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Sanità 2025 fa lo screening, non va tutto bene ma resistiamo

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Sanità 2025 fa lo screening, non va tutto bene ma resistiamo

Chiaroscuri su un sistema che “deve cambiare ma non vuole”

Sanità? Un sistema che deve cambiare, si sa. Ma che fatica farlo. A cominciare dalle mansioni mediche e infermieristiche che, anche grazie alla tecnica all’ausilio tecnologico con l’introduzione sempre più diffusa della telemedicina, impongono una rivisitazione. Ma i dati non consegnano segnali di evoluzione. Lo conferma il rapporto tra numero di infermieri per numero di medici che resta  pressoché costante in tutte le regioni italiane come se il sistema di cura si svolgesse come decenni fa. Ma non è così.

In Emilia Romagna nel 2017 il rapporto era 3,02 (tre infermieri per medico) nel 2009 ha subito una lieve flessione portando il rapporto a 2,94 mentre per lo stesso periodo il totale complessivo di tutte le regioni si attesta a 2,45. Ma così non funziona perché a quanto par di capire si devono ripensare compiti, spazi e tipi di lavoro che assegnino agli infermieri mansioni indipendenti dai medici. Con la laurea in scienze infermieristiche infatti gli infermieri hanno competenze che possono svolgere in autonomia.

Quel dato sopra ricordato dimostrerebbe però che nonostante siamo in presenza di un cambiamento necessario, nella pratica il sistema nel suo complesso, non riesce a cambiare nella sostanza.

Cambiamento è stato il filo conduttore sotteso alle parole di Paola Bardasi, direttrice generale dell’Ausl di Piacenza nei giorni scorsi ospite del consiglio comunale cittadino.

Un incontro programmato che ha toccato i tantissimi punti del sistema locale: dalle liste d’attesa, ai consultori, al bilancio sui Cau, fino alla carenza di medici e infermieri, al nuovo ospedale ma anche alla Casa di comunità in costruzione a Piacenza… Non sono mancati quindi anche i lati dolenti – riconosciuti a più riprese anche dalla stessa direttrice – un terreno su cui lei stessa ha tratteggiato alcune prospettive che devono e possono lasciare aperto uno spiraglio di speranza.

Per lanciare questo messaggio sul futuro Bardasi ha usato una frase di Aldo Moro: “Si tratta di essere coraggiosi e fiduciosi al tempo stesso. Si tratta di vivere il tempo che ci è dato vivere con tutte le sue difficoltà”.

SANITA’ – Ausl ai raggi X

Nella sua lunga esposizione ha messo ai raggi x il lavoro dell’Azienda sanitaria. Tra i temi il nuovo ospedale. In questi giorni il nuovo bando per l’assegnazione dei lavori (da realizzazione che entro il 2025). Si attiverà una commissione regionale che valuterà le proposte per dare poi il via libera ai lavori attraverso il project financing. Attenzione – ha rilevato Bardasi – il nostro project financing  riguarderà solo i muri e la loro manutenzione non i servizi alberghieri e sanitari che saranno del tutto in capo all’Ausl. Ma tantissimi altri sono stati gli argomenti che hanno dato spunto a un vivace dibattito talvolta con accenni molto critici nei confronti della politica sanitaria dell’Ausl.

Dal canto suo Paola Bardasi ha subito sgombrato il campo da qualsiasi possibile fraintendimento dichiarando “non dirò che va tutto bene, che non ci sono criticità” segnalando però come il sistema sanitario regionale si attesti ancora ai primi posti delle classifiche  come livello di prestazioni stilate dallo Stato. Ecco, in questo contesto c’è Piacenza. Si sa, è città di confine e come tale soggetta alla mobilità passiva che, come in tutte le zone di confine diventa quasi fisiologica. Qualcosa con cui dobbiamo fare i conti soprattutto per la vicina Lombardia con strutture rilevanti che attraggono pazienti. Altro storico cruccio.

