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| Massimo Trespidi leader di LIBERI |
“Se la politica diventa un problema si crea evidentemente un cortocircuito nel dialogo con i cittadini ed è quello che sta succedendo”
Forti critiche alla giunta: “Sono lì per fare turismo amministrativo. Quali progetti sono in campo? Abbiamo di fronte una giunta in cui metà degli assessori hanno deleghe insignificanti”
“Il senso del nostro movimenti Liberi? Liberi da schemi, steccati, ideologie che intruppano spinti dalla voglia di fare per la propria città”
“Scontiamo pesantemente la totale mancanza della meritocrazia e la politica evidenzia molto questo comportamento che porta all’incapacità’ di dare valore a chi se lo merita”
ANTONELLA LENTI
alenti92@gmail.com
Un martedì alle 9 ha la sua ora “buca” e mi fissa appuntamento al bar del Liceo Colombini dove insegna Filosofia. Nei corridoi gli studenti si affrettano a raggiungere le aule-laboratorio in cui avranno la prossima lezione, alcuni approfittano della presenza del prof per chiedere aiuto, altri restano al loro posto in attesa dell’inizio delle lezioni. All’esterno dell’istituto si affannano alcuni vigili urbani chiamati da lui perché da giorni staziona nel parcheggino un’auto che ostacola i movimenti degli altri mezzi. Il giallo presto si risolve perché, rintracciato, il proprietario verrà a recuperarla. Se ne andrà dispiaciuto e col verbale sul sedile.
Le vacanze di Natale sono a un tiro di schioppo un paio di week-end e poi ci siamo. A scuola intanto la vita procede come sempre.
L’appuntamento al Colombini è con il prof. Massimo Trespidi, non è per le udienze ma per un’intervista “politica”.
La scorsa estate si è ritagliato uno spazio di tutto rilievo con il suo movimento civico “Liberi”. All’esordio delle comunali del 2017 ha ottenuto un risultato inatteso, portando in consiglio comunale tre consiglieri. Un politico con alle spalle una lunga esperienza come amministratore, prima a Castelsangiovanni e poi come presidente della Provincia eletto al primo turno con il 53% dopo una competizione con Gianluigi Boiardi (centrosinistra) che si presentava per il secondo mandato amministrativo . Prima di questo percorso, durato fino allo scioglimento delle Province ancora in cerca di autore, è stato dirigente prima della Dc e poi del Popolo delle Libertà, Assessore alla cultura e vicesindaco di Piacenza Massimo Trespidi, dopo Silvio Bisotti segretario del Pd è il personaggio politico piacentino a cui pongo alcune domande per una seconda puntata della Rubrica del blog www.lenticontatto.blogspot.it che da qualche settimana ho deciso di utilizzare come spazio di discussione politica.
Ma non solo. Diciamo di discussione. La rubrica si chiama Terzo Millennio.
Iniziamo. Quale politica per il Terzo Millennio dunque professor Trespidi?
“Dopo un’assenza dalla politica di tre anni dovuto a gravi ragioni personali – spiega all’avvio – ho ripreso a lavorare con le elezioni amministrative della città di Piacenza con una formazione autonoma e civica”
Quanto questa tua scelta è stata legata a un mancato accordo con il centro destra che invece ha deciso di puntare sulla candidatura di Patrizia Barbieri?
“Ho scelto di riprendere attivamente la mia passione politica facendo una scelta indipendente dalla trattativa con il centrodestra. Non essendo più iscritto a nessun partito dopo il Pdl ho deciso di provare a dare vita a un movimento civico per cercare di intercettare una fetta di popolazione che si è sempre più distaccata dai partiti. Si è deciso così di iniziare e la decisione di candidarmi è arrivata dal sostegno che mi hanno dato tanti amici con l’obiettivo di dare un respiro nuovo e diverso alla politica locale. Portarla fuori dalle ‘angustie’ a cui è sottoposta dalla politica dei partiti e degli schieramenti. Del resto questo è dimostrato dalla scarsissima partecipazione al voto. È sotto agli occhi di tutti il fatto che il sindaco di Piacenza ha vinto il ballottaggio con il 25% dei piacentini votanti”.
Un giudizio negativo quindi sui partiti in cui lei ha militato…
“I partiti devono recuperare la dimensione ideale, la capacità di selezione della classe dirigente che ha raggiunto livelli alquanto scadenti. Siamo di fronte a un eccesso di personalizzazione della politica e a una evidente carenza di contenuti ma ci si affanna solo alla ricerca di visibilità. È evidente che questo determina una frattura netta con i cittadini. Che cosa hanno di fronte infatti i cittadini? Una politica che non risolve i problemi e quindi gli stessi cittadini si domandano come si possa fare a risolvere le questioni oltrepassando i politici, bypassando la politica. Ebbene, se la politica diventa un problema si crea evidentemente un cortocircuito nel dialogo con i cittadini ed è quello che sta succedendo… Ma questo lo si nota apertamente anche con questa amministrazione…
A che proposito?
