SALUTE - SERPE IN SENO

Oncologia, l’importanza del sistema pubblico di cura

Google+ Pinterest LinkedIn Tumblr

 

Oncologia, l’importanza del sistema pubblico di cura e presa in carico

Quello che si legge nella nota regionale che segue può dare conforto a tanti che hanno vissuto la malattia oncologica o la stanno vivendo. Sì, il numero dei malati oncologici è in crescita. L’investimento per le cure sono molto costose. Pensiamo cosa potrebbe succedere se, di punto in bianco, chi si ammala non potesse più avere le cure e il sostegno di una rete pubblica di cure e di presa in carico.

Cosa potrebbe succedere se, per avviare la serie di controlli – ciclici e distanziati talvolta di poche settimane- i malati dovessero sborsare cifre ragguardevoli per Tac, risonanze, esami speciali Pet ecc. ? per tacere poi del costo delle cure necessarie per far regredire la malattia, puntare a tenerla sotto controllo e arrivare alla guarigione del paziente. Inimmaginabile.

Potrebbe diventare un ostacolo insormontabile perché il bilancio familiare non potrebbe sostenere un tale onere. Perché con uno stipendio normale non ce la si potrebbe fare. E ci chiediamo: i tagli alla sanità avvenuti ciclicamente in questi decenni quanti effetti di questo tipo hanno già prodotto?


Una questione che investe vari aspetti del complesso e delicato sistema sanitario non ultimo la mancanza di medici specialisti, infermieri e tecnici oltre al trattamento economico che viene loro riservato e che spesso spinge tanti di loro a lasciare il sistema pubblico per entrare in quello privato.

Resta indiscutibile però che il benessere dei cittadini, la difesa della salute, pur costando molto e necessitando di tanti investimenti, resta una delle ricchezze maggiori su cui può poggiare un paese civile. Sarebbe bene ricordarselo con chiarezza. Altrimenti sarà sempre più facile per chi ha i mezzi esibire una carta di credito e ottenere, in tempi brevi, senza code, senza intoppi le cure più appropriate. Ma c’è anche chi non ha neppure un conto corrente…

Se la conquista del sistema sanitario universale è stata una delle tappe più significative della società del dopoguerra è necessario rendersi conto che questa va difesa e non va data per scontata. E noi stessi che siamo malati o potremmo diventarlo non dobbiamo dimenticarci di questo. Per farlo occorre sedimentare la consapevolezza di quello che il sistema universale di cura significa, non in senso astratto, ma per ciascuno di noi.

La riflessione su questo tema credo non sia sufficientemente profonda come dovrebbe essere. Cerchiamo di soffermarci di più su cosa significherebbe se accedere alle cure dovesse diventare un percorso possibile non per diritto ma per censo.

S’innesta in questa riflessione il dibattito che di tanto in tanto si fa sulle tasse, su chi le paga e chi no. Non è questione secondaria a garantire salute al sistema sanitario. Non vi pare? Di questo il dibattito pubblico non discute, non parla, non cerca possibili strade migliori.

Resta sempre il tono aspro, l’acredine tra guelfi e ghibellini, tra fronde duellanti tra tanti orazi e curiazi. E intanto ci si ammala. Sempre più spesso qualcuno è costretto a rinunciare perché – ad esempio – pagare privatamente una mammografia o un’ecografia al seno potrebbe costare 180 euro. Rinuncia perché chi lavora a poche lire all’ora potrebbe prosciugare in un attimo moneta preziosa per l’affitto con annessi e connessi ecc.

Ecco perché quello del diritto alla salute diventa affare di tutti. E’ anche per questo servizio sacrosanto che servono le tasse. Altrimenti si svuota la cassaforte e… si salvi chi può. Ma non è questa la società che abbiamo immaginato e non è la società che vogliamo. O sì?

oncologia

a.le.

__________________________________________________________________________________________

Oncologia più vicina ai pazienti per radioterapia e cure mediche. Emilia Romagna tra le top in Italia

Di seguito una nota regionale sui traguardi raggiunti a livello nazionalee secondo un rapporto Agenas (Agenzia Nazionale per i Servizi sanitari Regionali)

Oncologia, approvato un nuovo documento di indirizzo per garantire alcune terapie in strutture di territorio o al proprio domicilio.  L’ultimo rapporto Agenas conferma l’Emilia-Romagna al vertice in Italia per la qualità delle proprie Reti oncologiche regionali.

