da Libertà del 28 febbraio
Un’esperienza che fa scuola quella della chirurgia plastica ricostruttiva
senologica consolidata a Piacenza. Una chirurgia amica delle donne e che
permette di evitare l’intervento in due tempi. Un passaggio in meno in
sala operatoria, si sa, è certamente un fatto positivo per chi vive il
dramma del cancro alla mammella che implica timori, paure non solo legate
all’aspetto sanitario della malattia, ma che determina spesso – per la
delicatezza dell’intervento – risvolti psicologici anche devastanti.
Da
anni la chirurgia plastica senologica soft è una realtà concreta a Piacenza.
«E’ al passo con l’innovazione», dice l’attore principale dottor Gerardo
Gasparini chirurgo plastico presso l’Unità operativa di Chirurgia senologica
dell’Ausl di Piacenza diretta dal dottor Giorgio Macellari. Il dott. Gasparini
nelle scorse settimane, invitato come relatore al Congresso di Treviso
organizzato dell’Associazione Nazionale Italiana dei Senologi Chirurghi
e del Gruppo Triveneto Emiliano Romagnolo di Chirurgia Plastica, ha portato
la sua esperienza parlando dell’impiego dei bio materiali di supporto alle
protesi nella ricostruzione mammaria in tempo unico dopo mastectomia conservativa.
Il congresso di Treviso è stato un importante appuntamento che ha visto
confrontarsi chirurghi provenienti dal Nord e Centro Italia sulla chirurgia
plastica mammaria nei suoi vari aspetti, con particolare attenzione agli
orientamenti più innovativi in materia di ricostruzione mammaria post oncologica.
Il professionista piacentino – che da oltre 20 anni costituisce il riferimento
della Chirurgia Plastica ed in particolare di quella Senologica ricostruttiva
– ha illustrato nel corso del congresso di Treviso l’esperienza e la casistica
maturata negli ultimi due anni di impiego pressochè sistematico di questi
nuovi presidi che facilitano la ricostruzione in tempo unico della mammella,
contestualmente alla mastectomia.
Quali sono gli aspetti particolari che
ha portato questa esperienza a rappresentare un esempio?
«Si utilizzano
matrici dermiche acellulari (ADM) di derivazione animale, opportunamente
trattate per renderle inerti, ma di facile incorporazione nei tessuti umani,
che consentono di dare spessore, sostegno e consistenza alla cute dei quadranti
inferiori della mammella e renderli idonei per una più sicura e stabile
collocazione della protesi mammaria definitiva. Tali matrici, che dobbiamo
immaginare come reti soffici e morbide – spiega il dottor Gasparini – vengono
ancorate al neo solco sotto mammario inferiormente ed al muscolo grande
pettorale superiormente, dopo averlo disinserito dal costato, a completare
la copertura della protesi».
Una tecnica applicabile a tutte le pazienti?
«Le candidate alla ricostruzione mammaria in tempo unico vengono selezionate
in base alle caratteristiche del tumore e della mammella da ricostruire,
pertanto elegibili per un trattamento di mastectomia conservativa che conservi
cioè il mantello cutaneo mammario ed il più delle volte il complesso areola
capezzolo. Ciò consente di superare, in una percentuale crescente di casi,
la ricostruzione in due tempi con la fase preliminare di espansione dei
tessuti della regione mammaria; pertanto, da un lato la paziente conclude
il percorso chirurgico in un unico tempo con ovvie positive ricadute sulla
vita familiare, lavorativa e di relazione, dall’altro lato si hanno risvolti
positivi sulla organizzazione interna dell’attività chirurgica e sulle
liste di attesa che vanno a compensare i costi aggiuntivi legati all’impiego
di questi nuovi presidi».
Quali dati sui risultati della tecnica?
«I
risultati clinici, con un follow up che ha raggiunto ormai oltre due anni,
sono estremamente positivi – dice il dottor Gasparini – sia in termini
di soddisfazione per la paziente oltre che per il chirurgo, sia di qualità
ed efficacia estetica delle ricostruzioni stesse. L’impiego di questi bio
materiali rafforza ulteriormente il concetto della ricostruzione mammaria
protesica come procedimento versatile, prevedibile ed efficace per un numero
crescente di situazioni cliniche. L’importanza di questa nuova metodica
che si va ad aggiungere agli strumenti di cui il chirurgo plastico dispone
per costruire, in modo eclettico, un percorso ricostruttivo sempre più
dettagliato e personalizzato alle esigenze di ciascuna paziente».
Infine
un’altra buona notizia per Piacenza. Il dottor Gasparini è stato invitato
a far parte del gruppo di studio all’interno dell’Associazione “Senonetwork”
(affiliate le Unità operative di Senologia italiane di eccellenza). Il
gruppo, dedicato ai bio-materiali ed ai nuovi presidi in chirurgia senologica
ricostruttiva è incaricato di stilare raccomandazioni e linee guida da
diffondere a tutte le Unità di Senologia del territorio nazionale riguardo
alcuni aspetti innovativi in Senologia.