Festival del Pensare 2025 alla ricerca di un umanesimo contemporaneo: attenzione alla vita degli altri e di se stessi
Torna il colibrì, simbolo evocativo del Festival del pensare contemporaneo. Con la frenesia del suo eterno battito d’ali ci invita a non dismettere il prezioso bagaglio di cui siamo forniti: a perseverare nell’attività del pensiero e nella capacità di elaborarlo. Ne siamo pienamente consci?
Per saperne di più sul Festival vai al link del Comune di Piacenza
Il tema del Festival del pensare contemporaneo di Piacenza edizione 2025 può essere un ottimo medium anche per aiutarci a indagare dentro noi stessi. Prima condizione per capirci a vicenda e rieducarci sul percorso del pensiero troppo sacrificato al tempo che corre frenetico e non lascia spazi di riflessione. Prendiamoci uno stop dalla frenesia e cominciamo a riflettere. È questo il messaggio che ci lancia quest’anno il Festival di Piacenza che ha compiuto tre anni e che ha sedimentato attenzione a livello nazionale. (alcuni temi trattati nel festival 2024)
Potremmo incontrare sulla nostra strada un “pensare” che si stacca da quello utilizzato fino ad ora. Il festival potrebbe aiutarci a capire meglio e più a fondo il reale che viviamo. Pensare aiuta a non subire il reale in cui siamo immersi, ma neppure sottrarcisi per non soffrirlo ci dà il là per vivere appieno il nostro tempo.
Un festival di questa natura è certo un ottimo medium verso l’esercizio dell’introspezione. Un po’ passata di moda e, anzi, simbolo di quel pessimismo cosmico che in questi tempi diventa già una categorizzazione negativa per chi ha la sventura di trovarsi in quelle acque. L’occasione può essere un esercizio per avviarci alla maturità della conoscenza della realtà e dei protagonisti. Del resto, su altri temi, lo sono state anche le edizioni precedenti. Quello di quest’anno, potrebbe svelare una marcia in più.
Troppe aspettative? Forse. Ma il tema porta a pensarlo: è forse il più filosofico in senso stretto. Forse anche il più difficile perché si entra coi piedi nel piatto di un’interiorità che spesso si accantona e a cui non si presta attenzione.
L’occhio sarà puntato sulle “vite” individuali e collettive raggiunte attraverso l’attenzione agli altri. “Vite svelate, esporsi/coprirsi”, titolo impegnativo a dir poco e che, seppure il programma presentato alcune settimane fa non sia ancora del tutto completo, propone già un numero altissimo di ospiti (200 per 80 eventi che animeranno vari angoli noti e meno noti della città).
La nuova edizione prosegue la ricerca del significato e del come l’umanità si approccia alle sfide contemporanee ma, rispetto alla “meraviglia” che fu la ricerca nel 2024, quella in programma per il prossimo settembre, secondo una valutazione personale, ha l’ambizione di andare più in profondità e cercare di capire, attraverso il sentire dei singoli, ma anche al sentire collettivo, chi siamo, chi stiamo per diventare e in questo cambiamento – dettato dalla contemporaneità anche terribile che ci travolge – quale componente del nostro essere potrebbe diventare altro da noi.
Capire se stessi serve per non soccombere, per tenere orientata la propria barra del pensare. Prima di tutto attraverso il confronto (mai deve mancare) e l’attenzione agli altri. Un’attenzione che, come hanno spiegato gli organizzatori, si manifesterà anche attraverso l’incontro di persone diverse – molto diverse tra loro – tanto che mai avrebbero immaginato di condividere uno stesso palco e parlare insieme. Lo faranno al festival del pensare.
La cifra di fondo dell’edizione 2025 sono le vite degli altri. E anche le nostre in senso traslato. Le vite delle persone che, in un altrove lontano e tormentato, in questo momento vivono condizioni difficili. Le vite di chi cavalca successi e li aggancia con sacrificio e responsabilità. Ma anche, perché no, un arricchimento culturale per chi assisterà agli incontri: ne diventeremo protagonisti e ci porteremo a casa un buon bagaglio da snocciolare, elaborare e sviluppare col tempo. Un tesoro per affinare anche il nostro di pensiero, a volte eccessivamente volatile, liquefatto o, al contrario, granitico.
L’appuntamento di settembre a Piacenza è da considerare, per le occasioni che offre (e anche per le attese che già mostra), un evento culturale penetrante, utile nel processo di messa nudo del sé. Che potrebbe diventare un metodo di rapporto e di dialogo con l’altrui esistenza, l’altrui sentire, il pulsare delle ragioni interiori mai svelate e che, nelle dinamiche asettiche degli sterili incontri virtuali, non possono ambire mai a diventare “virali”. Troppo lontani dallo spettacolo, dall’esteriorità, uniche condizioni che permettono di alzare clamore e destare morbosa curiosità.
Viviamo una stagione di voci a squarciagola che creano echi da un continente all’altro. Un tempo in cui la ricerca del protagonismo a tutti i costi, talvolta superficiale (enfatizzato dalla tecnologia che tutti – volenti o nolenti – abbiamo a portata di mano e di cui spesso abusiamo) mette in secondo piano la ricerca del sé, dell’interiorità dei protagonisti della storia nelle arti, nella scienza, ma anche della contemporaneità. L’attesa alta è che questo rappresenti l’impalcatura del terzo Festival del pensare contemporaneo di Piacenza dall’11 al 14 settembre, qualche settimana d’anticipo rispetto alle precedenti edizioni.
Le parole dei rappresentanti delle istituzioni (sindaca di Piacenza Katia Tarasconi e il presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano Roberto Reggi ai quali si deve il sostegno a questa bellissima iniziativa insieme a Rete Cultura Piacenza) ma anche gli ideatori e responsabili culturali del programma del terzo festival piacentino, Alessandro Fusacchia, Andrea Colamedici e Maura Gancitano lasciano ben sperare perché, come hanno rimarcato, il festival avrà, in ogni appuntamento, “un obiettivo ambizioso: l’umanesimo”.
Sempre e comunque si parli di intelligenza artificiale; di patriarcato; di diversità; di donne; di menopausa; di Europa; di democrazie (“sotto attacco e che diventano autocrazie”); di rapporto dei giovani con il lavoro; del modo di diventare adulti in questo mondo; di economia e della crescita; di sentimenti sociali; di vendetta; di progetti di vita; di arte e spiritualità… di come si forma il senso comune; di come ripulire il pianeta; dell’abitare i luoghi: fragilità e diversità nelle città; di spreco alimentare e di nuove filiere corte; di fine dell’abbondanza: l’acqua; del fine vita e tanto altro.
Antonella Lenti