“Molti di loro sono lì per fare “turismo amministrativo”. Quali progetti sono in campo? Abbiamo di fronte una giunta in cui metà degli assessori hanno deleghe insignificanti”
Una critica dura verso la giunta Barbieri nonostante in Provincia sia stata una sua stretta collaboratrice nella giunta. Ora le vostre strade si sono divise nettamente.
“Patrizia Barbieri è stata assessore in Provincia ed è stata voluta da me. È una persona preparata, sconta oggi una totale mancanza di conoscenza della città e della macchina comunale e in questo difficile lavoro vedo che non è aiutata dagli assessori. Salvo rarissime eccezioni. In politica gioca anche l’ambizione personale che non biasimo per nulla. Questo ha portato le nostre strade a dividersi”.
Il suo movimento si chiama Liberi. Perché c’è bisogno di affermare un concetto che dovrebbe essere una naturale condizione nelle società evolute?
“Abbiamo scelto di chiamarci Liberi perché il riscatto della politica possa venire dalla riscoperta della libertà delle persone, perché possano essere protagoniste senza deleghe. Perché ci possa essere un’assunzione di responsabilità diretta. Le cose possono cambiare se vuoi che cambino e senza immaginare l’uomo solo al comando, ma attraverso un movimento popolare di persone provenienti dalla società civile, dalle professioni, con storie, esperienze politiche diverse. Ci sono persone senza alcuna storia politica alle spalle. Liberi innanzitutto da schemi, steccati, ideologie che intruppano le persone che hanno voglia di fare per la propria città. È questo il senso del nostro movimento”.
Avete dato voce a una gran voglia di essere liberi, ma liberi si deve sposare anche con l’assunzione di responsabilità che non è in gran spolvero nel sentire comune…
“Certo che ci vuole responsabilità. Per cambiare e per dare un contributo bisogna fare i conti con la realtà. Si amministra secondo normative e occorre studiare, prepararsi ,conoscere gli atti amministrativi, sapere come funziona la macchina comunale perché le proposte diventino concrete. Come Liberi ci siamo dati una scuola di politica amministrativa. Una volta al mese ci riuniamo in modo assembleare e quattro gruppi lavorano su tematiche diverse tra loro; studiano gli atti amministrativi, mettono al centro i problemi della città, portando in consiglio le proposte elaborate. Un esempio? La proposta di una nuova scuola è stata votata all’unanimità in consiglio comunale. La seconda proposta che porteremo in consiglio è un regolamento del verde pubblico e privato. Ecco il nostro metodo è questo, lavorare insieme per conoscere da vicino la realtà dei problemi. Partiamo dai contenuti del nostro programma aggiornandoli di volta in volta per dare il nostro contributo. Questo è il nostro modo di agire”.
Trespidi professore vive tra i giovani. Giovani che tutti ritengono ai margini di una società autoreferenziale che non guarda al futuro. I giovani hanno perduto le speranze?
“Sono convinti che la politica non serva per cambiare la società. Questa crisi motivazionale credo arrivi direttamente dagli adulti. La disaffezione al voto, alla partecipazione è una mentalità che gli adulti hanno trasmesso ai giovani per questo servono testimonianze di buona politica per dare speranza, proposte per andare a rimotivare i giovani. È anche per questa ragione che per la mia campagna elettorale ho voluto una lista tutta di giovani”.
Giovani con un atteggiamento troppo rinunciatario?
“Scontiamo pesantemente la totale mancanza della meritocrazia, quell’andare avanti ad aiutini e la politica evidenzia molto questo comportamento che porta – e si vede – all’incapacità di dare valore a chi se lo merita. Voglio citare a questo proposito una frase di Voltaire: ‘Gli uomini sono uguali. Non la nascita, ma la virtù fa la differenza’. Credo che l’egualitarismo fine a se stesso abbia contribuito a bloccare la crescita. È così anche nei partiti dove si sommano persone incapaci e insipienti”.
