Brugneto, c’è l’accordo con Genova come hanno riferito da Libertà mercoledì 29 luglio. Verso Piacenza saranno rilasciati quattro milioni di metri cubi l’anno con aggiunta di una quota, in caso di particolari situazioni di siccità, ma quest’ultima parte non è stata quantificata.
La richiesta piacentina era partita da otto milioni di metri cubi d’acqua complessivi, considerato – si era detto – che la diga del Brugneto era colma. Ora, dopo settimane di trattative, l’accordo tra Regioni Liguria ed Emilia Romagna si è attestato sui 4 milioni con un’aggiunta (non quantificata) in casi eccezionali. Anche questa non quantificata. Ma per avere più acqua nel Trebbia si dovrà aspettare il 2027 dopo che una conferenza dei servizi avrà tradotto in pratica la definizione politica del contendere.
Il disciplinare che regolava il rilascio di 2,5 milioni di metri cubi l’anno era stato provvisoriamente modificato nel 2015 per un’aggiunta di rilascio in periodo estivo di 1,5 milioni di metri cubi. Ma la partita era aperta e poi, dal 2024 l’accordo è scaduto. Occorreva rinnovarlo e si è arrivati ad oggi dopo almeno un anno di incertezza.
Inizialmente sembrava che sul fronte ligure non vi fosse intenzione di trattare maggiori rilasci. Per alcune settimane le tensioni sono rimaste al centro del confronto. Infatti la riscrittura di un nuovo testo e la definizione del quantitativo che la Liguria avrebbe dovuto rilasciare al versante piacentino è stato oggetto di controversia e contrasti aspri arrivati al dunque in un’estate torrida – come da copione visto il climate change che ci accompagna da alcuni anni – iniziata già nel giugno scorso.
Ancora a luglio inoltrato nulla di deciso e i telefoni erano divenuti roventi nella triangolazione Roma-Piacenza-Genova e hanno coinvolto tutti i sindaci che insistono sulla valle del Trebbia. Di recente avevano manifestato al lago della diga del Brugneto. La richiesta di rilascio – cuore di un nuovo disciplinare da siglare – era, come si è detto di 4 milioni di metri cubi a cui aggiungere altri 4 milioni in presenza di particolare condizioni climatiche. Intanto nella società piacentina era cresciuta l’insofferenza per questa situazione che rischia di mettere in ginocchio il sistema agricolo locale basato su colture, il pomodoro in primis, particolarmente idro-esigenti.
Inoltre da considerare il fatto che il livello del Trebbia è sceso in modo vistoso. Nella parte piacentina il Trebbia rappresenta oltre che un’attrazione turistica un valore paesaggistico considerevole visto che una parte del fiume Trebbia fa parte del parco e quindi il livello delle acque, il Deflusso minimo vitale, è uno degli elementi di conservazione della biodiversità e della capacità del fiume di mantenersi in vita conservando le sue caratteristiche.
Da chiedersi a questo punto se la quantità ipotizzata nell’accordo tra presidenti di regione con la presenza del segretario generale dell’autorità di bacino fiume Po Alessandro Delpiano potrà cambiare lo stato di salute del fiume che anno dopo anno, a causa anche dei cambiamenti climatici, ha mostrato non poche difficoltà.
I protagonisti riferiscono a Libertà che l’accordo raggiunto il 28 luglio 2026 va considerato dal punto di vista politico. Ora si apre una fase tecnica in cui nella conferenza dei servizi si dovranno scrivere e dettagliare come “dare gambe” a quella volontà. Dal punto di vista operativo quegli intendimenti per quest’anno non saranno applicati ma certamente – si fa sapere – dalla prossima stagione agricola (da maggio a settembre 2027 ) si applicheranno le nuove norme.

Soddisfazione dall’Autorità di bacino del fiume Po
Dell’accordo di programma appena siglato si parla anche nel sito dell’Autorità di bacino. Così ne scrive “L’Accordo aggiorna questo assetto introducendo per la prima volta un meccanismo di garanzia reciproca: ogni anno, nella stagione irrigua, che va dal 15 maggio al 15 settembre, verranno assicurati alla Val Trebbia almeno 4 milioni di metri cubi di acqua, un volume superiore a quanto previsto dall’originaria concessione del 1962 – che era pari a 2,5 milioni di metri cubi – scaduta nel 2024.
Tale quantitativo sarà ulteriormente implementato se le quantità accumulate nel bacino lo consentiranno. Il testo mantiene comunque un’adeguata garanzia perché i fabbisogni idropotabili della città di Genova siano sempre soddisfatti.
“Salvaguardate le esigenze idropotabili di Genova”
L’invaso del Brugneto è una delle fonti di approvvigionamento idrico dell’area genovese. Le sue acque alimentano anche, attraverso i rilasci nel torrente Trebbia, un’importante distretto agricolo della pianura padana. La condizione affinché i rilasci vengano effettuati è che il livello dell’invaso resti al di sopra di una soglia minima calcolata su oltre cinquant’anni di dati storici, che preserva la continuità del servizio per Genova e la salute del corso d’acqua. In questo modo nessun interesse cede all’altro: la disponibilità per l’irrigazione è garantita fin quando la riserva idrica lo consente, e si sospende — per riprendere non appena possibile — solo nelle situazioni di effettiva criticità“.
Un Osservatorio permanente controllerà gli utilizzi idrici
A presidiare l’applicazione dell’Accordo saranno gli Osservatori Permanenti sugli utilizzi idrici, istituiti presso le Autorità di Bacino, cui è affidato il monitoraggio delle condizioni dell’invaso e il compito di fornire ogni anno, entro il 30 aprile, una valutazione delle risorse idriche disponibili per la stagione in arrivo. Si tratta di un presidio tecnico e istituzionale che dà trasparenza e prevedibilità alla gestione, consentendo a tutti i soggetti coinvolti di pianificare con certezza.
