LENTI A CONTATTO

La fabbrica delle balle elettorali ha fatturati Super mega galattici

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ANTONELLA LENTI
Il supermercato elettorale in cui siamo entrati in questi giorni sarebbe una pacchia per Marcovaldo, il protagonista delle novelle di Italo Calvino. Panorama tanto paradossale da farci restare indifferenti, tanto parossistico da farci fare spallucce, la vita quotidiana che ci dà il fiato sul collo è ben più importante di quel gioco di società che si sta profilando. Uno spettacolo tra il fantasy e l’horror. Che siamo un po’ tutti ingenui alla Marcovaldo e frastornati dal supermercato della politica? Ci mostrano carrelli stracolmi di ogni ben di Dio, poco importa se non c’è il becco di un quattrino per pagarlo. La creatività surreale di Calvino mi sembra di viverla ascoltando frammenti dei propositi dei politici che, come un’allegra comitiva in vacanza, fanno propositi improponibili mentre sullo sfondo si avvertono gli scricchiolii di una società vecchia e malata. La posta in gioco è spararla più grossa per convincere gli elettori che il 4 marzo è doveroso voltarli perché ci stanno preparando un “carrello pieno di tante sorprese insperate”. Senza tenere conto che il 4 marzo gli elettori dovranno convincersi che votare vale ancora la pena.
E noi, novelli Marcovaldo, li stiamo a sentire. 
Un po’ smaliziati lo siamo, non crediamo una parola però lasciano il segno. Di fronte a tante favole belle, a un futuro radioso, a una prospettiva nuova con uno Stato finalmente amico e non più tiranno perché non sperare che possa essere vero? Siamo quasi a un passo dal credere che, come in Marcovado, i cartelli pubblicitari lungo la strada possano sembrare rigogliosi boschi Carichi di ossigeno. Ci si domanda però dove sia stata nascosta tanta manna fino a questo momento. E’ andata in scena una selezione naturale e non ce ne siamo accorti? Vuol dire che ci saranno dei sopravvissuti che godranno tutti i vantaggi di una società nuova?  E’ questo che sta per succedere? Nel carrello di Marcovaldo ci sta tutto, si comprime, si aggiunge, si fa la montagna del bengodi e che importa se è solo un sogno! Al supermercato della politica si vende di tutto e forse qualcuno comprerà. La fabbrica delle illusioni raggiunge fatturati inimmaginabili. Improvvisamente siamo diventati ricchi a nostra insaputa. Improvvisamente quello che si prospetta e’ un paese che non ha più bisogno di sacrifici. “Pensate qualcosa e noi ve la daremo”. Ecco le parole d’ordine di una politica senza contenuti. Parole d’ordine di una politica che le pensa di notte per raccontarle di giorno. È pur vero che la platea è sempre più esigua. È pur vero che il disincanto è sempre più la fonte del nostro vivere di fronte a sogni di una notte d’inverno che tramutano zucche in carrozze, che tingono il cielo di rosea aurora anche quando minaccia il temporale. Peccato che in ospedale i posti continuino a mancare. Peccato che le pensioni siano destinate a scomparire per una generazione di 40enni che non ha ancora avuto un contratto di lavoro degno di questo nome. Peccato che l’ameba delle tasse sia sempre più insaziabile. Peccato che le tasse, quella cosa che serve a una nazione per dimostrare che tiene ai propri cittadini, continuino a pagarle solo quelli che non possono sfuggire al cappio. Peccato.

Antonella Lenti
(Pubblicato su Liberta’ il 16 gennaio 29018)

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