QUADRANTE SULLA REALTA’ – Rubrica giorno per giorno
a cura di Antonella Lenti
Parla Carlo Calenda https://www.siamoeuropei.it/che ieri ha riempito il Sant’Ilario di Piacenza e alcuni punti li ha fissati con chiarezza.
Primo: non intende vendere sogni.
Secondo: sull’immigrazione uno Stato se è Stato difende i propri confini, ma deve salvare la vita a chi rischia in mare.
Terzo: per aiutare l’Africa l’Europa deve mettere in campo risorse per miliardi dal bilancio europeo e costruire le strutture e le infrastrutture che mancano in quei paesi.
Quarto: è che questa strada è stata proposta ma né Francia né Germania l’ha accolta, forse perché veniva dall’Italia?
Quinto: è che nessuno può risollevare questo paese senza l’Europa.
Sesto: è che non si può salvare l’Italia se non ci si muove. E’ una prova per tutti.
Settimo: si dovrà affrontare il cinismo di una classe dirigente profondamente sconfitta che però resiste.
Ottavo: la promessa che non guiderà un’operazione maquillage. Se si riparte dall’Italia che lavora e che fatica allora sarà in prima fila.
Tanta gente, il pieno delle grandi occasioni e anche più per il Sant’Ilario di sabato mattina. Persone spinte forse dalla curiosità di vedere da vicino il “politico non politico” che ha lanciato il guanto di sfida per le Europee ma forse anche spinti dalla speranza di ritrovare un possibile approdo, per capire se il suo manifesto per l’Europa può essere l’ancòra per fermare una deriva dell’area progressista.
Calenda non ha mai usato nel suo lungo discorso la parola sinistra che sembra dunque una categoria ormai superata. Sull’immigrazione sull’Africa, sull’Europa, sulla cultura… ma anche sull’illusione che la globalizzazione (“gigantesca ubriacatura”) avesse per sempre aperto nuovi orizzonti progressivi per tutto il mondo, la necessità di un nuovo umanesimo, centralità della donna… speranze andate deluse, strategie e progetti per il futuro. Il guanto di sfida (o forse è stato un gancio di salvataggio?) lo ha lanciato al Pd. Una sfida chiara l’ha messa sul tavolo dei sovranisti, dei populisti ma anche a quell’area di elettori che si sono staccati da una politica troppo manichea, troppo poco riflessiva e mossa da un eccesso di aggressività e motivata solo dal qui ed ora. Nulla esiste nel passato e se è esistito deve essere cancellato, nulla si progetta per il futuro perché è l’oggi che si consuma.
Calenda a Piacenza parla di aggregare forze. Le chiama “alleanze” che dovranno trovare un punto comune perché, a parte il Pd le altre componenti se separate rischiano di non superare la soglia di sbarramento. Non ha mai usato la parola sinistra, ha parlato di centro sinistra e riferendosi all’alleanza a cui pensa ha citato moderati, liberali ecc. si è concentrato a parlare dei progressisti che in Europa hanno sbagliato a narrare la globalizzazione, o almeno ne hanno visto solo la parte positiva tralasciando di evidenziare le minacce delle disuguaglianze che si sono mostrate negli stessi paesi europei. Calenda compie un excursus completo degli ultimi decenni quando con la caduta del muro le società sono diventate aperte. Si pensava che tutto questo si sviluppasse in una direzione poi tra l’idea, il sogno c’è di mezzo la realtà che fa la differenza e fa le differenze.
Ha messo il dito nella piaga parlando di decentramento produttivo che si è rivelato un grosso colpo alla produzione nel nostro paese. Parlando delle crisi aziendali che ha seguito da ministro nel governo Gentiloni, Carlo Calenda ha messo l’accento sugli effetti che gli aiuti europei alle imprese per industrializzare e favorirne la crescita hanno prodotto in Italia. Come spieghi all’operaio della fabbrica che ha deciso si delocalizzare che questo fa sparte dei rischi programmati per spingere una crescita omogenea dei Paesi neo europei rimasti indietro? Quell’operaio ha bisogno di risposte immediate e non può attendere. Le contraddizioni non hanno tardato a scoppiare e così anche lo sviluppo dei paesi come India e Cina è stato pagato tutto dalla classe media occidentale. Parla della necessità di un “gigantesco new deal per l’uomo nell’era” digitale che si fondi sulla cultura umanistica. Da troppo tempo manca l’uguaglianza dei punti di partenza, le nuove generazioni hanno meno speranze dei loro genitori.
Il lavoro è fattibile, possibile facendo perno su famiglie e bambini. Troppi soldi? Troppo tempo? No né troppi soldi né troppo tempo. E i risultati possono essere strabilianti.
Dopo sei mesi che in una famiglia disagiata si nota che quei figli rappresentano un investimento per lo Stato ecco allora che automaticamente la percezione sul futuro, in quella famiglia, cambia radicalmente. Perché attenzione, non esiste distribuzione corretta senza conoscenza così come sicurezza e libertà non possono andare disgiunte. Per un reale miglioramento della vita di tutti sicurezza e libertà devono andare di pari passo.
Più di un’ora di intervento e alla fine nessuno ha abbandonato il Sant’Ilario. Poi via n Romagna per un altro appuntamento per illustrare i punti salienti del Manifesto per l’Europa.
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