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Logistica, il settore di chi sceglie di non produrre? E scatta la protesta

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1 Succintamente quelli sotto elencati sono i punti che muovono la protesta per un nuova occupazione di suolo a Roncaglia. Occupazione di suolo progettata in una zona che ha toccato da vicino la devastazione arrivata dal Nure nel 2015 con la bomba d’acqua che, partita dall’Appennino, ha messo in ginocchio famiglie e attività proprio qui a Roncaglia. In che relazione sta la logistica con un’alluvione? Legittimo chiederselo anche se la risposta dovrebbe essere ormai entrata nella nostra coscienza di cittadini alle prese ogni anno con gli effetti di una cementificazione del territorio ormai incontrollata. Logistica, sembra essere la parola chiave per i territori ai limiti, ai limiti territoriali e geografici, ai limiti dello sviluppo, ai limiti della vitalità demografica, ai limiti del genio creativo che decine di anni fa proprio in questa zona sfornava eccellenze produttive. Ora non più. Sono rimaste le aree da destinare a logistica. Sembra che, mancando capacità produttiva, l’ultimo tassello del sistema di produzioni delle merci, quello che “salva” dal precipitare nell’inoccupazione sia diventata la logistica che sta facendo di Piacenza un grande deposito da un confine all’altro, un deposito inanimato che si snoda lungo i principali assi autostradali con i tanti cubi e terminal a cui affluiscono e da cui partono mezzi di trasporto su gomma che, mancando un sistema di infrastrutture adeguato appesantiscono quello che già c’è, vale a dire un traffico ai limiti della sopportazione. Piacenza perde industrie, Piacenza conquista logistica. Certo il tema è strategico perché sempre di più -tutti lo sappiamo – le merci prodotto della globalizzazione e prodotte anche in altri continenti, si devono concentrare in punti che tanto più grandi sono tanto più leggero è il loro costo di gestione. Merci concentrate in un punto da cui poi si diramano per raggiungere intere macroregioni. Già succede per i parchi logistici esistenti sul territorio piacentino e che si sono affermati a partire dagli anni Novanta. La logistica, a ben guardare, è l’ultimo anello della catena produttiva. Perché a Piacenza non si pensa a produrre invece di stoccare? Solo per la “fortunata” posizione stradale che la fa crocevia di tante direzioni? Anche i Romani l’avevano pensato per il loro castrum… Ma le cose dai Romani sono molto cambiate. Si sono fatti negli anni scorsi tanti convegni, approfondimenti e visioni del futuro della città e della sua provincia e se si fosse decisa la vocazione logistica dell’economia di questo territorio si sarebbero dovuto creare anche le infrastrutture necessarie non asfalti e gomme ma rotaie. Tutto questo non si vede, ma le aree logistiche si moltiplicano.