In questo contesto Bardasi ha però messo in evidenza fattori positivi come “la mobilità attiva per la Pet – ha segnalato  – attraiamo pazienti da Parma e anche dalla Lombardia”. Tanto più che per la Pet il 2025 sarà l’anno della definitiva collocazione in reparto.

La novità rilevante che Bardasi ha sottolineato riguardo alla realtà piacentina in rapporto con l’istituzione regione ha riguardato il tema dell’integrazione tra le strutture. “Non si percepisce più la competizione tra territori regionali, ma la concorrenza si volge verso lo stesso obiettivo e questo ci porterà ad avere sempre più collaborazione con Parma, la provincia vicina, ma anche con le altre realtà regionali; non le sentiamo come competitor ma come alleati. Un esempio? Il Rizzoli approdato a Piacenza”.

SANITA’ – Infermieri, la mancanza preoccupa

Gli infermieri sono la nota più scottante delle emergenze che di anno in anno di periodo in periodo si susseguono. Insufficienza nel numero, una professione che anche dopo l’istituzione del corso di laurea resta in un limbo chiuso non permettendo di avere una specializzazione. Infatti gli infermieri, stante la situazione attuale, sono destinati a rimanere per sempre infermieri generici.

Per loro non esistono corsi di specializzazione (come per i medici) che potrebbero diventare un elemento attrattore e raddrizzare i numeri delle iscrizioni ai corsi di studio. Mai bassi come ora.

Come ricordato dalla direttrice dell’Ausl piacentina i dati parlano chiaro. Per quanto riguarda la laurea in scienze infermieristiche gli iscritti al corso 2023-2024 precipitano rispetto ai posti disponibili scendendo a 0,85, il dato più basso rispetto al confronto con gli anni precedenti che risalgono al 2015. Ci sono problemi contrattuali (non rinnovato il contratto nazionale) e anche forse di attrattività della professione che, senza possibilità di specializzazione, resta chiusa e senza sbocchi di carriera.

“Problema – segnala Bardasi – che non possiamo risolvere noi anche se alcune cose sono state portate a termine come per esempio con la creazione dell’infermiere di anestesia. Lo abbiamo fatto mutuando esperienze positive già portate avanti in alcune realtà. Una qualificazione che può essere un valido supporto al medico e diventare specialista della materia e può aiutare a far appassionare alla professione. La mancanza di possibilità di carriera è un vulnus importantissimo”.

Dalla carenza di infermieri a quella dei medici. Anche qui i numeri sono in certi casi impietosi.

Tra  il 2021 e il 2024 i posti pubblici non coperti per Medicina d’emergenza-urgenza (il settore maggiormente in sofferenza) a livello nazionale sono passati dal 52,5% al 74,9%, ma ci sono anche altre specialità che non se la passano bene.

SANITA’ – Liste d’attesa, zoccolo duro delle difficoltà

Il tasto più dolente, soprattutto per i cittadini che ne soffrono gli effetti, sono le lunghe liste d’attesa. Di fatto un biglietto da visita che squalifica – anche erroneamente molto spesso – l’intera qualità del servizio sanitario che insieme alle zone d’ombra offre anche eccellenze. Forse è anche per questo che Bardasi ha parlato di un servizio di pre-liste (o agende/liste senza appuntamento) in cui l’utente lascia il contatto e viene richiamato una volta recuperata la disponibilità; un tentativo per lanciare un messaggio ai ciattadini che non vengono abbandonati, ma ci si prende cura di loro…

Funge all’obiettivo di riduzione delle liste d’attesa anche l’incremento delle prestazioni a distanza con l’utilizzo della telemedicina. Le ipotesi di cui si è parlato riguardano televisite (già incrementate per Geriatria (+159) e Audiologia (+108); ma anche teleriabilitazione, per le prestazioni fisiatriche (+292) e infine il telemonitoraggio per Cardiologia (+2.577) e Oculistica (telerefertazione +150).

