fatto un "politico" di destra utilizzandolo come spauracchio per fare il pieno di voti, anche i riferimenti a Marx che senso hanno ancora. Certo alla meta' degli anni settanta una mezza rivoluzione c'e stata perche' lr citta mancavano di servizi sociali, verde pubblico, trasporti rf infrastrutture le amministrazioni di sinistra hanno lavorato molto e tutto cio' e' diventato patrimonio comune come welfare. Ma ora ci sono problematiche nuove come i risultati fella crisi economica e l'immigrazione con politici che sono diventati maestri nel parlare solo allo stomaco e non piu' al cuore e alla mente.
Mi sembra chiaro che a livello planetario il comunismo ha fallito e quindi non puo' piu' essere utilizzato come un punto di riferimento, lo ha fatto un "politico" di destra utilizzandolo come spauracchio per fare il pieno di voti, anche i riferimenti a Marx che senso hanno ancora. Certo alla meta' degli anni settanta una mezza rivoluzione c'e stata perche' lr citta mancavano di servizi sociali, verde pubblico, trasporti rf infrastrutture le amministrazioni di sinistra hanno lavorato molto e tutto cio' e' diventato patrimonio comune come welfare. Ma ora ci sono problematiche nuove come i risultati fella crisi economica e l'immigrazione con politici che sono diventati maestri nel parlare solo allo stomaco e non piu' al cuore e alla mente.