LENTI A CONTATTO

A spasso coi lupi sulle montagne di Ferriere

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DENTRO LE STORIE – LA MONTAGNA

Il bosco si allarga e la fauna selvatica si prende spazi sempre piu’ ampi. L’Appennino piacentino, ma non solo, e’ sempre meno popolato di persone e sempre piu’ frequentato da predatori e selvatici in genere di cui i cinghiali rappresentano la preoccupazione maggiore.
Tra Valtrebbia e Valnure non mancano le segnalazioni sempre piu’ insistenti di lupi e cresce anche la documentazione sulla loro presenza come testimoniano i fotogrammi tratti dalla “fototrappola” posizionata lungo il Nure nella zona dei Perotti di Ferriere.
E’ un processo irreversibile quello dell’aumento della fauna selvatica nelle zone montuose? Forse si’ ma la preoccupazione dilaga tra i cittadini.

“Ormai – spiega Fosca Lavezzi – le persone hanno paura a uscire sui sentieri per timore di un faccia a faccia con il lupo. Ed e’ capitato a me poco tempo fa, racconta. Stavo facendo una passeggiata nei boschi, qui in autunno si va per castagne  o per funghi. A un certo punto sul sentiero mentre proseguo per raggiungere la provinciale che si trovava dal lato opposto rispetto a dove mi trovavo, tra gli arbusti all’improvviso ho visto un gruppo di uccelli alzarsi in volo dal cespuglio. Mi sono fermata perche’ la situazione mi e’ parsa strana. Non ho fatto che bene. Da dietro al cespuglio e’ uscito un lupo che vedendomi si e’ fermato. Immagini lei il mio stato d’animo un quel momento, ero sola, nessuno nelle vicinanze.
Cosi’ sono rimasta ferma, immobile e il lupo pure. Poi se ne e’ andato e io a quel punto ho ripreso il percorso da dove ero arrivata. Avevo compiuto pochi passi quando ho sentito un lamento agghiacciante: probabilmente il banchetto col capriolo era stato servito. A Ferriere i pendii delle montagne sono coperte da un sottile strato di neve e lungo la strada per Cassimoreno a tratti ghiacciata – la temperatura durante la giornata non supera lo zero e nel pomeriggio si e’ gia’ a meno 2 – un capriolo solitario ci attraversa la strada, probabilmente alla ricerca di cibo. Ora i carnosi polloni delle ceppaie – il cibo preferito dai caprioli – sono in letargo e quindi la vita nel bosco e’ difficile. Difficile per gli animali ma difficile anche per chi lavora la terra da queste parti – segnala Costantino Cavanna, presidente del Comunello di Rocca San Gregorio – qui un agricoltore ha un “socio” occulto rappresentato dalla fauna selvatica.
Campi coltivati sempre piu’ devastati dai cinghiali e il danno non e’ solo rappresentato dalla devastazione del raccolto, c’e’ ben altro. I cinghiali con il muso arano il terreno che non si puo’ riutilizzare per la semina se non dopo un’attesa di almeno due anni. Dove passano i cinghiali, e’ garantito, non cresce piu’ un filo d’erba per almeno due anni. Ma tutto questo lavoro necessario per ripristinare l’area di coltivazione chi lo risarcisce? Nessuno. Cassimoreno d’inverno ruota intorno alla trattoria del paese e i residenti, pochi, quotidianamente convivono con la fauna selvatica e anche qui la presenza dei lupi e’ segnalata e avvertita. “Proprio in questi giorni – racconta Paolo Dallavalle – ho assistito a una lotta feroce tra un lupo e un tasso poco distante dalle case: ho visto l’assalto, la lotta e ho sentito un lamento da far accaponare la pelle”. Insomma le storie si sommano, si accavallano e si arricchiscono l’una con l’altra. Sa cosa le dico – sottolinea ancora Fosca Lavezzi – Noi abbiamo un ambiente perfetto, dalle citta’ nelle fine settimane arrivano qui tante persone per respirare aria buona, per passeggiare nei boschi, per cercare il vischio, ma questa nostra vocazione turistica non potrebbe finire per essere compromessa? E poi con la stagione invernale e con la neve che coprira’ i boschi il nostro timore e’ che questi animali si avvicinino sempre piu’ alle case. S’immagini se, lupi a parte, sulla sua strada nel bosco incontrasse una femmina di cinghiale con i piccoli. Ebbene da rabbrividire”.

Antonella Lenti
alenti92@gmail.com

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