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Autonomia: “alcune cose da chiarire”. Il video degli assessori dell’Emilia Romagna

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A proposito di autonomia regionale sull’argomento cominciano ad accendersi i riflettori. Da registrare una puntualizzazione da parte della Regione Emilia Romagna sull’argomento che ha diffuso anche un video in cui gli assessori segnalano le ragioni positive che sottendono la scelta di maggiore autonomia decisionale su alcuni temi importante tra cui scuola, sanità, protezione civile, ambiente, caccia e pesca, turismo. di seguito la puntualizzazione e il video.

https://www.youtube.com/watch?v=Q7h8YASDfCQ&feature=youtu.be

Conviene chiarire alcune cose, a proposito di AUTONOMIA. Si parla delle tre proposte di Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto come se fossero un tutt’uno o, al più, tre cose abbastanza simili. Il primo problema è che non è vero, basta leggere. Il secondo è che proprio la nostra Costituzione, all’art. 116, a prevedere che non sia così. In ogni caso il progetto dell’Emilia-Romagna è pienamente nel solco costituzionale e rispettoso dell’unità giuridica e sostanziale della nazione, principio per noi sacro, così come della solidarietà fra territori, valore irrinunciabile. Non contempla alcunché su “residui fiscali”, non propone affatto la regionalizzazione della scuola (e men che meno dell’inquadramento o del reclutamento degli insegnanti), né quella delle concessioni autostradali, né quella della tutela ambientale o del patrimonio artistico nazionale. Rafforza viceversa, per fare alcuni esempi, la capacità regionale di programmare (dall’edilizia scolastica a quella sanitaria, dai rifiuti alla tutela del suolo), organizza meglio le politiche attive del lavoro e gli strumenti di sostegno alle imprese; semplifica le procedure burocratiche e riduce i tempi di risposta della pubblica amministrazione; individua strumenti di sostegno attivo alla montagna e alle zone più svantaggiate. È un progetto che farebbe bene all’Emilia-Romagna e ai i suoi cittadini, alle sue imprese e ai suoi lavoratori. Lo abbiamo concertato e condiviso con i comuni e le province, le associazioni delle imprese, le organizzazioni sindacali e il terzo settore, le università e le camere di commercio. Non chiediamo un euro in più di quello che già oggi spende lo Stato, ne’ vogliamo togliere alcunché ad altri, ma pretendiamo di essere messi nelle condizioni di fare bene e fare meglio, visto che siamo regione virtuosa, con i conti in ordine e capace di garantire servizi di qualità. Nel rispetto della Costituzione.
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PER SAPERNE DI PIU’ 

Giunta Regionale – Agenzia di Informazione e Comunicazione

Prot. N. 132/2019 
Data 11/02/2019


Autonomia regionale. La proposta dell’Emilia-Romagna. 
Bonaccini: “Chi parla di spaccatura del Paese prima farebbe bene a leggerla”

I CONTENUTI: “15 competenze sulle 23 possibili e non un euro in più dallo Stato. Chiediamo di gestire direttamente le risorse che già ora vengono spese per le funzioni che vogliamo ci siano trasferite, convinti di poterlo fare con maggiore efficacia, per servizi ancora migliori a cittadini e imprese. Ora tocca al Governo dare risposte precise” Pieno rispetto della Costituzione, per noi l’unità nazionale e la solidarietà fra territori sono principi sacri e inviolabili. Giusto il percorso comune con Lombardia e Veneto, che rivendico, ma a un percorso comune corrispondono progetti che ognuno ha presentato per sé. Non si penalizzi una Regione, l’Emilia-Romagna, con i conti in ordine, che vuole continuare a crescere facendo crescere il Paese, con un pro getto fin dall’inizio condiviso con parti sociali, istituzioni locali, associazioni e università, discusso a ogni passo in Assemblea legislativa, dove mai è arrivato un solo voto contrario dalle forze politiche”. 