Le liste d’attesa da sempre insistono su uno zoccolo duro che ne impedisce il superamento. Eppure – ha rilevato Bardasi – anche se non si è ancora recuperato il livello 2019 sono aumentate le attività in tutti i settori. Si registra un +1,4% di ricoveri e un + 3,6% effettuati in day hospital per interventi minori, le sedute operatorie hanno registrato un aumento del 12,5% e un 8,1% in più per la specialistica ambulatoriale.

Dati che per tutta la provincia contano un +383 per i ricoveri e un +122 per i day hospital. Complessivamente un aumento del 4,61%. Per recuperare le attese si fa riferimento a un piano straordinario di produzione redatto nel maggio dello scorso anno. I risultati? Un più 35.186 visite e un + 12.162 interventi diagnostici il 93% delle prestazioni ambulatoriali, questi sono i dati, sono state erogate entri i tempi prefissati.

Nella tabella generale del 2024 spiccavano in rosso alcune visite tra cui anche Mammografia, ecografia all’addome, visita cardiovascolare e dermatologica. Nello schema del 2025 si evince un generale miglioramento anche se restano in rosso la visita dermatologica (“Abbiamo 4 dermatologi e anche nel privato mancano”) e oculistica. Qui attenzione – ha segnalato Bardasi – il numero delle visite è altissimo in poco tempo e in questo ambito ormai tutti gli interventi di cataratta vengono svolti nel sistema pubblico”

SANITA’ – Oncologia grande risultato, ma le chirurgie…

Quanto a Chirurgia se nel 2023 l’attività aveva rendicontato 3.595 interventi per il 2024 il numero è salito a 4.048 con una distinzione tra interventi con anestesia e quindi con ricovero  (10.320) e interventi in anestesia locale quindi in day hospital (4.610).

Un grande risultato si registra per la Chirurgia oncologica, specialità in cui Piacenza è prima in regione con il 98% contro una media regionale dell’83% (per gennaio 2025 si attesta al 95,8%). Sulla Chirurgia però un paio di segni rossi per le liste d’attesa ci sono, preoccupano e riguardano alcuni reparti. Si tratta di Chirurgia generale che nel 2024 ha raggiunto un risultato di solo 40% (contro una media regionale del 60%) ma un miglioramento già riscontrato per gennaio 2025.

L’altro punto debole delle chirurgie riguarda la protesi d’anca con una performance nel 2024 del 51% (81% quella regionale) e un aumento nel gennaio 2025 che l’ha portata al 69,2%.

Su questo tema – ha spiegato Bardasi – non va dimenticato che la nostra ortopedia si occupa anche di traumatologia e non lavora solo sulle protesi da qui gli alti numeri dei pazienti che ricorrono ad altre strutture in Lombardia oppure alla Clinica Piacenza.

E qui il Rizzoli può dare un contributo considerevole a frenare le migrazioni che attualmente avvengono per gli interventi programmati. Il fatto che il Rizzoli operi nella nostra provincia credo sia un elemento importante per i pazienti e per i cittadini.

SANITA’ – L’impulso dal Rizzoli

Si può fare un primo piccolo bilancio dallo scorso dicembre quando il Rizzoli ha iniziato ad operare – ha segnalato Bardasi – 64 piacentini hanno effettuato interventi chirurgici protesici, 137 sono i pazienti in lista pre ricovero e 438 sono le visite ortopediche effettuate.

Accanto all’operatività dell’Istituto ortopedico Rizzoli Bardasi ha spiegato la logica e la politica che sottende questo tipo di collaborazione tra province e strutture regionali. Sarà sempre più necessario – ha sottolineato – anche per far fronte alle difficoltà oggettive che incontra l’intero sistema.

Bardasi a questo proposito ha segnalato “in positivo” il rapporto di collaborazione con le altre Ausl della Regione ripetendo che si tratta di un sistema integrato e non di concorrenza teso a sottrarsi pazienti.