Succintamente quelli sotto elencati sono i punti che muovono la protesta per un nuova occupazione di suolo a Roncaglia. Occupazione di suolo progettata in una zona che ha toccato da vicino la devastazione arrivata dal Nure nel 2015 con la bomba d’acqua che, partita dall’Appennino, ha messo in ginocchio famiglie e attività proprio qui a Roncaglia. In che relazione sta la logistica con un’alluvione? Legittimo chiederselo anche se la risposta dovrebbe essere ormai entrata nella nostra coscienza di cittadini alle prese ogni anno con gli effetti di una cementificazione del territorio ormai incontrollata. Logistica, sembra essere la parola chiave per i territori ai limiti, ai limiti territoriali e geografici, ai limiti dello sviluppo, ai limiti della vitalità demografica, ai limiti del genio creativo che decine di anni fa proprio in questa zona sfornava eccellenze produttive. Ora non più. Sono rimaste le aree da destinare a logistica. Sembra che, mancando capacità produttiva, l’ultimo tassello del sistema di produzioni delle merci, quello che “salva” dal precipitare nell’inoccupazione sia diventata la logistica che sta facendo di Piacenza un grande deposito da un confine all’altro, un deposito inanimato che si snoda lungo i principali assi autostradali con i tanti cubi e terminal a cui affluiscono e da cui partono mezzi di trasporto su gomma che, mancando un sistema di infrastrutture adeguato appesantiscono quello che già c’è, vale a dire un traffico ai limiti della sopportazione. Piacenza perde industrie, Piacenza conquista logistica. Certo il tema è strategico perché sempre di più -tutti lo sappiamo – le merci prodotto della globalizzazione e prodotte anche in altri continenti, si devono concentrare in punti che tanto più grandi sono tanto più leggero è il loro costo di gestione. Merci concentrate in un punto da cui poi si diramano per raggiungere intere macroregioni. Già succede per i parchi logistici esistenti sul territorio piacentino e che si sono affermati a partire dagli anni Novanta. La logistica, a ben guardare, è l’ultimo anello della catena produttiva. Perché a Piacenza non si pensa a produrre invece di stoccare? Solo per la “fortunata” posizione stradale che la fa crocevia di tante direzioni? Anche i Romani l’avevano pensato per il loro castrum… Ma le cose dai Romani sono molto cambiate. Si sono fatti negli anni scorsi tanti convegni, approfondimenti e visioni del futuro della città e della sua provincia e se si fosse decisa la vocazione logistica dell’economia di questo territorio si sarebbero dovuto creare anche le infrastrutture necessarie non asfalti e gomme ma rotaie. Tutto questo non si vede, ma le aree logistiche si moltiplicano. 

Antonella Lenti

(alenti92gmail.com)

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E ora i fatti
Focus sulla manifestazione di sabato 22 dicembre 

Illumina Piacenza per fare luce sul tuo futuro, accendere la speranza dicendo “Basta logistica”.

E’ il significato sotteso del sit-in in programma sabato alle 17,15 con il ritrovo alle 17 in piazzale Genova di fronte al liceo scientifico. Il Sit-in è promosso dal “Comitato Basta logistica, Piacenza vuole respirare” in collaborazione con Legambiente. La protesta che da qualche settimana è sotto i riflettori cittadini si esprime contro il progetto di un nuovo parco logistico che a Piacenza ormai sembra proporre un’area tanto vasta da presentarsi senza soluzione di continuità lungo le principali arterie stradali da Monticelli a Castelsangiovanni. Semplice il messaggio che lanciano i cittadini “Accendiamo le candele della speranza per dire No all’ulteriore insensata espansione della logistica a Piacenza, No all’inquinamento che uccide e un grande SI invece al diritto di tutti i piacentini di vivere in un ambiente salubre e di respirare aria pulita e SI alla salvaguardia del nostro territorio agricolo”.  Intanto anche i social fanno la loro parte nella mobilitazione. E Laura Chiappa presidente di Legambiente di Piacenza sul suo profilo Facebook (affiancata da un emoticon motivata), scrive: “Se pensate che Piacenza si meriti di più di una distesa di capannoni e parcheggi pieni di merci da stoccare e camion, se pensate che Piacenza si meriti aziende che le merci le producono, dando lavoro qualificato, una campagna che coltivi prodotti di qualità, meno inquinamento, si meriti insomma un futuro migliore, sabato 22 dicembre venite ad accendere una speranza insieme a noi. Vi aspettiamo alle 17 a Piazzale Genova-Liceo Respighi.

Una petizione: “Cara Sindaca, cara giunta

Caro consiglio, tornate sui vostri passi”

La mobilitazione è partita da tempo e attraverso vari mezzi e strumenti tra cui una petizione su cui si è avviata la raccolta di firme. Legambiente e il coordinamento Basta logistica a Piacenza che si oppongono al progetto di un nuovo parco a Roncaglia hanno promosso infatti una petizione diretta al sindaco di Piacenza su cui sono state raccolte 832 firme.

