La Regione Emilia Romagna, in un documento della giunta datato 2 luglio 2007 n 975. “Approva il Piano regionale di preparazione e risposta ad una pandemia influenzale”.
E aggiunge anche le linee guida per la stesura dei piani locali con cui si dispone che “ entro 90 giorni dalla data di pubblicazione del presente provvedimento le Aziende sanitarie adottino con proprio provvedimento quanto previsto dal Piano regionale per il livello locale”. Il documento è stato pubblicato sul Bollettino ufficiale della regione l’8 agosto del 2007. 13 anni fa. (Qui sotto l’immagine della copertina del Bur)

Sarebbe interessate sapere se quel dispositivo regionale si è mai tradotto in un livello locale ipotizzando un Piano che prevedesse i comportamenti in caso di pandemia. E di più se quei piani ammesso che esistano siano stati sottoposti a verifica come prescrive la griglia delle prescrizioni indicate nelle linee guida. Ma è chiaro che tutto deve essere collocato nel contesto storico in cui le cose sono avvenute. Siamo alla vigilia, il 2007, della più grave crisi economica che il mondo moderno conoscesse (ma nulla a confronto di quella che stiamo per vivere nei prossimi anni). Un colpo all’economia che penalizza i paesi più deboli tra cui l’Italia.
Arrivano i tempi di magra e dei tagli al welfare (complessivamente inteso) e la sanità è sempre in prima fila quando si mette in moto l’accetta dei “risparmi”. Negli anni successivi tra l’11 e il ’12 addirittura i tagli si concentrano sui posti letto e per Piacenza secondo il decreto Balduzzi approvato (e credo in vigore) avrebbe dovuto sparire addirittura il reparto degli infettivi (con la pandemia qualche attinenza ce l’ha)… poi non se ne fa nulla.
Questo era il contesto in cui avrebbe dovuto essere messe in pratica un Piano in vista di una ipotetica pandemia. Chi avrebbe potuto mettere in atto una strategia tanto “futuribile” quando si trattava di mandare avanti giorno dopo giorno l’attività normale del sistema sanitario? E del resto chi avrebbe pensato ancora a gennaio di quest’anno che saremmo piombati in una pandemia? Anche noi, nel nostro piccolo, se qualcuno ce l’avrebbe detto avremmo pensato a uno scenario di cupa fantascienza… e invece eccoci qui.
Fuori dalle facili considerazioni torno al Piano pandemico
Che cosa contengono le linee guida che avrebbero dovuto essere declinate localmente?
Intanto si parla dell’istituzione di un Comitato pandemico regionale e degli obiettivi del Piano che saranno indicati seguendo il Piano nazionale. Si segnala poi che per ogni obiettivo devono essere delineate le azioni necessarie al raggiungimento dell’obiettivo stesso.
Al primo punto compare l’impegno di
“Identificare, confermare e descrivere rapidamente casi di influenza causati da nuovi sottotipi virali in modo di riconoscere tempestivamente l’inizio della pandemia”…
Parole che richiamano qualcosa che riconosciamo? Forse. Si è parlato con insistenza in queste settimane del fatto che nel dicembre 2019 si sia registrato un numero altissimo di ricoveri per polmoniti. Sarebbe interessante sapere se di questi casi sono stati analizzati.
Del resto viene da chiedersi, se fossero stati quei casi avvisaglie di coronavirus, perché il contagio non si è diffuso a macchia d’olio immediatamente? Inoltre, considerata l’aggressività che il virus ha mostrato a febbraio non ci saremmo dovuti trovare già a Natale o ai primi di gennaio con decine di persone in terapia intensiva?
Torniamo alle linee guida per un supposto Piano pandemico
Andando avanti nella lettura si incontrano altri punti interessanti come il controllo sulle persone. E in questo punto si scrive nero su bianco i seguenti impegni per “Mettere a punto le modalità di attuazione (ruoli e responsabilità) dei protocolli nazionali di sorveglianza epidemiologica per gli esposti ad influenza animale; gli operatori sanitari che assistono i pazienti con sospetta o confermata influenza da ceppo potenzialmente pandemico; i laboratoristi che manipolano campioni clinici a rischio; contatti di casi sospetti.
Ma si va oltre e si parla di mettere a punto le modalità di attuazione (ruoli e responsabilità) dei protocolli nazionali di sorveglianza epidemiologica per: Cluster di sindrome influenzale potenzialmente attribuibili a un virus pandemico sia tramite i medici di medicina generale e i pediatri di famiglia che in istituti di ricovero. Cluster di morti inattese per sindrome influenzale e infezioni respiratorie acute (IRA) in strutture di ricovero e cura.
Nel documento regionale allegato all’approvazione del Piano pandemico si parla poi anche d’altro come di definire le modalità di rilevazione settimanale del numero di accessi al Pronto soccorso e il numero di ricoveri in un campione di comuni.
E a questo punto la domanda che è lecito porsi è se sia stato fatto tutto questo. E se a dicembre dello scorso anno, come si diceva, come hanno segnalato articoli di giornali già in quel periodo e ultimamente ricordato anche dai servizi televisivi, ci si può chiedere se quel monitoraggio per le 40 polmoniti riscontrate a Piacenza in quel momento abbia acceso un campanello d’allarme come è scritto con chiarezza nelle linee guida adottate dalla Regione già nel 2007.
Domande a cui sarebbe interessante avere risposte. Come sarebbe interessante avere risposte su un altro quesito. Quante sono le regioni – che va ricordato secondo il titolo V della costituzione riformato nel 2001 e approvato con referendum confermativo le Regioni sono titolari della gestione della sanità – quante sono dunque le regioni che hanno attuato quanto scritto nelle linee guida? Predisposte, vien da pensare proprio per non farsi trovare impreparati di fronte a un’eventuale pandemia. Domande nell’etere. E come l’etere evaporano velocemente.
Nel documento pandemico regionale si tratteggiano anche scenari legati a una possibile pandemia influenzale aggiungo uno di questi schemi come immagine. (si tenga presente l’anno in cui è stato redatto era il 2007)

