LENTI A CONTATTO

TERZO MILLENNIO QUALE POLITICA: SINISTRA&SINISTRE – 4 // Katia Tarasconi: “Cari amici del Pd è l’ora di un sincero tuffo nella realtà oppure… “

Google+ Pinterest LinkedIn Tumblr


di Antonella Lenti

Non voglio essere complice della vostra follia, avete perso il contatto con la realtà e ci state trascinando a fondo. Sono nata con il Pd. Ero orgogliosa della comunità di cui facevo parte. Dove è finita quella comunità?” E’ un passo dell’intervento di Katia Tarasconi all’assemblea nazionale del Pd. Un sasso lanciato nello stagno di una partito che non ha svolto alcuna riflessione autocritica dopo la rumorosa, scottante e travolgente sconfitta elettorale. E’ questo l’argomento forte che Katia Tarasconi ha portato e che ha acceso i riflettori di tante televisioni e talk show su di lei. Il suo discorso ripreso sui social ha avuto sul suo sito 360mila visualizzazioni, 3.671 mi piace, 1.782 commenti e 6.394 condivisioni. Segno che Katia Tarasconi ha dato voce a un comune sentire che alberga sia nei gruppi dirigenti periferici del Pd sia nell’elettorato del partito che il 4 marzo lo ha abbandonato.

Perché una rubrica di politica, perché una rubrica su un blog sconosciuto, perché una rubrica dedicata a Sinistra&Sinistre. Non è solo la sinistra ad attirare la mia attenzione. Ho intenzione, se troverò adesioni, di scandagliare anche altri mondi politici. Perché una rubrica su un mezzo, il blog, che pochi conoscono, che non ha mezzi, che viene fatto in modo volontario? 
Mi sono chiesta quali potrebbero essere i riferimenti del fare politica nel prossimo futuro considerato che, come per tutte le cose, arriva un punto in cui quello che è stato prima non può più essere valido per il dopo. E quindi ho iniziato senza molta puntualità nell’appuntamento e affidandomi a mezzi artigianali per farlo conoscere.

Ho iniziato dalla sinistra per il fatto che la trasformazione del sistema politico in questo ultimo anno ha messo sotto i riflettori la confusione in cui si trova l’area del centrosinistra, sempre più spezzettata; ha messo in rilievo soprattutto la marginalità in cui gli elettori hanno spinto il Pd, principale partito dell’area di riferimento del centrosinistra passato dal governo a un’opposizione quasi inesistente. Tutto questo mi ha indotto ad aprire uno spazio di approfondimento in cui, di volta in volta, esponenti di varia estrazione politica vedono la prospettiva di una forma politica che si richiami alla sinistra o al centrosinistra. Gli interrogativi, che ciascuno declina a seconda della propria sensibilità politica, culturale e sociale, riguardano i contenuti, il profilo di una convivenza futura di cui la politica, volenti o nolenti fa sempre parte. 


INCHIESTA (4) KATIA TARASCONI

“Quale sinistra? Bisognerebbe capire che cosa si intende per sinistra. Mi piacerebbe molto. Secondo me bisognerebbe intendersi molto bene oggi su cosa si pensa quando si dice sinistra, una sinistra oggi, nel 2019. Una sinistra da cui tutti prendono le distanze per gli errori commessi, ma anche per il profondo solco che si è creato tra le élite e le persone normali. Un conto è dire che è difficile vivere con 900 euro al mese, questo lo capiamo tutti, un conto è vivere la realtà quotidiana potendo contare su 900 euro al mese. E’ ben diverso. C’è differenza tra aver vissuto un problema sulla propria pelle e analizzare dall’esterno questioni di vita molto lontane. Il Pd non ha imparato dagli errori e questo è un altro elemento negativo perché è chiaro che gli errori sono possibili, agli errori non si sfugge però devono insegnare, si deve imparare dagli sbagli. Altrimenti…”. Dice durante la lunga chiacchierata diventata l’intervista che segue.

Katia Tarasconi, consigliere regionale dell’Emilia Romagna ha iniziato la sua prima esperienza politica come “civica” in una lista a sostegno della candidatura di Roberto Reggi nel 2007 e poi, alla sua nascita, ha aderito al Pd. Nessuna esperienza sotto altre casacche prima di allora. E’ una nativa Pd.