Bologna – “L’Emilia-Romagna ha avanzato una sua proposta per ottenere maggiore autonomia, nel pieno rispetto della Costituzione, dell’unità nazionale – principio per noi sacro e inviolabile – e della solidarietà fra territori. Una proposta condivisa fin dall’inizio con le forze sociali, sindacati e imprese, i territori, le università e le associazioni del Terzo settore, tutti soggetti riuniti nel Patto per il Lavoro, e discussa a ogni passo in Assemblea legislativa, dove mai c’è stato un voto contrario da parte delle forze politiche, con anzi correzioni accolte e presentate dalle opposizioni. Una proposta che premia una Regione virtuosa e con i conti in ordine, che vuole continuare a crescere facendo crescere il Paese, non certo spaccarlo”.  

Il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, chiude a Bologna il seminario dedicato alla proposta dell’Emilia-Romagna sul regionalismo differenziato in vista della possibile intesa con il Governo. Un incontro, organizzato dalla stessa Regione, occasione di confronto con la società emiliano-romagnola: istituzioni e amministratori locali, i rappresentanti dei lavoratori e delle categorie economiche, il mondo accademico. Convegno al quale, all’ultimo, non ha potuto partecipare la ministra per gli Affari regionali, Erika Stefani, per ragioni di salute.

“Chi nelle ultime settimane si è lanciato in una campagna che, quella sì, punta a dividere le cosiddette Regioni ricche da quelle povere, ho l’impressione che la proposta dell’Emilia-Romagna non l’abbia nemmeno mai letta. Se lo facesse- sottolinea Bonaccini- scoprirebbe che noi chiediamo 15 delle 23 competenze possibili, che mai abbiamo aperto il capitolo del residuo fiscale e che non chiediamo un euro in più allo Stato, sottraendo fondi al bilancio nazionale, magari a danno di altri territori. Chiediamo, invece, risorse certe per fare una programmazione seria. Come? Potendo gestire direttamente qui le risorse già ora spese dallo Stato per le competenze che proponiamo ci vengano trasferite, convinti di poterlo fare meglio, per rendere più efficienti i nostri servizi e più rapide le risposte della pubblica amministrazione ai cittadini e alle imprese, potenziando il welfare e la sanità regionali e per poter aiutare chiunque abbia davvero bisogno. Mi piacerebbe vedere tutti impegnati in questo sforzo, che è anche lo sforzo per tagliare sprechi e inefficienze, e siamo convinti che il nostro sia un percorso che altre Regioni, del Sud, del Centro e del Nord, possano avviare. Non a caso, tante hanno iniziato a farlo. Chi banalizza la proposta di un intero territorio dovrebbe, appunto, approfondirne prima i contenuti. Prendiamo la scuola: l’Emilia-Romagna non vuole un sistema scolastico regionale, assumendo gli insegnanti e imponendo suoi programmi; per noi il sistema scolastico nazionale non si tocca, noi vogliamo invece gestire la programmazione degli organici e degli investimenti, potendo formare i tecnici specializzati che il nostro sistema produttivo non trova e cerca altrove. Lo stesso con i medici: ne servono di più, siamo nelle condizioni di formarne un numero maggiore e vorremmo poterlo fare. Questa è la proposta dell’Emilia-Romagna: la si giudichi come tale, altrimenti non si capisce perché una regione che vuole fare meglio debba essere penalizzata”.

 Ora si guarda alla possibile intesa con il Governo: “Rivendico il percorso comune fatto con Lombardia e Veneto, che, ribadisco, sono convinto debba essere portato fino in fondo insieme, ma a un percorso comune corrispondono progetti che ognuno ha pensato per sé. L’Emilia-Romagna ha presentato il suo: spetta ora all’esecutivo formulare una proposta di intesa che, a giorni, il presidente del Consiglio, Conte, dovrebbe illustrarci. Ci aspettiamo risposte chiare rispetto al confronto in sede tecnica e ministeriale avviato a luglio, risposte che non saranno tanto al sottoscritto, bensì agli emiliano-romagnoli. Ma fin d’ora- chiude il presidente della Regione- ci tengo a ringraziare la ministra Stefani per la disponibilità dimostrata fin da subito: credo si stia cercando di fare un buon lavoro insieme, ora, però, tocca al Governo chiudere il cerchio”. 

