LENTI A CONTATTO

13 aprile 2011

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Ho ritrovato quattro appunti scritti frettolosamente nei giorni in cui ho scoperto di avere il cancro. Li’ per li’ e’ stata solo paura e la speranza che non lo fosse. Invece.. Comincio’ cosi’ “La bella estate col cancro”. 

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“M’ha beccato”. Eccolo qui. Ha intaccato il mio corpo. Ho fatto crescere un cancro. Un cancro in seno. Si e’ fatto varco dentro di me, quando? Come? Perche? Stile di vita sbagliato boh! Familiarita’? Non mi risulta.

Domande che resteranno per sempre senza risposta e che di tanto in tanto tornano in primo piano. Perche’? I tumori al seno sono in crescita e colpiscono ora maggiormente anche le donne piu’ giovani. Tutti lo sanno, non e’ cosa nuova, ma come insorge? Come fa una cellula che un momento prima aveva forma e fisionomia normale un momento dopo alterarsi al punto di modificare la propria struttura e contaminare anche quelle vicine, anzi riuscire a moltiplicarsi esponenzialmente fino a far fuori tutte quelle sane? Domande, domande, domande. Ma se hai un cancro non ti devi perdere dietro alle domande astratte. Devi prima di tutto agire, piu’ in fretta che puoi perche’ quella col cancro e’ prima di tutto una lotta contro il tempo. Bisogna correre piu’ veloci delle cellule malvagie.


La scoperta e’ stata casuale attraverso un gesto banale come spalmare sulla pelle la crema dopobagno. Gesto che dovrebbe essere riconciliatore alla fine di una delle tante giornate difficili. E invece… da li si e aperto un mondo sconosciuto quello della malattia e dell’ospedale.

Spalmare la crema, gesto abituale e frettoloso ma quella volta non e stato come sempre.

La mano ha sfiorato qualcosa di duro che tentava di affiorare. Una piccola gobba gia visibile sulla pelle liscia. Oddio, ci siamo. Mi sono detta. Il cuore ha iniziato a tamburellare fortissimo. In brevissimo tempo il sudore si e steso su di me e per poco non svengo. Ma no saranno i libri caduti l’altro giorno che mi hanno colpito proprio sul petto.  Che fare? Primo desiderio allontanare i pensieri neri che in quel momento erano di pece e resettare tutto. Secondo cercare di ignorare al momento l’eventuale gravita’ per vedere cosa sarebbe successo poi. Terzo sperare che cosi’ come improvvisamente era comparso sarebbe anche sparito. Sapevo che mi raccontavo una balla colossale. Ma questo improbabile scenario mi ha accompagnato per oltre un mese. Non me la sentivo di andare a fondo della faccenda e cercavo ogni pretesto consolatorio. Ma no, impossibile, non puo’ essere comparsa una cosa del genere all’improvviso. Ma i controlli li hai fatti? M’interrogavo conoscendo gia’ la risposta. No. E il pensiero andava a quella busta del centro salute donna che ha dormito sullo scaffale e poi e finito nella pattumiera. La lettera fissava l’appuntamento per la mammografia. Ignorata. 

Nessun controllo. Di nessun genere. E cosi’ m’ha beccato il cancro. Per giorni ho condotto la mia vita come al solito, ma lo specchio rifletteva di me un’immagine diversa. Leggevo nei miei occhi lo smarrimento e il terrore per quello che mi attendeva. Incerta per qualche tempo se prendere atto e agire o attendere. Chi vivra’ vedra’. Dicevo a me stessa. Sapevo che quella non era la soluzione giusta, ma per un po’ non ho trovato il coraggio di portare il cancro allo scoperto e iniziare a combatterlo.

E’ Alberto che mi ha stanato osservando il mio comportamento. Perche’ non mi parli del problema che hai? Mi ha detto all’improvviso. E’ stata una mano tesa che mi ha aiutato a uscire dal tunnel buio della paura solitaria.

Da qui e’ iniziata la storia. Che ancora non e’ conclusa. Mesi vissuti al guinzaglio di cure, controlli, odori, orari e ritmi ospedalieri. Il 13 aprile il senologo ha allontanato ogni speranza. Non ci sono dubbi e’ un cancro ora si faranno tutti gli esami canonici e poi si valutera’ con gli oncologi se iniziare prima la chemioterapia e quindi operare o viceversa. Il fatto e’, ha aggiunto il professore, che operando subito verrebbe asportata tutta la mammella per le dimensioni del nodulo: circa tre centimetri. Quindi la strategia meno invasiva e’ quella che prevede sei cicli di chemioterapia e poi l’operazione. Comunque, ha aggiunto, sarebbe meglio evitare di introdurre nel corpo altri veleni oltre a quelli che arriveranno con la chemio quindi se fumi e’ meglio smettere subuto. Detto fatto. Uscita dallo studio ho affidato al cestino iren  due pacchetti di Pall mall comprati quella mattina e si e’ chiusa li’ la mia carriera di fumatrice. Non senza rimpianti e sofferenze, mi piaceva fumare, naturalmente. Quale toccasana dello spirito accendere una sigaretta dopo il caffe’ alla mattina o dopo mangiato. Anzi talvolta inventavo il desiderio di caffe’ per poi assaporare la sigaretta. In condizioni normali avrei riso in faccia a chi mi avesse detto: smetterai di fumare da un momento all’altro. Allo stesso modo restravo incredula per quello che mi stava accadendo. Avevo un tumore, un cancro, un brutto male. Un mostro che, come un cecchino, nascosto dentro di te spara sulle tue cellule e le rende abnormi deformi, maligne, capaci di navigare attraverso i vasi sanguigni e colpire ancora altrove, a distanza di anni. Il male in assoluto. E lo avevo in seno. Accidenti, qui non si scherza o cose grosse o niente. Il cancro.

La conferma l’ho avuta mercoledi’ 13 aprile e per la serata era stata programmata una cena con amici. Non ho avuto alcuna esitazione e sono andata all’incontro. A loro ho raccontato cosa mi stava succedendo e quello che mi avrebbe aspettato nei mesi successivi. Come fai a stare cosi’ calma hanno commentato. E io, “che devo fare non mi resta che farmi curare. Ho altra scelta?” E cosi’ e stato questo il mio atteggiamento per tutto il periodo della malattia. Con alti e bassi di umore, con tante speranze perche’’ il tempo trascorresse veloce…

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