In nativi Pd forse avrebbero dovuto trasformarsi tutti gli aderenti al partito abbandonando davvero le parrocchie politiche di origine.  Era in fondo questo il progetto originario del partito che ha sommato le sigle di Margherita e Ds ma da quella sommatoria non è andato tanto oltre.


NOI SIAMO IL NOSTRO VISSUTO

“Il distacco tra l’élite della politica e la gente comune è il tema ed è stato colto come un j’accuse nei confronti della classe dirigente del partito. Il problema c’è, è concreto, del resto non ci si pensa mai ma noi siamo il nostro vissuto e se sei sempre stato in una bolla protetta, se non hai ma toccato con mano le difficoltà della vita, ebbene è molto difficile che possa scattare ‘empatia” con le persone che quelle difficoltà le affrontano ogni giorno e che hanno la sensazione che nessuno sia più dalla loro parte”.



Un invito forte, accorato in cui si sono identificati tanti del Pd. Quindi arrivati a questo punto occorre una svolta decisa, un taglio netto con il passato? Quali sono gli sbagli più evidenti?

“Prendiamo ad esempio il concetto di democrazia paritaria tra uomo e donna che non vuol dire essere femminista a tutti i costi come qualcuno potrebbe intendere e così facilmente aiutarsi a liquidare il problema. No, non è affatto così. Il problema è che mi sembra che le donne non abbiano mantenuto la loro differenza nel fare politica”.



Cosa s’intende per democrazia paritaria?

“Significa avere spazio e cittadinanza politica perché la tua voce venga ascoltata. Oggi c’è molta differenza se parla una donna o se parla un uomo. Del resto basta dare un’occhiata ai candidati che sono in campo per la segreteria. Dove sono le donne? Possibile che nel partito non ci fosse una donna capace di cimentarsi per la guida? Abbiamo Martina, Giachetti, Zingaretti, si sta muovendo Calenda e le donne?”



Un problema forse di disincanto delle donne rispetto al fare politica partitica, quegli schemi sempre uguali o li adotti e li fai tuoi altrimenti è una gran perdita di tempo…

Guardo agli Stati Uniti i Democratici là che non vivono una bella stagione la Cortes la sono andati a cercare. Qui da noi non avviene. Anche nel lavoro. Anzi siamo costretti a sentire valutazioni ridicole come quella secondo cui un uomo sarebbe più portato per certe professioni tecniche e alle donne resta il lavoro di cura. Se questo non vuol dire essere andate indietro come cos’altro significa?”



Quindi anche nel Pd in fondo non c’è una vera e profonda presa di coscienza riguardo all’apporto che possono dare le donne?

“Rispetto agli altri partiti c’è più attenzione, la rappresentanza c’è. Nelle liste per le elezioni le candidature sono paritarie tra i due generi, è una regola ma poi? Il problema è lo spazio di cittadinanza nella politica del partito. Ecco da cui le donne sono quasi sempre escluse se non si omologano al modo di fare politica maschile, se vogliono contare affermando la propria differenza”.



Tutto finisce con l’elezione dunque?

“Tutto dovrebbe cominciare da lì ma non succede. Come se gli strumenti di espressione e di comunicazione avessero un solo genere perché da sempre è così e non si determina alcuna discontinuità. Diventa poi difficile combattere all’interno… come combatti con qualcuno che è sempre in televisione in ogni momento… per arrivare a tutte le persone devi avere i mezzi? E poi, ripeto, c’è un problema di fondo, per affermarti se non ti omologhi la vita è dura, se vuoi far politica mantenendo la tua specificità femminile è certo che resti tagliata fuori. E’ un fatto. Dopo l’intervento all’assemblea nazionale del partito ho ricevuto tantissime mail, messaggi di persone che hanno condiviso la denuncia dei punti critici del mio discorso. E la questione delle donne è al centro delle segnalazioni. C’è chi non ha più rinnovato l’iscrizione al partito proprio per questa ragione, perché il partito non ha lavorato e non lavora per costruire una vera democrazia paritaria e questo mi ha aperto una visione diversa e la strada non è quella delle quote rosa”.

Ma l’intervento all’assemblea da cosa è nato?

