A un anno di distanza dalla scossa che fece tremare Caldarola a seguito della quale tutta la parte storica del paese fu lesionata, con grande emozione il 28 ottobre saro’ a Caldarola. E’ stato organizzato un incontro incentrato sulle riflessioni contenute nel volumetto che ho realizzato dopo l’esperienza con i volontari piacentini ed emiliani. In quelle poche pagine ho inserito le mie riflessioni, le conversazioni con i volontari che per quella settimana prima di Natale 2016 hanno lavorato alla mensa del campo di Caldarola e ho dato voce ad alcuni degli abitanti della cittadina a pochi chilometri da Camerino. L’incontro si svolgera’ sotto a un tendono perche’ li’ come in tutti gli altri centri del teatro del sisma le cose sono tutt’altro che normalizzate. Anzi. “Non abbiamo un monumento da illuminare di rosa per ricordare il mese della prevenzione contro il tumore al seno perche’ non abbiamo monumenti agibili – cosi’ scrive in un post Roberta Rovelli consigliere comunale di Caldarola. Ma un luogo bellissimo lo hanno trovato. Un solido ulivo illuminato di rosa dal basso. Simbolo di forza e solidita’. Un gran bel monumento!Nel reportage da Caldarola ho voluto sottolineare – sotto forma di resoconto giornalistico – l’impegno dei volontari piacentini ed emiliani che sono sempre in prima linea per dare una mano nelle situazioni di emergenza e per sostenere le persone che il terremoto ha ferito nell’anima, non solo nelle cose, nei ricordi e nelle conquiste di una vita. Tutto questo – lo voglio ricordare – e’ stato possibile grazie a Bruna Boccaccia e Daniela Gentili della casa editrice Ponte Gobbo e prima ancora dell’associazione Ana di Piacenza e al direttore del quotidiano di Piacenza Liberta’, Stefano Carini che mi ha permesso a dicembre dello scorso anno di poter avere questa esperienza. La decisione di mettere nero su bianco, anche in un volumetto, lo spaccato di quei pochi giorni nasce anche dalla consapevolezza che quel dramma non sara’ facile superarlo, ma sara’ piu’ facile passare oltre se su quelle zone, su quelle vite, su quelle case lesionate, sulle macerie, al di la’ delle polemiche (tante, forse troppe in questi mesi) non si spegneranno i riflettori.
Sono consapevole che rappresenta un contributo piccolo e senza alcuna pretesa se non quella di testimoniare la costante vicinanza ai nostri concittadini di quelle zone su cui la natura ha infierito in modo cosi’ violento. E’ questo il sentiero che ho scelto io, secondo una valutazione molto personale, per testimoniare il mio essere italiana. Non so quanto questo abbia valore, ma sono sempre stata convinta che i piccoli atti individuali, quotidiani se entrano in relazione con altri piccoli atti individuali e quotidiani diventano la sostanza dell’esistenza.
Ci provo. Non senza terribili e brucianti fallimenti.
alenti92@gmail.com