I dirigenti Ausl indicano le prospettive e difendono il sistema di finanziamento Pubblico-privato. “Guerre, scarse risorse, costi cresciuti: non c’era altra possibilità”. Dubbi e molte domande dai consiglieri comunali durante l’audizione a palazzo Mercanti
Forte attesa per conoscere i dettagli sulla costruzione del nuovo ospedale di cui si prevede la fine lavori nel 2032.
L’attesa in questo caso ha svariate ragioni. Si è mostrata palesemente sia in presenza con la partecipazione attenta alla discussione nell’aula consigliare (nell’area del pubblico una rappresentanza dell’associazione Salvaospedale) sia in collegamento streaming (con più di 80 persone in linea nella fase iniziale).
Lunedì 18 maggio non è stato il solito giorno settimanalmente dedicato al consiglio comunale. L’aula di palazzo Mercanti aveva ospiti. Era in programma l’audizione (la seconda dopo quella sul personale e i servizi a inizio anno) dei dirigenti Ausl e il tema in discussione era il nuovo ospedale, finora oggetto immaginato che resta misterioso. Quella seduta è stata occasione – forse la prima perché altre ne seguiranno, come è stato auspicato – per sviscerare alcuni punti cruciali.
Costi, struttura, cronoprogramma, tempi per gara e partenza lavori. Sollecitati dalle domande e anche dalle critiche Paola Bardasi direttrice Ausl, Massimo Fabi assessore regionale alla sanità, e tecnici tra cui Giorgio Mazzi, esperto sanitario dell’Irccs di Reggio Emilia, ma anche Michele Amatucci, esperto economico-finanziario dell’Università Bocconi e dell’Università del Sannio hanno illustrato il tema.
Oggetto pesante e non solo per l’investimento che comporta. Si tratta della più grande opera degli ultimi decenni che si appresta a prendere forma a Piacenza, L’incontro (era il secondo round dopo quello programmato diverse settimane fa) è andato via liscio anche se non sono mancate le critiche alla procedura di finanziamentocol “Partenariato Pubblico-Privato light”. Tante domande, preoccupazioni per i rischi possibili di aumento dei costi nel corso dei prossimi anni (così instabili).
Segnalazioni di promesse non mantenute fatte all’indomani della pandemia da Covid. Tra queste la soluzione ipotizzata (intesa come risarcimento per le tante vittime che Piacenza ha contato nel biennio ‘20-‘21) per il restauro dell’ex ospedale militare che avrebbe dovuto diventare sede della facoltà di medicina in inglese e che è “finito nel cassetto”.
Il tema dei costi dell’ospedale ha tenuto banco. Sono lievitati nel corso di un decennio tanto da determinare la scelta di finanziamento dai privati virando dunque dalla strada del “tutto-pubblico” come altri esempi di realizzazione di ospedali nel passato… e perché non un mutuo?
E con i soldi dei privati significherà che l’ospedale sarà per metà privato? Nulla di tutto questo, hanno rassicurato gli esperti e tecnici presenti nell’aula consigliare di Piacenza segnalando che il finanziamento pubblico sarà comunque di 135 milioni mentre il finanziamento privato equivarrà a 165 milioni che verrà restituito in 30 anni con un canone annuale (“rimarrà invariato per i tre decenni”) e che – è stato più volte sottolineato – non comporta rischi a carico di chi appalta l’opera.
Nei 296 milioni per la costruzione del nuovo ospedale non sono compresi arredi, tecnologie biomediche e infrastrutture informatiche.




Resta comunque il fatto che, a fronte di un’idea partita una decina d’anni fa a costi molto inferiori i rallentamenti, i problemi di bilancio soprattutto in tema di sanità pubblica (“- 25% i finanziamenti governativi”) ma anche gli scenari internazionali “guerra in Ucraina in corso da anni con i materiali di produzione il cemento per esempio che ha avuto forti aumenti a + 40%” per tacere “dell’attuale guerra nel Golfo” hanno reso inevitabile la scelta di finanziamento pubblico-privata, unica strada possibile per portare a termine il progetto.

