Presentato a Roma il programma della tredicesima edizione del festival. Quattro giorni di incontri e discussione con docenti e professionisti che ci condurrano a capire come cambia la societa’ e come la tecnologia porti a modificare profondamente il lavoro fugure professionali.
La domanda di fondo resta. Con la tecnologia e’ in atto anche una mutazione antropologica?
“La tecnologia può elevare il lavoro e creare tempo libero – scrive Tito Boeri, direttore scientifico del Festival dell’Economia di Trento, ma la sua avanzata si accompagna al consumo diffuso di ansiolitici. Ogniqualvolta si assiste ad un’accelerazione del progresso tecnologico, le tesi secondo cui le macchine sostituiranno interamente l’uomo prendono piede. La fine del lavoro è stata decretata centinaia di volte, con un pessimismo tecnologico che trascende gli anni di crisi. Eppure nelle economie di tutto il mondo si continuano a generare milioni di posti di lavoro e il tasso di occupazione (il rapporto fra occupati e popolazione in età lavorativa) è cresciuto nel corso del XX secolo pressoché ovunque. Anche se la disoccupazione può aumentare bruscamente durante le recessioni, ed è oggi insopportabilmente alta in alcuni paesi, tra cui il nostro, non c’è traccia di una crescita di lungo periodo della disoccupazione. Automazione significa distruzione di lavoro, sostituzione di lavoro svolto dall’uomo con macchinari, ma l’automazione in genere porta con sé anche un aumento della produttività e dei salari nei lavori che le macchine non riescono a sostituire. E questa creazione di valore del lavoro comporta, a sua volta, creazione di lavoro. Anche se la frontiera dell’automazione si sposta rapidamente e le tecnologie dell’intelligenza artificiale sono in rapido sviluppo, siamo ancora molto lontani dal sostituire il lavoro con robots in mansioni che richiedono flessibilità, discrezionalità e che, più in generale, non si prestano ad essere codificate. Non è solo il progresso tecnologico ad avere effetti sul mercato del lavoro – aggiunge Boeri – è lo stesso mercato del lavoro a influire sulle traiettorie tecnologiche. Il progresso tecnologico è tutt’altro che uniforme. A seconda delle istituzioni del mercato del lavoro, della demografia, delle dotazioni di capitale umano di un paese, lo sviluppo tecnologico può orientarsi in direzioni diverse.
Anche le innovazioni tecnologiche a svantaggio del lavoro poco qualificato possono creare opportunità di lavoro di altra natura per persone poco istruite. In molti paesi negli ultimi decenni si è assistito ad una polarizzazione dell’impiego, con creazione di lavoro ai due estremi della distribuzione del lavoro per qualifiche: sono cresciuti soprattutto i lavori poco qualificati o quelli molto qualificati, mentre c’è stata una contrazione di quelli che contemplano abilità medie. Il progresso tecnologico potrebbe essere responsabile di questa polarizzazione perché ha spinto molte persone istruite, soprattutto donne, a partecipare al mercato del lavoro, assumendo persone poco qualificate per il lavoro domestico.
Il progresso tecnologico porta con sé nuovi problemi distributivi che i nostri sistemi di protezione sociale non sembrano ancora in grado di gestire. Sono stati introdotti con l’obiettivo di contenere i costi sociali delle fluttuazioni cicliche, ma non sembrano oggi in grado di affrontare problemi strutturali, di lungo periodo, come quelli legati al futuro di chi di colpo ha visto il proprio capitale umano deprezzarsi grandemente. Non sono oggi in grado di coprire le nuove forme del lavoro dipendente, che spesso si traveste da lavoro autonomo, come in molta dell’economia dei lavoretti nata utilizzando le piattaforme digitali.
Il passato offre lezioni molto importanti sull’impatto delle nuove tecnologie. Per questo, la narrazione storica, soprattutto quella basata sui dati degli storici economici, troverà grande spazio in questa edizione del Festival dell’economia. Al contempo dobbiamo essere consapevoli del fatto che la storia passata è una guida molto imperfetta per ciò che ci attende nei prossimi decenni. Se c’è una cosa non lineare questa è proprio il progresso tecnologico. Più che in passate edizioni, – conclude Tito Boeri – il Festival ospiterà l’inventiva dei tecnologi e degli stessi economisti. Non sanno predire il futuro, ma certo possono immaginarlo con molta più concretezza e capacità di coglierne le contraddizioni di tanti altri.”
Anche le innovazioni tecnologiche a svantaggio del lavoro poco qualificato possono creare opportunità di lavoro di altra natura per persone poco istruite. In molti paesi negli ultimi decenni si è assistito ad una polarizzazione dell’impiego, con creazione di lavoro ai due estremi della distribuzione del lavoro per qualifiche: sono cresciuti soprattutto i lavori poco qualificati o quelli molto qualificati, mentre c’è stata una contrazione di quelli che contemplano abilità medie. Il progresso tecnologico potrebbe essere responsabile di questa polarizzazione perché ha spinto molte persone istruite, soprattutto donne, a partecipare al mercato del lavoro, assumendo persone poco qualificate per il lavoro domestico.
Il progresso tecnologico porta con sé nuovi problemi distributivi che i nostri sistemi di protezione sociale non sembrano ancora in grado di gestire. Sono stati introdotti con l’obiettivo di contenere i costi sociali delle fluttuazioni cicliche, ma non sembrano oggi in grado di affrontare problemi strutturali, di lungo periodo, come quelli legati al futuro di chi di colpo ha visto il proprio capitale umano deprezzarsi grandemente. Non sono oggi in grado di coprire le nuove forme del lavoro dipendente, che spesso si traveste da lavoro autonomo, come in molta dell’economia dei lavoretti nata utilizzando le piattaforme digitali.