Torniamo alle linee guida per un supposto Piano pandemico
Se si prosegue nella lettura si incontra un paragrafo in cui si parla di misure di sanità pubblica. Che in sostanza parlano di preparazione di piani di informazione sanitaria perché i comuni adottino norme igieniche nella popolazione e si elaborino campagne informative. Si parla inoltre della necessità di stimare il fabbisogno di DPI e kit diagnostici e di mettere a punto piani di approvvigionamento e di distribuzione.
E quindi riguardo ai pazienti si dice “attuare le indicazioni predisposte a livello centrale sulle modalità di isolamento dei pazienti con sintomatologia sospetta a livello domestico o in apposite aree attrezzate di strutture pubbliche…
Man mano che si dipana nei singoli ambiti le linee guida per attuare il Piano pandemico mettono in evidenza un vocabolario che abbiamo imparato fin troppo bene in queste settimane – se non altro per non saper che fare – attingendo a piene mani alle parole degli esperti – tralasciando i chiacchiericci inutili e dannosi che si moltiplicano copiosi – .
Elenco di seguito alcuni capitoli del documento dettagliatissimo che faceva parte integrante del Piano pandemico (curioso non trovate che di questo prezioso giacimento di indicazioni comportamentali quasi di filiera non parli nessuno?).
Torniamo alle linee guida per un supposto Piano pandemico
In un punto si parla anche di profilassi con farmaci antivirali in cui si sottolinea la necessità di avere conoscenza delle scorte esistenti degli stessi farmaci individuando siti regionali di stoccaggio; ci si sofferma sul trattamento e sull’assistenza, di fa cenno alla messa a punto di piani di emergenza per mantenere i servizi sanitari ed altri servizi essenziali, la messa a punto di un piano di formazione, nonché di adeguate strategie di comunicazione e si chiude poi con un impegno a “monitorare l’efficienza delle misure intraprese”.
C’è anche un capitolo (lo ripropongo come immagine) dedicato alla vaccinazione che evidentemente si riferisce a quando un vaccino ci sarà e sarà utilizzabile.