Il regionalismo differenziato nella Costituzione

L’articolo 116 della Costituzione, al terzo comma prevede l’attribuzione alle Regioni a statuto ordinario di ulteriori “forme e condizioni particolari di autonomia” attraverso una legge dello Stato approvata a maggioranza assoluta, sulla base di un’intesa fra il Governo e la Regione interessata. Nell’ottobre 2017, la Regione Emilia-Romagna, dopo aver definito il proprio progetto di maggiore autonomia insieme a tutte le parti sociali riunite nel Patto per il Lavoro e averlo sottoposto all’Assemblea legislativa regionale, che voto il mandato al presidente Bonaccini, fu la prima Regione a firmare con l’Esecutivo nazionale la Dichiarazione d’intenti per l’avvio del confronto, cui segui dopo poche settimane l’avvio del Tavolo paritetico col Governo insieme anche a Lombardia e Veneto. Percorso che il 28 febbraio 2018 portò le tre Regioni a siglare uno storico Accordo preliminare con l’allora Governo in carica, e poi ad avviare il negoziato con l’attuale.

 Il via libera dell’Assemblea legislativa
Lo scorso 18 settembre, l’Assemblea legislativa ha approvato di fatto il progetto definitivo votando una risoluzione per la maggiore autonomia – con la richiesta della Regione di poter acquisire la gestione diretta di 15 competenze in aree strategiche come politiche per il lavoro; internazionalizzazione delle imprese, ricerca e innovazione; istruzione; sanità; tutela dell’ambiente e dell’ecosistema; relazioni internazionali e rapporti con la Ue –, impegnando il presidente Bonaccini a proseguire il confronto con il Governo, aggiornando il parlamento regionale trasmettendogli lo schema d’Intesa prima della sua formale sottoscrizione. Nessun voto contrario, con il sì della maggioranza – Pd, Si e Misto-Mdp – e l’astensione delle opposizioni: Lega, M5s, Fi, Fdi, Mns, AltraER.  

Copertura finanziaria

A copertura delle competenze richieste, la Regione Emilia-Romagna ha proposto la propria compartecipazione al gettito dei tributi erariali riferibili al suo territorio, da definire in sede di negoziato con il Governo sulla base del costo delle funzioni che chiede le vengano trasferite. Non intende quindi aumentare la spesa pubblica complessiva. Ha puntato a massimizzare le opportunita di investimento sul territorio regionale rispetto a risorse gia presenti, senza oneri aggiuntivi sul bilancio regionale e riducendo l’overshooting, ovvero il non utilizzo di risorse destinate agli investimenti stessi.

Per approfondire la proposta dell’Emilia-Romagna: contenuti, documenti, cronologia, comunicati, rassegna stampa, video su http://www.regione.emilia-romagna.it/autonomiaer

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Giunta Regionale – Agenzia di Informazione e Comunicazione

Prot. N. 149/2019 
Data 14/02/2019


Maggiore autonomia per l’Emilia-Romagna. Il presidente Bonaccini: “Un passo avanti, ma non conclusivo

Importante il passaggio in Consiglio dei ministri di una bozza, ma l’intesa va ancora trovata”

Bologna – “È certamente positivo che dopo il passaggio di dicembre oggi ce ne sia un altro in Consiglio dei ministri, con le comunicazioni relative a una bozza di intesa. Dunque, un passo avanti, ma non certo quello conclusivo, per un’intesa che va ancora trovata e sulla quale noi aspettiamo fatti e risposte concrete, non tanto delle intenzioni. Personalmente non mi sono mai impiccato alle date e quindi aspetto, considerando che le nostre carte le hanno tutte”. Così il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini.

“Nell’ultimo mese- prosegue- ci sono stati passi avanti ma diverse nostre proposte non hanno ancora trovato risposta o, in alcuni casi, sono addirittura arrivati dei no che non ci paiono motivati”.

“C’è un dibattito un po’ scomposto e avulso dai contenuti in questi giorni. Credo che il Governo farebbe in ogni caso bene a fugare timori più o meno infondati, fornendo risposte e rassicurazioni: ad esempio sul fatto che non ci sarà alcuna sottrazione di risorse ai danni delle altre Regioni e che il Governo è il primo garante del fatto che tutti i cittadini avranno assicurati i medesimi livelli essenziali di prestazioni. Iniziare immediatamente a lavorare su fabbisogni- chiude Bonaccini- e, appunto, livelli essenziali di prestazioni fornite, sarebbe un ottimo segnale per tutte le Regioni”.


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