Il passato offre lezioni molto importanti sull’impatto delle nuove tecnologie. Per questo, la narrazione storica, soprattutto quella basata sui dati degli storici economici, troverà grande spazio in questa edizione del Festival dell’economia. Al contempo dobbiamo essere consapevoli del fatto che la storia passata è una guida molto imperfetta per ciò che ci attende nei prossimi decenni. Se c’è una cosa non lineare questa è proprio il progresso tecnologico. Più che in passate edizioni, – conclude Tito Boeri – il Festival ospiterà l’inventiva dei tecnologi e degli stessi economisti. Non sanno predire il futuro, ma certo possono immaginarlo con molta più concretezza e capacità di coglierne le contraddizioni di tanti altri.”
Il presidente Rossi: “In un’epoca in cui tutto si consuma velocemente, un’occasione per fermarsi e riflettere”
Le parole dei protagonisti
“L’esperienza che abbiamo fatto in questi anni di Festival ci dice – ha evidenziato il presidente della Provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi durante la conferenza stampa di presentazione – che puntare su un momento di approfondimento, molto aperto e facilmente accessibile, su temi piuttosto complessi sia la via giusta, in un’epoca in cui tutto si consuma velocemente, per fermarsi e riflettere. Questa è una delle funzioni principali del Festival. Il tema di quest’anno, come spesso è avvenuto in passato, darà, inoltre, a noi che abbiamo la responsabilità di “decisori” molti spunti. Quello del rapporto fra la tecnologia e il lavoro è un tema che crea preoccupazione e al tempo stesso grandi speranze. Il Festival è un’opportunità ed uno stimolo – ha concluso Rossi – che ci permetterà di scoprire se effettivamente la tecnologia sia in grado di creare nuove prospettive per l’occupazione e quanto influisca, quantitativamente e qualitativamente sul lavoro e sullo sviluppo del territorio”.
“La tecnologia va governata, questo credo sarà il messaggio che attraverserà il Festival – ha detto l’editore Giuseppe Laterza – perché non si tratta di un fenomeno meteorologico, non è qualcosa che sta sopra la nostra testa, decidiamo noi come utilizzarla. Possiamo utilizzarla per il male, ad esempio per distruggere il lavoro, oppure per il bene facendone un volano di sviluppo anche per il lavoro. Il Festival – ha aggiunto Laterza – fornisce sempre stimoli intellettuali molto forti, per questo e anche grazie all’atmosfera unica e all’accoglienza che si trova in Trentino molti relatori ci chiedono di tornare, così come torna, ogni anno, gran parte del pubblico. Il Festival – ha concluso – nasce come un’idea pluralistica, non come una passerella di star, ma di importanti interlocuzioni di contenuto e soprattutto dove non ci siano pensieri unici”.
“La tecnologia va governata, questo credo sarà il messaggio che attraverserà il Festival – ha detto l’editore Giuseppe Laterza – perché non si tratta di un fenomeno meteorologico, non è qualcosa che sta sopra la nostra testa, decidiamo noi come utilizzarla. Possiamo utilizzarla per il male, ad esempio per distruggere il lavoro, oppure per il bene facendone un volano di sviluppo anche per il lavoro. Il Festival – ha aggiunto Laterza – fornisce sempre stimoli intellettuali molto forti, per questo e anche grazie all’atmosfera unica e all’accoglienza che si trova in Trentino molti relatori ci chiedono di tornare, così come torna, ogni anno, gran parte del pubblico. Il Festival – ha concluso – nasce come un’idea pluralistica, non come una passerella di star, ma di importanti interlocuzioni di contenuto e soprattutto dove non ci siano pensieri unici”.
“Il lavoro ha sempre seguito le evoluzioni della tecnologia. – ha detto il rettore dell’Università di Trento Paolo Collini. I profili si sono adeguati allo sviluppo e alla disponibilità di nuovi strumenti. Ma mai così rapidamente. La sfida cui ci troviamo davanti oggi è quella di aggiornare le nostre competenze con maggiore velocità. Questa edizione del Festival ci permetterà di riflettere sui cambiamenti nel modo di fare educazione. Dalla lavagna con il gesso, fino al tablet: molto è cambiato nel rapporto tra informazioni e apprendimento. Ragionare sul futuro del lavoro – ha concluso Collini – ci permetterà di riflettere su come fare meglio il nostro”.
“Dopo aver toccato i temi delle tasse e dell’immigrazione – ha poi detto il presidente dell’Università di Trento, Innocenzo Cipolletta, la terza ondata di populismo potrebbe rivolgersi verso le macchine, responsabili della distruzione dei posti di lavoro. Il rischio che qualcuno insinui la necessità di arrestare lo sviluppo è reale. Ad esempio in Cina, dove l’aumento della disoccupazione di massa rischia di esplodere a causa della crescente automazione. Per contrastare il fenomeno – ha concluso Cipolletta – bisogna capire come si costruisce il lavoro e come si distribuisce il guadagno di produttività”.
Infine Tito Boeri, direttore scientifico del Festival che ha illustrato il programma di questa 13^ edizione. “Il progresso tecnologico – ha detto – è stato fondamentale per conquistarci una maggiore qualità della vita, ma adesso ci pone degli interrogativi importanti. Chi può condizionare il progresso, chi ne può sfruttare i diritti? Come possiamo rendere i lavoratori partecipi e ancora come rilanciare l’azione di protettiva dei sindacati? Quesiti a cui cercheremo di rispondere al Festival. Dobbiamo essere pronti per capire ed analizzare l’impatto che avranno le nuove tecnologie sulla società. Il Festival sarà un’occasione per promuovere il metodo scientifico, andando a guardare i dati, contro il dilagante negazionismo”.
(Comunicati stampa redatti a cura della Provincia di Trento)