“Si chiede al sindaco di Piacenza Patrizia Barbieri, alla giunta, al consiglio comunale ed a tutte le forze politiche piacentine di dire un ‘NO’ fermo e deciso – scrivono – ad ogni futuro ampliamento delle aree di logistica a Piacenza, a tutela dei propri cittadini, Al Consiglio Comunale di non valutare come rispondenti all’interesse pubblico le manifestazioni di interesse da parte di privati che riguardino nuove aree di logistica a Piacenza e Roncaglia. Si chiede inoltre alla Regione Emilia Romagna di verificare per quanto riguarda le aree di logistica a Piacenza, il rispetto dei principi base della legge urbanistica regionale 24/2017, soprattutto in merito agli obbiettivi conclamati di contenimento del consumo di suolo e di tutela, valorizzazione e vigilanza del paesaggio”.

Il no perché: “I 2,7 milioni di mq

già esistenti impongono lo stop”

“L’intera città di Piacenza e tutte le sue frazioni, in particolare Roncaglia, Borghetto, Capitolo e Gerbido vivono da anni una emergenza ambientale sanitaria e sociale data dall’insopportabile carico di traffico che ogni giorno gravita sulla città a causa della presenza di uno dei maggiori poli logistici d’Europa, a Le Mose con i suoi oltre 2,7 milioni di metri quadrati di capannoni e parcheggi e gli oltre 1000 camion al giorno che circolano, inquinando l’aria. Inoltre – si legge nella petizione – nella zona sono presenti una autostrada, la “A21” che corre a pochi passi dal centro storico, un inceneritore che a breve brucerà rifiuti speciali da tutta Italia, un cementificio che brucia gomme ed una centrale termoelettrica. In questa situazione di grave emergenza sanitaria ed ambientale la  giunta del Comune di Piacenza ha deliberato il 5 novembre 2018 una variante urbanistica -chiamata  Ap12 Mandelli – che trasformerà ben 190mila mq di terreno agricolo ai Dossi di Roncaglia in una nuova area logistica che provocherà un intollerabile impatto per tutta l’area circostante e per i cittadini residenti quanto a inquinamento atmosferico ed acustico, modifica del paesaggio rurale, rischio idrogeologico, impermeabilizzazione del suolo, per non parlare della svalutazione economica degli immobili.

Sta inoltre per essere approvato – prosegue la petizione – sempre nella stessa zona a ridosso del centro di Piacenza un nuovo ulteriore insediamento logistico di oltre 1.300.000 di mq vicino a Roncaglia, a seguito delle manifestazioni di interesse presentate recentemente da operatori privati al Comune di Piacenza.

Considerato che le due previste nuove aree di logistica sono situate a brevissima distanza da uno dei più grandi poli logistici del nord Italia a le Mose e che nel futuro è facilmente prevedibile che tutti i terreni agricoli circostanti verranno man mano trasformati in aree edificabili a destinazione logistica e che la situazione dell’aria, le condizioni di sicurezza e la qualità di vita e la salute dei residenti e di tutti i Piacentini è da anni in continuo peggioramento proprio a causa delle scelte urbanistiche e pianificatorie attuate negli anni degli amministratori piacentini”.

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Chi dice sì: “8.500 persone occupate

nel settore che dà lavoro ai piacentini”

A nome di Confcooperative Daniel Negri si schiera a favore della nuova logistica e sostiene la decisione assunta dall’amministrazione comunale. Queste le sue parole riportate di recente dai mezzi di informazione piacentini: “Stiamo dalla parte di Palazzo Mercanti, perché spesso quando si tratta di logistica si parla di tutto tranne che dei numeri legati al lavoro e alle opportunità che nuovi insediamenti offrono. Stando a uno studio del 2015 di Fondazione ITL-Università Cattolica, un lavoratore su dieci a Piacenza è impiegato nel trasporto merci e nella logistica, per un totale di oltre 8.500 addetti a cui bisogna sommare un consistente indotto fatto di fornitori difficilmente quantificabile”

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