La modernità in questi anni ha portato a emergere un nuovo modo di gestire i servizi pubblici. La delega all’esterno facendo dimagrire l’ente pubblico. Sei stato un sostenitore del principio della sussidiarietà della serie “non faccia il pubblico ciò che sa far meglio il privato”. Ma questo non vuol dire rinunciare anche al controllo sui servizi che restano pubblici anche se gestiti da privati. In questo forse l’istituzione non ha svolto bene il suo compito. Ha esternalizzato e non controlla…
“Credo che la sussidiarietà possa essere la chiave di volta di una nuova crescita per un paese che è in declino. L’errore sta in chi pensa che sussidiarietà significhi deresponsabilizzare lo stato. Attenzione sussidiarietà non è esternalizzazione. Significa conoscere la realtà e affidare ai soggetti la gestione dei servizi e in capo allo stato deve restare la funzione strategica del controllo della qualità, la verifica della gestione dei servizi e premiare se le cose funzionano e bocciare se le cose non funzionano e in questo caso si arrivi anche alla revoca della gestione stessa. Porto un esempio che è stato all’attenzione nelle scorse settimane evidenziato da un assessore comunale. Il canile di Piacenza è affidato in gestione, ci sono cose che non vanno? Bene, si verifica che non si rispetta il capitolato perché non controllare? Credo che la sussidiarietà sia il futuro ma anche il presente”.
Liberi è stato un exploit. 14%, 6mila voti, tre consiglieri… secondo movimento politico dopo il Pd. Che prospettive si aprono ora?
“Devo dire che è stata una sorpresa anche per noi ma siamo e restiamo un movimento civico che si muoverà nell’ambito del territorio piacentino. In città, naturalmente, ma anche nei paesi della provincia.
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| Massimo Trespidi durante la campagna elettorale per le comunali di Piacenza l’estate scorsa |
Ad esempio?
“Beh, Castelsangiovanni, ma anche Alseno, Fiorenzuola, Castellarquato. Nei paesi dove ci sono persone interessate al nostro progetto”.
Dal civismo all’Europa dove a dominare sono le destre estreme
“I parametri economici e commerciali non sviluppano l’unita’ dell’Europa. Oggi è governata dai burocrati che soffocano la spinta ideale nata sui presupposti dell’Europa unita. Ma per governare i burocrati europei ci vogliono politici capaci di fare. In Europa oggi si decide la sorte dei paesi e non si va lì per scaldare la sedia. Se da un lato si va diffondendo il virus della paura, ebbene, quella mentalità indotta dalla paura non la si combatte con i richiami ai parametri economici, non con il mercato selvaggio ma come dice questo Papa la si combatte con il dialogo, il dibattito, la conoscenza dell’altro, il superamento dell’ignoranza che crea pregiudizio. Ci vuole una nuova cultura della solidarietà e della convivenza. Siamo di fronte a una decisione di fondo: l’altro è solo un problema o anche un bene? Per me è un bene. Del resto la comunicazione è difficile in questa società complessa tanto atomizzata che si richiude in se stessa, in cui si vive quotidianamente un uso sbagliato delle tecnologie la realtà rischia di essere quella virtuale e non quella reale”
Il grande tema dell’immigrazione e dell’Africa entra in questo discorso
“Si va diffondendo una mentalità che alimenta la paura. Penso che le posizioni estreme servano per chiudere gli occhi di fronte ai problemi o a fare carriera nella vita. E per quanto riguarda il tema Africa in specifico credo siamo in presenza di un nuovo colonialismo. Per esempio l’Africa è terra di conquista della Cina. Per me su questa grande questione vale ancora un principio che è questo: se gli dai un pesce risolvi il problema di un giorno, se insegni a pescare il problema lo risolvi per la vita. In sostanza o c’è un grande investimento in educazione o continueremo a sfruttarli per le loro ricchezze del sottosuolo impoverendoli sempre di più. Dalla miseria, dalla povertà e dalle guerre non resta che scappare. Solo gli stolti che non conoscono la storia non sanno le ragioni delle migrazioni”.
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| Campagna elettorale comunali di Piacenza 2017 |
Trespidi ultimo presidente della Provincia eletto dai cittadini. Poi l’oblio di un ente che era destinato a essere cancellato dalla riforma costituzionale (bocciata nel referendum del 4 dicembre 2016). Ora si trova in mezzo al guado, non è stata cancellata dalla Costituzione, ma resta un ente di secondo livello.. Solo un pasticcio?
“Che dire, la Provincia si trova in una situazione paradossale a causa di una classe politica che si era impegnata a fare una riforma sbagliata col risultato che ora l’ente si trova in mezzo al guado, ma non c’è il coraggio di portare avanti una vera riforma che investa complessivamente l’assetto istituzionale del territorio”.
La campanella annuncia che la nostra ora di chiacchiera è finita. Il politico Massimo Trespidi deve tornare in aula. Un caffe’, un veloce saluto e alla prossima volta. Le occasioni non mancheranno. La campagna elettorale è alle porte anche se il Liberi restera’ un movimento “locale” la passione politica non conosce confini e steccati. A presto.
(2- Continua)