“Sono andata là convinta che questa sarebbe stata la mia ultima assemblea e prima di prendere la parola in quel consesso ho verificato che sulle mie posizioni vi fosse una condivisione da parte di altre persone. Non è stato un exploit personale il mio. Sono stata la portavoce di un sentire che ho verificato essere diffuso nella base del partito. Ma mi sembra che tutto sia caduto nel nulla. Resto convinta della bontà dei valori del Pd, però ora nel partito, prevale la gestione del potere e questo deve cambiare”.



Il Pd è stato un partito leaderista dove Renzi ha recitato una parte forte in questo ruolo. E’ questo il punto?

“Per quanto mi riguarda non ero leaderista, la mia adesione era legata ai contenuti che condividevo, ecco quei contenuti sono stati un po’ persi per strada. Tuttavia resto convinta che un partito un leader lo debba avere, ma ci deve essere una squadra che lavora, pensa, propone. Occorre una figura che faccia sintesi tra le posizioni e condizione necessaria è che stabilisca un’empatia con le persone. La capacità comunicativa è una caratteristica positiva in tanti gli ambiti sociali, dalla famiglia alla scuola allo sport e naturalmente non può non esserlo in politica: in sostanza occorrono alcune caratteristiche se vuoi aggregare e allargare il tuo progetto. E’ naturale che la discussione, il confronto sono necessari, vitali. Alla fine però la decisione deve avvenire. Si discute, si vota e si decide. E’ questo il processo indispensabile. Diversamente manca del tutto una sintesi. Altrimenti succede come ai grillini, tante posizioni niente sintesi”.



Nel 2007 candidata con una civica “Per Piacenza con Reggi” e nel 2008 nel Pd. Perché l’adesione a un partito?

“E’ stata la mia prima tessera e ho aderito perché nella mia mente che si è formata in America dietro al concetto di Partito democratico stava una prospettiva politica a cui mi sentivo vicina”.



Aspettative disattese?

“Beh per lungo tempo ho assistito a una guerra interna tra le componenti ex Ds ed ex Margherita. Ricordo che in un incontro in cui prevaleva questa dicotomia per provocazione ho rivendicato anche un ‘diritto’ degli ex civici”.



Quindi il progetto Pd, anche alla luce degli sviluppi degli ultimi anni con la scissione può dirsi definitivamente fallito?

“Direi che fallisce qualcosa che esiste. In realtà quel progetto non è mai nato. Non so se alla base della discordia tra le due componenti vi fossero questioni ideologiche mai superate oppure invece ragioni di personalismi eccessivi, accentuati e indomabili. Le correnti sono filosofiche se sono basate sulle idee, diventano patologiche se sono basate sulle persone. Non ha alcun senso. Devo dire che non è una malattia riscontrabile solo nel Pd, è un male comune.. Forza Italia, Lega ecc. Ecco perché considero un valore parlare di squadra, è giusto avere un leader che rappresenti tutti, ma ci vuole una squadra. Anche il grande campione in campo da solo non otterrebbe molti risultati. Semplice no?”



Tutta questa situazione attuale del Pd, da parte di molti anche pidini viene attribuita a Renzi. Le difficoltà di oggi sono tutte riconducibili a responsabilità di Renzi?

“Certo ha avuto le sue colpe, ma non tutto è imputabile a lui, è evidente, si poteva fare meglio da parte di tutti. Quello che vorrei è che la discussione politica venisse riportata a livello locale chiedendo una discussione chiara sulle cose concrete”.



C’è un tema di cui si parla, l’immigrazione. Ma a parte il rintuzzare le dichiarazioni del ministro dell’interno non viene espressa quale sia la linea politica del Pd sull’immigrazione. Cosa si dice in proposito?

