LENTI A CONTATTO

“L’ospedale nuovo sarà discusso con i cittadini”

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“Enorme soddisfazione. Mia e di tutti gli operatori sanitari. E’ una cosa molto sentita e attesa. Un passo avanti importantissimo”. E’ il primo commento di Luca Baldino, direttore generale dell’Ausl dopo l’annuncio che la giunta ha scelto l’area per la costruzione del nuovo ospedale.

Ma ci sono già contestazioni… “L’importante è che si decida”. Sottolinea e parla di una “fase di non ritorno” per questo progetto di cui la sanità di Piacenza ha molto bisogno – dice ricordando quando anni fa in una riunione con i suoi collaboratori mise sul tavolo il problema: “Serve un nuovo ospedale, dissi. In quell’occasione fui preso per matto, e poi qualche mese dopo l’assessore regionale Venturi parlò del progetto per dare un ospedale nuovo a Piacenza. Era il novembre del 2015. Ora si inizia il percorso che porterà a raggiungere quell’obiettivo”.

Con la speranza che una volta costruito il nuovo ospedale sia passato lo sconquasso che sta producendo la carenza dei medici e l’orizzonte pressoché sguarnito e che si prospetta durissimo per i prossimi cinque anni. “Sì, la discussione sul nuovo ospedale si innesta in questo scenario – dice Baldino – e mi auguro fortissimamente che, quando il nuovo ospedale sarà in funzione, saremo usciti vivi da questa situazione”.

Ospedale nuovo. A Libertà nei mesi scorsi ha fatto cenno a un confronto cittadino che si aprirà per discutere del nuovo ospedale, che cosa intende?

“Ora abbiamo di fronte un orizzonte temporale di un tot di mesi in cui stilare un documento di dettaglio per la gara di progettazione che definisca il fabbisogno, i contenuti e la filosofia del nuovo ospedale. Un mese fa con il collegio di direzione abbiamo creato una serie di gruppi di lavoro divisi per branca di competenza: emergenza, oncologia e così via per iniziare a lavorare insieme, professionisti, medici, tecnici, infermieri intorno alle caratteristiche che dovrà avere settore per settore il nuovo ospedale”.

Quindi siete pronti a entrare nel merito. Quando partirà questo lavoro?

“I gruppi sono pronti. Si attendeva la scelta dell’area per  entrare nel merito. Le valutazioni che usciranno dei gruppi si valuteranno all’interno dell’azienda ma anche con la collettività. Stabiliremo in quale modo ma sicuramente il confronto dovrà avvenire con il mondo delle associazioni, le parti sociali, il Comune con la giunta… Vorrei proprio ragionare su un percorso di condivisione”.

Forse potrebbe essere la prima volta che si entra nel merito di come deve essere un ospedale. Una novità per Piacenza?

“Non ho presente il panorama italiano, ma a Piacenza credo che sì. Un ospedale è patrimonio della collettività. Il confronto, è ovvio, deve avvenire nel rispetto dei ruoli. E chiaro che non mi faccio dire dalle associazioni di volontariato come devo fare le sale operatorie, questo lo diranno i chirurghi. Ma l’ospedale è anche altro, non è solo un insieme di attività cliniche, è un luogo che intrinsecamente connesso con la città”.

Che cosa intende per connessione con la città?

“L’ospedale non è solo sale operatorie e le stanze non sono solo un luogo dove si cura il malato, sono spazi in cui il malato vive e quindi l’opinione dei cittadini su come dovranno essere è importante; è pur vero che non potremo fare le stanze a un letto anche se certamente piacerebbe a tutti…”

Quindi sta indicando che nella discussione farà breccia il concetto di umanizzazione?

“Oggi viene spesso usato questa definizione che rende bene l’idea ma è quasi riduttiva. L’ospedale deve diventare un luogo in cui si possa vivere una parte della propria vita in modo accettabile per tutti. Non deve essere solo un luogo dove si viene curati ma deve dare di più: farsi sentire come una cosa propria perché l’ospedale è della collettività e la collettività non ne può rimanere fuori nel momento in cui se ne tracciano i contorni, nel momento in cui lo si definisce. Il difficile sarà riuscire a farlo nel rispetto dei tempi.”

Tempi. Lei ha parlato di otto anni, conferma questa ipotesi?

“Le tabelle di marcia potrebbero essere più o meno le seguenti: 4 anni e mezzo per iniziare i lavori, 3 anni e mezzo per arrivare ad avere l’ospedale in piedi funzionante; sembrano tanti ma sono necessari. Risolto l’aspetto dell’area, che coinvolge il tema urbanistico di cui si occupa il Comune, l’area entra in possesso dell’azienda e quindi sarà necessario mettere in atto le procedure per arrivare l’erogazione del finanziamento da parte del Ministero (i soldi sono stati stanziati ma per la concessione sono necessari una serie di adempimenti), poi bisogna definire il piano dei fabbisogni e i contenuti nel dettaglio dell’ospedale. Una volta espletate tutte le pratiche burocratiche necessarie si arriva alla gara di progettazione. Sarà una gara da 10-12 milioni di euro e mi aspetto che arrivino studi di progettazione importanti dall’Italia ma anche internazionali. Per questa gara sono necessari almeno 9 mesi. Naturalmente la fase in cui sarà selezionato il progetto è quella più importante: è lì che si decide come sarà l’ospedale e quindi qualche mese sarà necessario. Successivamente occorrerà fare il progetto esecutivo. Quindi si arriva alla gara per la costruzione, in ballo ci sono 166 milioni e anche quella sarà europea. Per tutto questo quattro anni mezzo sono già tirati, significa già lanciare il cuore oltre l’ostacolo per far partire la prima pietra”.

Si parte col nuovo ma si deve sapere cosa fare del vecchio…

“Abbiamo cominciato a definire alcune linee importanti: Il Polichirurgico sarà occupato da uffici dell’azienda trasferendo quelli di via Anguissola e Barriera Milano e questo è importante perché, per il Polichirurgico che è un ospedale-ospedale, è difficile immaginare un altro utilizzo. E’ ovvio che si può riconvertire tutto, ma il problema dei costi non è cosa da poco”.

Non pensate a posti per lungodegenza?

“Pensiamo a strutture rivolte a utenti anziani e cronici, un allargamento della Casa della salute… Una gran parte del Polichirurgico potrà essere occupato da nostri servizi, credo sia importante mantenere servizi pubblici in questa parte della città. Saranno comunque servizi destinati ai cittadini del comune di Piacenza. Per il centro prelievi ad esempio è già così dei 400 accessi che si fanno in un giorno gran parte sono di cittadini residenti a Piacenza”.

E per la parte storica?

“Ci sono due importanti nuclei antichi, il convento degli Olivetani e il Chiostro di Santa Maria della Campagna su questo e sulle altre parti è la città che deve decidere. Siamo fuori dai confini della sanità sono immobili del 1400”.

(Pubblicato da Libertà il 22 luglio 2019)

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