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Ceti popolari per forza a sinistra? O solo una categoria della mente?

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#sinistra; #antonellalenti

Che sia una categoria della mente pensare che i ceti debolidebbano essere attratti e spinti a sinistra nel voto? Che sia unavisione novecentesca della società senza corrispondenza nel reale? Convinzione di un manipolo di intellettuali d’area che ergendosi a guida morale, sociale e politica ha creduto e pensato che la sinistra fosse, per definizione, l’area di riferimento politico per chi nutre aspirazioni a migliorare la propria posizione socialeSembra essere un assunto che non sta in piedi se si osservano i flussi elettorali nelle elezioni di questi ultimi tempi, come ci spiegano gli analisti. Quei cittadini non vanno a sinistra. Ma chi conosce nel profondo i sentimenti, il sentire, le precarietà, le insicurezze, i timori di contaminazione globale da cui i cittadini deboli si sentono schiacciati? Chi conosce quali ambizioni e aspirazionipuò avere il loro progetto di vita?Quale rappresentanza politica può interpretare quelle risposte (senza seminare false speranze) se risposte a tali interrogativi possono venire indicate? Quando i ceti popolari non votano a sinistra si dice è protesta e incanalata in una direzione ritenuta innaturale. Il distacco tra la sinistra e i ceti devoli è iniziato da tempo. Anche prima della globalizzazione che ha frammentato e reso vulnerabile chi è già debole, chi vive solodel proprio lavoro quando è la finanza a dettare il ritmo. Ma in questa stagione di ristrettezze e di sacrifici oltre all’evidenza che le difficoltà sono sempre più compagne di viaggio di chi ha meno possibilità mentre al contrario si rafforzano sempre più i poteri dominanti, il raccolto politico a sinistra nel bacino popolarediventa clamorosamente insufficiente. Gli operai, si è detto sia nel caso americano sia nel caso francese, votano populista. Del resto è successo in Italia. Già negli anni Novanta, il decennio dell’affermazione della prima Lega Nord (a Piacenza ebbe percentuali inimmaginabili qualche anno prima), enorme è stato il travaso di voti che passò dalla sinistra al Carroccio. Tra gli Ottanta e i Novanta si era assistito a una forte trasformazione del sistema produttivo, le grandi fabbriche erano andate fortemente in crisi, si era creata una platea enorme di piccole imprese, artigiani diventati padroncini per i quali erano mutati i problemi e le urgenze da risolvere: tasse, burocrazia, semplificazione…siamo ancora a quel punto, non se ne viene a capo. Anzi si è avuto l’innesto di nuovecomplicazioni, la crisi,il tema dello spostamento di masse enormi di persone dai paesi del terzo mondoper citarne due. Novanta, con l’implosione dell’Urss, erano anni di cambiamento, lieve assaggio di quello che sarebbe avvenuto dopo e che stiamo vivendo. Ancora una volta il punto debole è il lavorodiventatonel corso dei decenni (il primo approccio con la flessibilità se non ricordo male si deve al ministro Treu) puntiforme, parcellizzato e individuale. Lavoratori isolati e assillati dalla paura di dover cedere il passo non più all’idraulico polacco che al tempo faceva tremare i polsi agli artigiani della vecchia Europa. La competizione sarà con i robot. Questo sgomenta. Cittadini, partiti, sindacati.

Che sia una categoria della mente pensare che i ceti deboli debbano essere attratti e spinti a sinistra nel voto? Che sia una visione novecentesca della società senza corrispondenza nel reale? Convinzione di un manipolo di intellettuali d’area che ergendosi a guida morale, sociale e politica ha creduto e pensato che la sinistra fosse, per definizione, l’area di riferimento politico per chi nutre aspirazioni a migliorare la propria posizione sociale? Sembra essere un assunto che non sta in piedi se si osservano i flussi elettorali nelle elezioni di questi ultimi tempi, come ci spiegano gli analisti. Quei cittadini non vanno a sinistra. Ma chi conosce nel profondo i sentimenti, il sentire, le precarietà, le insicurezze, i timori di contaminazione globale da cui i cittadini deboli si sentono schiacciati? Chi conosce quali ambizioni e aspirazioni può avere il loro progetto di vita?Quale rappresentanpuò interpretare quelle risposte (senza seminare false speranze) se risposte a tali interrogativi possono venire indicate? Quando i ceti popolari non votano a sinistra si dice è protesta e incanalata in una direzione ritenuta innaturale. Il distacco tra la sinistra e i ceti deboli è iniziato da tempo. Anche prima della globalizzazione che ha frammentato e reso vulnerabile chi è già debole, chi vive solo del proprio lavoro quando è la finanza a dettare il ritmo. Ma in questa stagione di ristrettezze e di sacrifici oltre all’evidenza che le difficoltà sono sempre più compagne di viaggio di chi ha meno possibilità mentre al contrario si rafforzano sempre più i poteri dominanti, il raccolto politico a sinistra nel bacino popolare diventa clamorosamente insufficiente. Gli operai, si è detto sia nel caso americano sia nel caso francese, votano populista. Del resto è successo in Italia. Già negli anni Novanta, il decennio dell’affermazione della prima Lega Nord (a Piacenza ebbe percentuali inimmaginabili qualche anno prima), enorme è stato il travaso di voti che passò dalla sinistra al Carroccio. Tra gli Ottanta e i Novanta si era assistito a una forte trasformazione del sistema produttivo, le grandi fabbriche erano andate fortemente in crisi, si era creata una platea enorme di piccole imprese, artigiani diventati padroncini per i quali erano mutati i problemi e le urgenze da risolvere: tasse, burocrazia, semplificazione…siamo ancora a quel punto, non se ne viene a capo. Anzi si è avuto l’innesto di nuove complicazioni, la crisi,il tema dello spostamento di masse enormi di persone dai paesi del terzo mondo, per citarne due. I Novanta, con l’implosione dell’Urss, erano anni di cambiamento, lieve assaggio di quello che sarebbe avvenuto dopo e che stiamo vivendo. Ancora una volta il punto debole è il lavoro, diventato nel corso dei decenni (il primo approccio con la flessibilità se non ricordo male si deve al ministro Treu) puntiforme, parcellizzato e individuale. Lavoratori isolati e assillati dalla paura di dover cedere il passo non più all’idraulico polacco che al tempo faceva tremare i polsi agli artigiani della vecchia Europa. La competizione sarà con i robot. Questo sgomenta. Cittadini, partiti, sindacati.

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