Perché non i mutui? È semplice: la regione Emilia Romagna – è stato puntualizzato da Bardasi e Fabi – ha esaurito la propria capacità di contrarre mutui e non ha adottata la strada della cartolarizzazione (“un bene visto come sono finite le realtà dove è stata adottata”). Situazione difficile. Con un futuro che potrebbe prospettarsi carico di nuvole e preoccupazione come hanno richiamato diversi consiglieri.
I tecnici nei loro interventi in apertura e in chiusura di discussione, rispondendo alle domande poste dall’aula, hanno portato elementi concreti sul progetto presentato dalle imprese scelte dalla commissione giudicatrice. Progetto, quello scelto che – hanno ribadito più e più volte – presentava uno sviluppo “pienamente coerente con lo studio di fattibilità elaborato”.
Quali sono i termini su cui si basa?
NUOVO OSPEDALE – Le caratteristiche del progetto
Ospedale orizzontale, decentramento delle funzioni come ristorazione, polo congressuale, morgue e logistica sono state separate dal corpo principale. Il modello proposto dallo studio era basato su corpi funzionali separati distribuiti lungo un asse principale denominato Hospital street. Previste 8 macro aree sanitarie tra cui interventistica, emergenza-urgenza, diagnostica e terapia, materno-pediatrico, terapie intensive, laboratoristica, degenza. I posti letti saranno gli stessi dell’attuale ospedale. Una struttura, è stato rimarcato, che oltre a “garantire l’autonomia operativa dei singoli edifici e l’efficienza dei percorsi di collegamento che gestiscono i flussi tecnici sanitari e dell’utenza”.
In una parola – è la spiegazione – il progetto è orientato al paziente, alla qualità degli spazi, al confort ambientale fortemente automatizzato. Tra le peculiarità rilevate l’efficienza energetica e l’utilizzo di fonti rinnovabili come acqua di falda, pompe di calore… Le caratteristiche del progetto presentato rispondono dunque ai criteri dello studio di fattibilità. Ecco quindi che dalla selezione tra gennaio ed aprile di quest’anno è stato scelto uno dei tre proponenti per il partenariato pubblico privato riguardante progettazione e costruzione del nuovo ospedale di Piacenza. Capogruppo della cordata C.M.B: soc. Coop. Muratori e Braccianti di Carpi insieme a Siram Spa, Arcoservizi, Impresa Cogni Spa, Edilstrade Building spa.
NUOVO OSPEDALE – Le prossime tappe operative
Quale sarà la tabella di marcia per avviare i lavori? I tempi sono ancora lunghi ma le tappe saranno ravvicinate e di grande importanza. “Considerato che – hanno ribadito i tecnici – il lavoro preparatorio che si sta facendo ora è ancora più importante dell’avvio del cantiere”.
Ecco dunque la tempistica. Entro l’anno 2026 si punta ad avere il progetto di fattibilità ed è la prima fase. Quindi a cavallo tra il 2026 e il 2027 si entra nel vivo della questione finanziamento con l’avvio del percorso che arriverà all’accordo di programma tra Regione e Ministero della salute per il finanziamento della quota pubblica per la costruzione del nuovo ospedale che come si è detto sarà di 135,8 milioni.
Nel primo semestre del 2027 si entra nel vivo dei lavori sull’area dove sorgerà il nuovo ospedale. Dichiarazione di pubblica utilità dell’area e la sua acquisizione e i lavori di viabilità che saranno costi a carico del Comune di Piacenza. La tappa successiva si dovrebbe sviluppare tra il 2027 e il 2028 con la gara d’appalto. Dopo l’acquisizione dei pareri positivi degli organi di controllo previsti il via allo svolgimento dell’iter procedurale di gara per la realizzazione della struttura con l’aggiudicazione.
Alla gara potranno partecipare tutte e tre le imprese che hanno presentato progetti. Si arriva al 2029 con l’avvio dei lavori di costruzione che dovrebbero concludersi nel 2032 con il collaudo del nuovo ospedale di Piacenza. Il percorso precedente con la definizione del quadro finanziario era iniziato nel 2024 con vari step che sono arrivati fino ad aprile ’26 con la scelta della proposta. Sulla vicenda ospedale, va ricordato, ci sono state varie polemiche una delle quali ha investito l’area che era stata scelta in un primo momento dalla precedente amministrazione guidata da Patrizia Barbieri e che, una volta subentrata la giunta guidata da Katia Tarasconi, è stata accantonata optando per un’altra scelta: un’area all’interno dell’anello della tangenziale.