Ed è in questo senso – ha sottolineato – che deve essere inteso lo stretto rapporto con Parma o con il Rizzoli di Bologna. E poi ha puntualizzato: “Sono riuscita a fare qualcosa di molto importante per questa provincia – ha rimarcato – portando qui il quarto Istituto pubblico Ortopedico d’Europa costituisce una grande opportunità  per questo territorio e per la nostra ortopedia. Molti dei giovani che lavorano qui a Piacenza desiderano conoscere il lavoro dell’Istituto Rizzoli che considerano un arricchimento.

La collaborazione con il Rizzoli ormai viene chiamata “Modello Piacenza” perché, al contrario di altri – ha segnalato Bardasi – noi abbiamo scelto di utilizzare il nostro personale di assistenza.

SANITA’ – Nuova organizzazione: interventi in ambulatorio

Qualche altra novità per le chirurgie si prefigura. Sia in day hospital sia con ricovero. Per la prima a ottobre sarà aperta a Fiorenzuola un Day surgery e ambulatoriale che sarà l’attuazione di una suddivisione degli interventi. Alcuni di questi che prima comportavano la degenza (esempio ernia inguinale) saranno svolte  in regime ambulatoriale con anestesia locale e dimissioni in giornata.

I vantaggi? Minore tempo di ospedalizzazione per il paziente e maggiori risorse (professionisti e posti letto) a disposizione. Ma c’è di più: a breve sarà inserito un nuovo primario di chirurgia. Tra poche settimane – ha annunciato la direttrice generale – arriverà un nuovo chirurgo generale: arriverà da Parma”.

Su questo Bardasi ha marcato una sottolineatura che riguarda considerazioni diverse che possono essere valutate da parte dell’Azienda e da parte dell’Università con cui vanno concordate le nomine dei primari che devono avere la qualifica di professore. “È un professionista qualificato – ha detto – certamente il lavoro con l’università è una grande opportunità dobbiamo lavorare con chi crea sapere. Tuttavia c’è anche la necessità di avere professionisti che si occupino dell’assistenza dei malati. Noi facciamo molta attenzione all’assistenza dei malati.

Abbiamo bisogno di medici che facciano ricerca ma che si occupino dei pazienti”. Come a dire che può capitare che i punti di vista tra l’occhio operativo dell’Ausl e l’occhio di studio dell’Università possono non collimare perfettamente. Ma non è tutto. A breve, dopo un paio d’anni d’attesa (dopo che il professor Cavanna è andato in pensione) sarà in arrivo anche il direttore di Oncologia. Chi sarà? Un professionista di origini piacentine. Si è limitata a dire la direttrice Ausl.

SANITA’ – Le strutture territoriali al servizio di tutto il sistema

Tutte le strutture territoriali saranno al servizio di tutto il sistema provinciale, anche questo un mutamento di organizzazione dell’attività sanitaria. La novità più sostanziale di cui si è parlato in consiglio comunale ha riguardato la casa di comunità in costruzione nell’area dell’ex clinica Belvedere. Sarà conclusa nel giugno 2026. Finanziata con i fondi del PNRR comprende anche un ospedale di comunità all’ultimo piano della struttura a disposizione per le dimissioni protette. Si sviluppa su 3mila metri quadrati di superficie e 4 livelli.

I Cau occasione per un bilancio. “Sono stati una risposta fattiva e immediata ai bisogni urgenti dei cittadini”, ha sottolineato Bardasi. Piacenza per prima poi seguita da Parma ha dimostrato l’efficacia di questo “filtro” creato e pensato per alleggerire i pronto soccorso. Sono 4 uno a Piacenza, Bobbio e Fiorenzuola aperto 24 ore e Podenzano nella Casa della salute aperto per 12 ore dalle 8 alle 20.

Nel 2024 sono stati effettuati 48.275 accessi e l’89% degli utenti hanno espresso una valutazione positiva del servizio che ha ridotto di 28.881 gli accessi al pronto soccorso cittadino. Ora si apre un nuovo capitolo che porterà i CAU -AST nelle Case di comunità. Ma questo è un . nuovo capitolo della storia.

Antonella Lenti

SANITA'

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