Nel piano comunque si parla di mettere a punto un elenco delle persone appartenenti a categorie prioritariamente a rischio e suddivise per Asl di appartenenza (e c’è da augurarsi che allentata l’emergenza questo percorso venga attivato).
Torniamo alle linee guida per un supposto Piano pandemico
Tornando all’allegato regionale del Piano si prescrivono alcune cose importanti di cui a emergenza scoppiata abbiamo più volte sentito parlare.
Si parla infatti di rilevazioni settimanali del numero di accesso ai pronto soccorso e poi più oltre in un altro punto si fa specifico riferimento a Piani di informazione sanitaria per l’adozione di comuni norme igieniche ma anche di una stima del fabbisogno di DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) leggi guanti e mascherine e anche di kit diagnostici oltre alla messa a punto di piano di approvvigionamento e distribuzione.
Anche in questo caso quindi era tutto scritto. Forse bastava metterlo in pratica (del resto i tedeschi, stando alle informazioni che sono state date in questo periodo lo hanno fatto se da questa emergenza Covid non sono poi stati colti impreparati quanto organizzazione. Ma si sa sono tedeschi tutto schema e poca creatività!
Torniamo alle linee guida per un supposto Piano pandemico
Nelle linee guida che avrebbero dovuto essere alla base del Piano pandemico si parlava anche di “protocolli da recepire per l’utilizzo di DPI per le categorie professionali a rischio”. Anche in questo caso molto deve essere rimasto nelle intenzioni se ancora a qualche settimana dallo scoppio della pandemia si lamentavano carenze di materiali di protezione per il personale a rischio: evidentemente medici e infermieri…

Tutto quanto sopra detto sommariamente ha fatto parte di una delibera regionale preceduta dall’accordo Stato Regioni sul piano di preparazione e risposta per una pandemia influenza (foto sopra) il cui dispositivo recita esattamente quanto segue
“Su proposta dell’Assessore alle Politiche per la salute; a voti unanimi e palesi, delibera: 1) di recepire 1’Accordo, sancito in data 9 febbraio 2006 in sede di Conferenza Stato-Regioni, tra Governo, Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano – rep. n. 2479 – concernente il “Piano nazionale per la preparazione e la risposta a una pandemia influenzale”, Allegato A, parte integrante e sostanziale della presente deliberazione;
2) di approvare il “Piano regionale di preparazione e risposta ad una pandemia influenzale” di cui all’Allegato B, che forma parte integrante e sostanziale del presente provvedimento;
3) di istituire il Gruppo regionale Pandemia influenzale di cui in premessa, demandando ad una determinazione del Direttore generale Sanità e Politiche sociali costituzione e composizione;
4) di demandare altresì al Direttore generale Sanità e Politiche sociali gli adempimenti successivi e conseguenti alla attuazione di quanto previsto dal Piano, con particolare riferimento alla approvazione di documenti tecnici proposti dal Coordinatore del suddetto Gruppo regionale;
5) di stabilire che entro 90 giorni dalla data di pubblicazione del presente provvedimento le Aziende sanitarie adottino con proprio provvedimento quanto previsto dal Piano regionale per il livello locale; 6) di pubblicare nel Bollettino Ufficiale regionale il presente provvedimento ed i relativi allegati”.
Ecco, del Piano pandemico nazionale abbiamo già parlato e in questa delibera ci si riferisce come allegato A; l’allegato B invece si riferisce alle linee guida di cui abbiamo parlato in questo articolo e che è stato pubblicato insieme a tutto il resto sul bollettino ufficiale della regione Emilia Romagna il 7 agosto del 2007.

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