“Non abbiamo, non c’è una linea politica sull’immigrazione perché non si fa una proposta seria. Faccio una distinzione tra due tipi di immigrazione, l’arrivo non convenzionale deve essere gestito dalla Ue e quindi vanno riscritti i trattati dopo di che ogni paese può scrivere la propria politica di immigrazione. Come? Fai domanda, chiedi, fai entrare chi puoi far entrare e sai chi sono. Parto dalla mia esperienza di emigrata a New York. Sono passata attraverso la green card, sapevano tutto della mia vita e del mio percorso e dopo 9 anni ho potuto chiedere la cittadinanza. Per ottenerla ho fatto un esame orale e scritto in inglese ho studiato la storia degli Stati Uniti e il funzionamento dello Stato, ebbene tutto questo ti fa sentire parte della comunità in cui vivi. In una parola è integrazione. In America sono andata con la mia famiglia nel 1986 avevo 12 anni e frequentavo una scuola in cui tutti i bambini erano stranieri di ogni provenienza erano le classi ESL (English-Second-Language) in cui facevo ore aggiuntive di inglese. Mi chiedo se nel nostro Paese si proponesse di istituire classi così cosa direbbe la sinistra? Sarebbero definite classi differenziate… In quel modo abbiamo imparato la lingua ed è stato il primo passo per l’integrazione. Ho fatto questo esempio di vita vissuta per dire che mi piacerebbe che si arrivasse a una proposta chiara su cui aprire la discussione e sono convinta che gli italiani siano molto meglio di come li dipingiamo ora”.



Quindi il Pd deve riconciliarsi con gli italiani, almeno con i suoi elettori?

“E’ chiaro che se insisti nel dargli del fascista se ha votato Lega Nord non si arriva molto lontano”.



Affermare il rischio di fascismo,  è questo che non va?

“Credo che sia evidente e scontato che siamo antifascisti, non continuerei a battere il chiodo su quello. Traduciamo la nostra presenza parlando delle proposte che ci piacciono come ad esempio quello che si sta facendo a Bergamo con il sindaco Gori e la sua Accademia per l’Integrazione (1). Dovremmo basare il nostro agire sull’argomento segnalando le cose che rileviamo sbagliate, ma dicendo anche come fare in alternativa. Il messaggio finale all’elettore deve essere di positività”.



Quali sono dunque  gli errori più importanti commessi dal governo di centrosinistra e da Renzi in particolare?

“Errori di comunicazione come per il Job’s Act. E alcuni errori di base come considerare il tempo indeterminato come la panacea di tutti mali… inoltre non si può comunicare sempre di aver fatto il meglio in assoluto, è necessario relativizzare la propria azione: ‘si è fatto il meglio nelle condizioni date’. E’ questo il perimetro delle azioni di un governo. Inoltre si deve sempre tenere conto del nostro retaggio culturale, da dove si parte, e ci vogliono anni per arrivare a un cambiamento totale”.



Ma un progetto di nuova sinistra, che cosa dovrebbe contenere?

“Base essenziale per disegnare un progetto della sinistra è garantire lo stesso punto di partenza alle persone e quindi direi un progetto riguardante l’istruzione… attenzione: non è rendere tutti uguali (è utopia) ma dare le stesse condizioni di partenza e poi c’è l’individualità che differenzia. Io, Stato, ti devo portare per mano fino a un certo punto poi scatta la meritocrazia quello che ciascuno dimostra di saper fare. Attenzione meritocrazia, non parentocrazia. Siamo molto distanti da questo. Siamo nel 2019 e se i giovani non parlano l’inglese sono fuori dalla globalizzazione. Se non dai le stesse opportunità allora i mezzi li raggiunge solo chi se lo può permettere.  Dal mio punto di vista si dovrebbe partire da lì. Ma c’è anche un altro aspetto che ritengo fondamentale, la pubblica amministrazione che deve aiutare il cittadino. Porto ad esempio quello che abbiamo fatto in Comune a Piacenza in cui abbiamo rivoluzionato l’idea dell’anagrafe, non più lo sportello, la separatezza del vetro, non più le code, ora una persona di fronte all’altra con lo scopo di aiutare i cittadini. E’ questo il modello, ma nei ministeri si fa la stessa cosa?”



Il tema delle disuguaglianze, in una società che si pensa ricca e “arrivata”, un altro terreno su cui un’area di sinistra dovrebbe misurarsi, come?

“E’ stato introdotto il reddito di cittadinanza. Potrebbe essere giusto come concetto, ma non fatto così. Come al solito si cerca di cancellare quello che si è ereditato da altri governi. Bisognerebbe uscire da questo schema. Sul welfare poi ci sono le situazioni più differenziate. Per Piacenza ad esempio non c’è persona che non sia seguita dal sociale e questo succede in tutta la Regione. Credo che il sostegno al welfare andrebbe migliorato più che ripensato. Ma attenzione sul tema delle disuguaglianze il primo antidoto è il lavoro. Si deve puntare a un tasso di disoccupazione basso, bisogna creare lavoro, aiutare chi non ce la fa e ancora su questo ragionamento entra in campo la scuola. E’ in questo modo che si produce sviluppo e crescita”.