Le dichiarazioni dei protagonisti: Delpiano, de Pascale e Bucci
Il Segretario Generale dell’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po, Alessandro Delpiano, ha dichiarato alla fine dell’incontro: “È certamente un successo per tutti e l’inizio di una nuova stagione di condivisione delle politiche idriche che sottendono il bacino del Brugneto.
Sembrava che le due esigenze del territorio di Genova e del territorio di Piacenza fossero impossibili da conciliare ma, dopo una attenta analisi tecnica, si è arrivati ad un accordo politico che, da una parte, non toglie nulla alle esigenze idropotabili di Genova, fornendo tutte le garanzie perché esse siano soddisfatte; dall’altra, permette alla Val Trebbia di non trovarsi più nelle condizioni di siccità e povertà idrica come accade ormai ogni anno. L’autorità di Bacino del Po non solo si è impegnata per raggiungere questo storico risultato, ma continuerà a svolgere un ruolo fondamentale per monitorarne gli effetti e stabilire eventuali miglioramenti”.
Forte soddisfazione è stata espressa dal presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale: “Si tratta di un accordo molto importante tra le due Regioni per definire una procedura condivisa che non intacchi in alcun modo il fabbisogno idropotabile della città metropolitana di Genova, ma che utilizzi prioritariamente ogni disponibilità residua per le necessità irrigue della Val Trebbia e per la tutela di un habitat naturale di grande rilevanza, che la realizzazione della diga ha inevitabilmente alterato. Desidero ringraziare le Autorità di bacino, la Regione Liguria e il Governo per la disponibilità dimostrata nel raggiungere questo accordo.
Sono certo che i successivi passaggi tecnici forniranno in trasparenza tutte le garanzie necessarie e confermeranno il pieno rispetto dei principi condivisi: la tutela dell’approvvigionamento idropotabile, le esigenze irrigue, la salvaguardia ambientale e una vigilanza sui numeri e le curve di riempimento indipendente e priva di conflitti di interesse”.
“Altrettanto soddisfatto il governatore della Regione Liguria, Marco Bucci: “L’intesa siglata oggi dimostra che, quando il confronto si basa su dati scientifici, competenza e collaborazione istituzionale, anche le questioni più complesse possono trovare una soluzione nell’interesse di tutti. Per Regione Liguria la priorità è sempre stata una, e lo sarà anche in futuro: garantire il fabbisogno idropotabile dei cittadini genovesi e tutelare l’equilibrio ambientale dei nostri corsi d’acqua. Era questa la condizione imprescindibile da cui partire per costruire un’intesa equilibrata e duratura.
Questo accordo mette nero su bianco criteri tecnici chiari e oggettivi che salvaguardano queste esigenze e, allo stesso tempo, offre una risposta concreta alle necessità irrigue della Val Trebbia, consentendo di superare una criticità che si trascinava da anni. Ringrazio la Regione Emilia-Romagna e le Autorità di Bacino per il lavoro svolto insieme: inauguriamo un modello di gestione della risorsa idrica fondato sulla cooperazione tra istituzioni, sulla trasparenza e sulla responsabilità. Ora è importante che tutti gli enti coinvolti facciano la propria parte con lo stesso spirito di collaborazione, affinché l’accordo trovi piena e rapida attuazione nell’interesse dei cittadini e dei territori”.
Infine la conclusione: “L’incontro di oggi avvia l’iter formale che porterà alla firma dell’Accordo. Spetterà adesso al competente Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e alle due regioni coordinare i passaggi procedurali necessari per raccogliere il consenso istituzionale di tutte le Parti e arrivare alla approvazione amministrativa dell’Accordo di Programma”.
La speranza per il futuro
Se d’estate si vedrà il Trebbia colmo delle sue acque verdi-azzurre come ai tempi pre diga del Brugneto non si può sapere ora. Tanto più che se la quantità rilasciata sarà maggiore rispetto a quella del precedente disciplinare, resta comunque il fatto dell’incognita sulla quota variabile che sarà stabilita di volta in volta, did anno in anno dall’Autorità di bacino. Resta sempre sullo sfondo la difficoltà idrica di Genova di cui si parla da tantissimo tempo e che è stata all’origine della costruzione della diga e delle controversie successive protratte per decenni.

La vicenda ha radici lontane
Il lago del Brugneto è un bacino artificiale da 25 milioni di metri cubi creato nel 1959 con lo sbarramento del torrente Brugneto nell’Alta Val Trebbia, a 775 metri di quota nell’Appennino Ligure. Il lago — che si estende per 0,97 km² con una lunghezza di 3 km e un perimetro di oltre 13 chilometri — alimenta l’acquedotto di Genova e parte di quello di Piacenza.
I problemi idrici che riguardano i due versanti sono di lunga data. Negli anni Settanta nel Piacentino si mobilitarono tante manifestazioni per bloccare un altro progetto che era stato approvato dal Ministero per la derivazione di un altro torrente, il Cassingheno, affuente della Trebbia che avrebbe trattenuto in territorio ligure un’altra quantità di acqua.
La mobilitazione e l’opposizione anche istituzionale avevano bloccato l’autorizzazione già approvata dal Ministro dei Lavori pubblici e delle Finanze nel 1990 per dare il via alla “concessione di derivare dal torrente Cassingheno (affluente in sponda sinistra del fiume Trebbia) nei comuni di Fascia e Rondanina in provincia di Genova. respingendo, allora, tutte le osservazioni di opposizione presentate.