NUOVO OSPEDALE – Partenariato pubblico privato light, quali criteri?
Diteci quali sono i contenuti importanti della formula di finanziamento scelta. Cosa può cambiare nel tempo e soprattutto quali garanzie per chi si affida a questa scelta. Tranquilli, ha garantito il professor Michele Amatucci, il rischio operativo è traslato sul soggetto privato e l’operatore incasserà il canone di disponibilità quando la struttura sarà operativa.
Inoltre ha spiegato la durata della concessione parte dalla disponibilità dell’area. Il partenariato (o PPP come viene chiamato in sigla) è solo un’operazione di finanziamento – ha spiegato Amatucci – ma deve essere più conveniente del mutuo. Inoltre ha rassicurato su un tema che è emerso nella discussione e non senza preoccupazioni “l’ospedale di Piacenza resterà pubblico”. Conferma arrivata per fugare i dubbi anche dall’assessore regionale Massimo Fabi “L’ospedale di Piacenza è e rimarrà pubblico. Inoltre il Servizio Sanitario Nazionale è un grande bene comune e rappresenta il pilastro del nostro stato sociale unitamente al privato accreditato”.
Nel nuovo ospedale non ci saranno privati che gestiranno i servizi sanitari erogati. Il canone che verrà pagato è la remunerazione dell’investimento finanziato che è stato fatto. L’unico servizio che il finanziatore costruttore avrà una volta costruito l’ospedale sarà la manutenzione, “del resto lavori e manutenzione sono indissolubilmente legati” è stato rimarcato. Altro elemento importante è che il canone che la parte pubblica dovrà pagare non sarà indicizzato e resterà della cifra stabilita inizialmente per 30 anni. Nessun rischio per l’Ausl dunque? L’Ausl si assume il rischio di “causa maggiore”. Di fronte alla situazione internazionale che s’infiamma di giorno in giorno questo non sembra un rischio di poco conto.
NUOVO OSPEDALE – Spazi flessibili: Covid dixit
“Flessibilità, modularità dell’ospedale futuro”. È il criterio che ha lasciato il Covid come insegnamento. Necessari quindi la separazione del percorsi non solo nel caso ci fosse ancora una pandemia, ma per la quotidiana sicurezza nei percorsi di cura. Che dire ad esempio – ha rimarcato Bardasi – della tortuosità di accesso al reparti di ematologia che devono fare i pazienti, tra l’altro molto fragili, per entrare e avere le cure. Ecco, queste situazioni non sono più sostenibili.
In una parola il superamento di una struttura architettonica che non regge alle necessità di una logistica medica moderna. Bardasi si è spinta oltre esprimendo un pensiero personale “che forse non dovrei dire” ha chiosato. Ma attenzione – è stato il suo discorso – se non arriveremo a costruire il nuovo ospedale avremo difficoltà nel breve periodo ad avere nuovi professionisti. Perché il luogo di lavoro, l’ambiente della cura non può essere considerato come optional. È parte integrante dell’insieme.
NUOVO OSPEDALE – Del caro vecchio ospedale che farne?
L’ospedale sarà provinciale e, chissà, anche riferimento di un territorio più ampio. Ed è questo aspetto che sarà intensificato una volta che la collettività piacentina avrà una struttura dotata di tecnologia, spazi sicuri per pazienti e operatori e soprattutto guidati da un’architettura razionale in grado di superare e archiviare le tante difficoltà presenti nell’attuale vecchio ospedale.
Già, del caro vecchio ospedale che farne? Si attendono proposte. Idee che, pare, siano già in campo. Una di queste la spiega la direttrice Ausl Paola Bardasi. Abbiamo tanti servizi delocalizzati o in affitto – ha detto – facendo intendere che quegli spazi potrebbero diventare molto utili per razionalizzare i servizi di una “cittadella della salute” con una casa della comunità da progettare insieme agli enti locali. Idee in divenire che occuperà i prossimi anni.
Antonella Lenti
