Caro #Pd, ci sono spettatori silenti in questa commedia
Pubblicato su Liberta’ mercoledì 3 maggio 2017
#Pd ovvero il partito che per restare sveglio ha bisogno di scadenze temporali. Lo ricordate il 2016? Sei mesi di asperità prima del referendum. Poi quel referendum, dei cui contenuti non si è mai parlato veramente in un mese di durissima campagna elettorale, si è celebrato e il risultato non è stato quello che si sarebbe voluto. La ‘scoppola delle urne del 4 dicembre ha provocato la caduta del governo. Ed ecco che si manifesta un’altra scadenza topica: la conta all’interno del partito che in quel referendum sulla riforma costituzionale ha mostrato tutta la sua frammentarietà di pensiero, la risibile attenzione alle scelte per il futuro, alle linee tratteggiate per disegnare un progetto. E per diverse settimane è andato in scena un altro tormentone ad uso del chiacchiericcio politico-mediatico: escono, non escono, non gli conviene, meglio se stanno dentro per dare fastidio a Renzi. Alla fine escono. Non tutti quelli che si pensava ma una parte del Pd dice addio a quello che chiamano il Pd di Renzi. C’è Bersani in prima fila che con Renzi proprio non si prende. Fatto caratteriale? Problema generazionale? Problema di radici non comuni? Con lui si è già sfidato qualche anno prima nella corsa alla segreteria mettendo all‘angolo il fiorentino che poi ha costruito la sua rivincita.E i toscani sanno essere ruvidi. Se te la giurano non se lo scordano. Dal Pd escono di scena i big dell’ex Pci, ex Pds. Con Bersani c’è D’Alema e in ogni realtà ci sono gruppi che sembrano tirare un sospiro di sollievo per essere finalmente usciti da quel partito diventato troppo stretto per poter respirare a pieni polmoni. Finalmente la mucca non è più nel corridoio. Possono gridare a gran voce i seguaci di Bersani. Da capire come si pensa di arredare il deserto del corridoio.
Il divorzio si è consumato con buona pace di chi, dieci anni fa, nel 2007, aveva pensato, come un’anima bella, di poter mettere insieme le culture che in questo paese avevano avuto sedimenti importanti tanto da delineare i contorni della società per diversi decenni. Due mondi, quello cattolico e quello socialista e comunista, in una parola riformista che con questo distacco hanno frantumato quell’idea.
Ma c’è un’altra data che ha impresso ritmo al Pd: le primarie appena archiviate. Anche questa data ora è alle spalle e già si sente parlare di nuove scadenze, bisogna occupare l’agenda con qualcosa, no? E così di nuovo tornano gli stessi argomenti lasciati sotto l’albero di Natale: a quando la legge elettorale? A quando le elezioni? Sistema proporzionale, sistema semiproprozionale alleanze con chi… Altre scadenze che potranno sì galvanizzare gli aderenti ma sempre più lasciano indifferenti. E’ pur vero che nonostante tutto hanno votato in tanti per le primarie di domenica 30 – a cavallo del 1 maggio e’ una sfida che vale il doppio, soprattutto in zone di riviera. Comunque sia molte persone hanno votato e molte persone hanno promosso Renzi. Davvero c’era qualcuno che pensava il contrario? Davvero c’era qualcuno che pensava ai due sfidanti come a competitor in grado di insidiare il conducador? Forse no. Forse ancora una volta è andata in scena la finzione di una scelta scontata e che, come tutti i copioni già visti e già scritti che non raccontano nulla di nuovo anche questo non ci racconta nulla di nuovo. Quello di cui si sente parlare ora ha il sapore della retorica. Un pacchetto di buoni propositi, di quelli che si fanno quando – per le cose importanti come per quelle meno importanti – ci si impone una nuova tabella di marcia. Da domani si cambia. Bene. Per dirigersi dove?
Più che fissare delle date topiche per galvanizzarsi, al Pd che ha l’ambizione di diventare il partito di governo di riferimento, strada imboccata da tempo ma ancora lunga da costruire, servirebbe un programma, un “cosa fare”, non solo per il dopodomani, ma per un futuro che stenta parecchio a prendere forma. I milioni di piddini che hanno votato, caro Pd, benchè molto importanti, essenziali e in gran spolvero di democrazia, sono un fatto interno a un partito. Caro Pd, ci sono altre parti in questa commedia. Milioni di persone ridotte a spettatori silenti a cui mancano le parole per comprendere e discutere con una politica incomprensibile.