L’Emilia-Romagna si conferma al vertice tra le regioni italiane nella qualità delle proprie cure oncologiche. A confermarlo è l’ultimo rapporto dell’Osservatorio sulle Reti oncologiche regionali stilato da Agenas che migliora la valutazione della Regione, portando il valore complessivo a 91,8 punti rispetto agli 89,9 della rilevazione precedente.

L’Emilia-Romagna è al primo posto in Italia per performance qualitativa, che racchiude i parametri relativi all’organizzazione e alla governance delle reti di cura dei tumori. Ed è tra le prime tre regioni anche per presa in carico dei pazienti oncologici, per concentrazione chirurgica e per l’indicatore di bacino che identifica la prossimità delle cure di radioterapia e terapia medica.

Proprio su quest’ultimo aspetto, poche settimane fa la Regione ha approvato un documento di indirizzo dedicato proprio all’Oncologia e onco-ematologia di prossimità, che definisce criteri e strategie per la delocalizzazione di specifici trattamenti oncologici ed ematologici dall’ospedale ai servizi territoriali, come le Case della Comunità, gli ambulatori distrettuali e, se vi sono i requisiti, anche il domicilio del paziente.

“Siamo orgogliosi di questi risultati, che confermano la validità di un modello che mette al centro la persona, garantendo qualità delle cure, equità di accesso e una presa in carico integrata lungo tutto il percorso di malattia- sottolineano il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l’assessore alle Politiche per la salute, Massimo Fabi-.

Dietro questi numeri c’è soprattutto il lavoro straordinario dei professionisti e delle professioniste del nostro servizio sanitario regionale, che sanno unire un’estrema competenza a un’umanità e attenzione al paziente che rappresentano un aspetto fondamentale della cura.

Oggi, infatti- proseguono presidente e assessore- la sfida non è solo curare meglio, ma anche più vicino alle persone: le cure di prossimità rappresentano uno degli assi strategici su cui stiamo costruendo il futuro della sanità regionale. La crescita delle Reti oncologiche dimostra che eccellenza e prossimità non sono obiettivi alternativi, ma complementari”.

“Abbiamo maturato e portato a compimento in questi anni-aggiunge Carmine Pinto, coordinatore della Rete oncologica ed emato-oncologica regionale- una gestione multidisciplinare e in rete dell’assistenza in oncologia, che fa di questa Regione un virtuoso modello nazionale.

L’ultimo Rapporto Agenas fotografa proprio questo: la continuità nella strategia assistenziale e nella presa in carico del paziente oncologico, con una territorialità che garantisce di poter avere accesso a terapie di oncologia medica e di radioterapia a meno di un’ora dal proprio domicilio e all’interno di percorsi strutturati. Una rete che è quindi sempre più garanzia di equità nell’accesso a cure appropriate e di qualità, e che nello stesso tempo sviluppa ricerca e innovazione”.

Oncologia di prossimità

L’obiettivo del provvedimento approvato a inizio giugno è favorire un modello assistenziale integrato tra ospedale e territorio, capace di migliorare l’accessibilità alle cure, garantire la continuità della presa in carico e ridurre gli spostamenti dei pazienti, mantenendo elevati standard di qualità e sicurezza.

Il documento individua così una griglia basata su criteri clinici, organizzativi e logistici per valutare l’idoneità dei trattamenti alla delocalizzazione. A essere coinvolte sono le terapie orali, alcune terapie sottocutanee o endovenose a bassa complessità, le terapie di supporto e le attività di follow-up dei pazienti clinicamente stabili, mentre rimangono di competenza ospedaliera i trattamenti ad alta complessità, caratterizzati da elevata tossicità, lunga durata di infusione o rischio significativo di reazioni avverse. È prevista anche un’adeguata formazione del personale.

FONTE Agenzia di informazione e comunicazione Regione Emilia Romagna

Lascia un commento