Libertà oggi ha pubblicato un articolo sulla cena di Armonia del 2 dicembre all’Avila. Eccolo
Più di una cena degli auguri. Più di un ritrovo di donne. Più di un rituale incontro per stare insieme. La cena invernale di Armonia, come quella estiva, è l’incontro delle donne che hanno passato l’esperienza del tumore al seno e che, senza compiangersi, senza autofrustrarsi per il destino malvagio e maligno, festeggiano le loro vite.
Dalle storie più diverse, dalle età più varie: tutte con quella luce negli occhi che da sola illumina la sala al momento del taglio della torta. Le donne e naturalmente i medici che le hanno seguite: Giorgio Macellari e Gerardo Gasperini in prima fila sempre, perché ancora le tengono per mano nel percorso del dopo malattia.
Anche quest’anno la cena di Armonia all’Avila di Rivalta, la si può archiviare nel pacchetto delle cose fatte e ben riuscite. Ci sono almeno 150 persone e la gran parte ha vissuto l’esperienza del cancro, ha ricordato la presidente dell’associazione Armonia Romina Cattivelli, ma qui si sente solo gioia e serenità, quello stato d’animo positivo che ci consente – ha sottolineato – di stare insieme. In questa edizione la serata si è arricchita con una <+corsivo>new entry <+tondo>. Una mini lotteria con i doni arrivati dalla generosità di alcune persone e aziende. Tra questi pupazzetti a forma di animali fatti all’uncinetto frutto della fantasia e dell’abilità delle mani di una donna, Simona Ferrari. Ho scoperto la vena creativa – ha raccontato – dopo un intervento chirurgico. «Mi ha immobilizzato e ho voluto fare qualcosa che impegnasse il tempo e che producesse un lavoro concreto. “Da un filo tanta magia” – scrive Simona sulla presentazione delle sue Fantasie all’uncinetto.
L’appuntamento con le donne di Armonia va ben oltre le pietanze. La tavola imbandita è il pretesto, il calore viene dalle persone che si riconoscono pur senza conoscersi perché si sono viste tante volte là al Guglielmo da Saliceto, sanno ciascuna dell’altra che, giorno per giorno, ci si conquista l’esistenza.
Ci si sente a casa ogni volta. Luoghi in cui si fa spazio la leggerezza interiore tanto che si è anche capaci di scherzare quando si citano le date degli ultimi controlli e li si archivia come fosse un’esame all’università che incassi sul libretto. Francesca, Angela, Gabriella, Barbara, tante donne tante storie. Per quelle ancora sotto osservazione è una conquista poter raccontare di aver raggiunto il traguardo di un <+corsivo>follow up<+tondo> a sei mesi. Una gioia.
«Lì per lì ho pensato che mi abbiano allungato i mesi del controllo per risparmiare, son tempi di tagli… Ma poi ho voluto pensare che fosse perché sto uscendo dal tunnel… e mi sono sentita meglio». Dice sorridendo Francesca. Storie, racconti e vita quotidiana. Queste donne hanno imparato a conoscerci attraverso il cancro che è stato il <+corsivo>medium<+tondo>. Senza conoscersi a fondo si riconoscono tutte perché si rivede quella signora che ha fatto la sfilata per il Braday oppure perché un’altra la si è incontrata tante volte al day hospital; di lei si sa della mamma che si era sentita male e che ora sta meglio, della figlia che se n’è andata a studiare via. Storie di vita di cui ciascuna va fiera.
Storie di un gruppo che varia di volta in volta, ma si riconosce sempre. Le donne sentono di appartenere un poco l’una all’altra. Non è un circolo chiuso, non è una setta quella delle donne operate di tumore al seno. Non può esserlo, pur tra le preoccupazioni, pur nei momenti di sconforto c’è sempre uno spiraglio di luce in quegli occhi… Anche l’altra sera all’Avila la luce ha preso il sopravvento. Luce e musica a go-go per celebrare la normalità di un microcosmo che la malattia ha fatto incontrare.

