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Donne, una storia che pesca nell’antico?

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riflessioni pubblicate su Libertà del 7 aprile scorso

Tra le donne e gli altri umani la ruota non gira. Accusa
qualche colpo e s’inceppa. Mah! Qualche vocina prima soffusa poi un po’
più maschia si fa sentire e sembra di comprendere un retropensiero che
suona un po’ così: “Le donne stè rompi…. meglio se ne stiano a fare la
calza, ad accudire ai figli della vita pubblica ce ne occupiamo noi. Fidatevi,
è meglio”. Inespresso, non scritto è un sentire che a volte ti attraversa
la pelle e fa l’effetto di un brivido. Di stupore.
E’ un retropensiero
che fa capolino anche se non tradotto in parole e si avverte latente in
tante piccole manifestazione di fastidio ogni volta che le donne osano.
Non importa in che cosa hanno l’ardire di osare. Osano. Si prendono la
libertà di farlo senza permesso. Come se quel diritto di uguaglianza abbia
sempre bisogno di essere vidimato ad ogni occasione. Quegli apprezzamenti,
quei giudizi anatomici che spesso si sentono sibilare quando a cimentarsi
sono le donne, sferzano e feriscono come un vento freddo che lascia sulla
pelle cicatrici e arrossamenti. Qui cade la maschera del politicamente
corretto ed emerge in tutta la sua potenza la “non digeribilità” delle
donne nella vita pubblica. Proprio non vanno giù. Quel retropensiero fa
spesso più rumore di un discorso palese. Insomma tra le donne e la vita
pubblica sembra non vi possa essere storia. E’ pur vero che – a voler essere
sincere se si guarda alle performance che alcune donne hanno espresso in
politica – sarebbe meglio calare un pietoso velo e chiudere il capitolo.
Tra le donne e la vita pubblica non c’è storia. Di certo non c’è feeling.
E’ una vita difficile.
Da qualche tempo si susseguono affermazioni e segnalazioni di episodi assurdi.
L’ultimo della serie è quello arrivato da Cortina d’Ampezzo. Sì, la perla
delle Dolomiti. Quel posto così esclusivo passato alla storia per richiamare
tutta l’élite internazionale nei decenni passati. Quel posto in cui certamente
per lo skypass basta una app sullo smartophone e dove nella via principale
passa lo struscio dell’Italia che conta.
Ebbene, cosa sarà mai successo
a Cortina, la perla delle Dolomiti? Le donne non potranno entrare nella
gestione della Regola d’Ampezzo, un sistema consortile per la gestione
dei boschi che risale al Medioevo. A governare i boschi continueranno ad
essere solo i maschi. Nell’assemblea riunita per votare la novità non si
sono avuti i due terzi per dare il via libera alla svolta. E allora che
hanno fatto le signore ampezzane? Hanno protestato e manifestato coperte.
Dal viso ai piedi per esprimere l’indignazione. Col loro ingresso si sarebbe
rotta la Regola. Ancora una questione di cognomi, di necessità di lasciare
il segno, di discendenza. Il pericolo del frazionamento e il timore che,
sposandosi con persone di fuori la Storia maiuscola che scrivono gli uomini
sarebbe stata tradita… Mah, sembra un gioco di società.
Storie da Medioevo
nel terzo Millennio dove la tecnologia e i grandi passi compiuti rischiano
di far perdere di vista il cuore della società moderna: l’intersecarsi
delle esperienze tra diversi: uomini e donne. Di tutte le latitudini. Le
donne di Cortina hanno risposto velandosi il viso come dire: non abbiamo
identità, noi qui nel 2016 ancora escluse, interrogatevi! Tutto questo
a Cortina, la perla delle Dolomiti dove anche lo skypass certamente lo
prenoti con una app sullo smartphone.
Storie del nuovo millennio in cui
si torna all’antico. Ma, chiediamoci, dall’antico siamo mai usciti davvero?
Episodi come questo ce ne sono altri in cui sono gli uomini a dare giudizi
e a contrapporsi alle donne. Ne abbiamo sentite tante: una donna incinta
dovrebbe pensare al lavoro di fattrice senza avere troppi grilli per la
testa e cimentarsi nell’agone pubblico. Sono stati lanciati giudizi tagliati
con l’accetta: le donne che sfondano un po’ la bilancia sarebbero inadatte
(solo le donne?). E poi ogni giorno ci porta l’incubo di violenze che non
permettono una vita libera e serena… C’è quasi qualcosa di atavico e
profondo che fa tornare indietro il genere umano. Che azzera quel tanto
di positivo incassato sulla strada dell’affermazione femminile. Sarebbe
facile parlare di “uomini che odiano le donne”. Non è odio, è di più.
Trovarsi di fronte all’arretramento su una conquista raggiunta è pane quotidiano
per le donne e spesso lo si permette, ci si comporta come se il diritto
sgorgasse da gentile concessione. Non ci sono grandi aspettative, si sa
in partenza che sarà un “pacchettino” calzato su una vita declinata sempre
al diminutivo, una “vitina”. Se così non fosse l’organizzazione stessa
della società non sarebbe così poco amichevole verso le donne. A cominciare
dal servizi che dovrebbero supportare maternità e famiglia in generale.
Siamo una società che non fa figli. Continuiamo ad avere una demografia
bloccata, però alle viste non ci sono politiche vere per virare in altra
direzione. Eppure di esempi in giro per l’Europa ce ne sono tanti. Culle
fiorite quasi zero, ma tanti pronunciamenti di principio sul valore della
famiglia. Se una società evoluta non mette in cantiere i servizi necessari
per permettere a tutte le famiglie di contribuire a dare gambe e braccia
al futuro di questa umanità a che serve la retorica? Non si tiene conto
delle donne. Sembrano amate, ma sono anche disprezzate perché confinate,
spesso, in un immaginario che le inquadra nel solito cliché che le vuole
inanimate ma belle, alte con capelli fluenti, tubini bianchi e neri a seconda
della bisogna. Ferme e statiche sulle pagine di una rivista oppure in azione
nel digitale terrestre dove sono protagoniste per promovere un prodotto
di bellezza o altro.
Poi ci sono le donne della porta accanto che un tubino
non lo hanno mai posseduto, che una famiglia cercano di averla, che fanno
i salti mortali per conciliare i tempi di tutto e di tutti e che incastrano
un’altra donna (le loro mamme o le zie) per improvvisare quei servizi che
non ci sono. Donne. Le pari opportunità in politica. Nelle liste c’è pari
presenza. Sulla carta. Del resto come avrebbe potuto un paese per metà
abitato da cittadine non avere donne in politica? Dai e dai qualcuna ce
la fa.
Poi ci sono i fenomeni. Le cover women spesso in primo piano sulle
riviste. Le donne-fenomeno che, nonostante le difficoltà materiali incontrate,
hanno all’attivo grandi risultati. Nella carriere, nella famiglia, quasi
sempre hanno dai due figli in su, ma niente le ha fermate salvo scoprire,
scavando scavando, che la famiglia è quasi un’impresa che dà lavoro ad
almeno quattro persone tra governanti cameriere, autisti ecc. Quello di
cui si avrebbe bisogno, è molto meno. L’altra parte di umanità più amica
delle donne.

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