Da uno a 10 quanto pesano le responsabilità del Pd nella situazione che stiamo vivendo?

“Diciamo 7,5 di responsabilità. Il vuoto lo abbiamo creato noi. Il vuoto si determina sempre quando si è incapaci di ascoltare quello che tanti ci dicevano. Faccio un esempio ancora sull’immigrazione. Piacenza è una delle città con il maggior numero di immigrati presenti, prima degli altri potevamo capire che c’era un problema e così come sulla sicurezza siamo stati carenti nel farcene carico. Ancora una volta torna quell’elemento di cui parlavo all’inizio una cosa è parlare di un problema un’altra è viverlo. Se vivi nelle zone ricche della città il degrado non lo senti, se vivi al Peep conosci da vicino il problema. Ma questo vale per tutto se tu non hai mai preso un treno regionale alle 21,30 di sera, perché viaggi sempre in freccia rossa, non sai quello che succede sulle carrozze di quei treni, le ansie che prova una donna sola in una carrozza su quei convogli. Dalla rappresentazione della realtà alla realtà concreta di tutti i giorni, quella che vivono i cittadini, è questo il problema. L’aver lasciato alle spalle la realtà è la maggiore responsabilità”

Un tuffo nella realtà , dunque. E lo faranno?

“Non lo faranno. Tra i candidati alla segreteria è Martina che più di tutti gli altri spinge per andare nei luoghi scomodi e difficili dove raccogli insulti. Ecco questo glielo riconosco. Ma abbiamo ancora un bel pezzo di strada da recuperare. Per distruggere, demolire ci vuole un attimo. Nella situazione di oggi non c’è una ricetta veloce anche se essere meno litigiosi potrebbe giovare. Le regole democratiche vanno salvaguardate. Se in un partito una proposta viene votata dalla maggioranza, bene allora quella diventa la proposta del Pd. A me piacerebbe che si cambiasse pelle in questa direzione. Se ci riusciremo non lo so e neppure so se mi riconoscerò in quello che verrà”.



Un segnare la differenza dal nuovo segretario in pectore Zingaretti?

“Ho qualche dubbio che un presidente di Regione e una regione come il Lazio possa aggiungere anche un impegno gravoso come quello di segretario di un partito da ripensare in un contesto come la società attuale così sfaccettata e multiforme”.



Quale poteva essere la figura di un candidato segretario?

“Io avrei scandagliato l’Italia per cercare figure che si fossero distinte nelle loro comunità, sarebbe stato coraggioso mettere in campo una persona sconosciuta. La cosa giusta sarebbe stato cercare figure che avessero in sé freschezza e novità. E’ bene un’iniezione esterna perché spesso si finisce per essere, dopo tanto tempo, prigionieri di una struttura mentale precostituita ed è questo che crea l’ostacolo del rapporto con il reale che, per chi fa politica, quasi sempre sta fuori, lontano. Troppo lontano. Un’operazione di questo tipo avrebbe potuto aiutare e non è una questione di vecchio o giovane… è questione di freschezza”.



Il problema è avere un Pd dinamico?

“Ci sono tante energie positive nel partito ci sono persone con esperienza e capacità comprovata e ho molta fiducia che si possano recuperare anche tante energie che se ne son andate. ‘Più siamo meglio è’ deve essere questo il nostro obiettivo e accantoniamo il suo opposto ‘meno siamo meglio stiamo…’ Alla fine spero di riconoscermi ancora nel Pd, quell’idea di partito democratico che ho in mente basato sulla mia formazione anglosassone. Si sta facendo un congresso e avremmo dovuto chiederci come si sviluppa un momento così importante per un partito nel 2019. Quello che stiamo facendo ricalca esattamente quello che è sempre stato fatto. Credo che si debba pensare a come attualizzare all’oggi un partito che non può ridursi a vivere di vecchi schemi: è talmente farraginoso che si perde il contatto con gli iscritti. E poi c‘è il grosso problema: come parlare con i giovani, come interagire con le nuove generazioni. Ripeto noi su questo siamo immobili stiamo celebrando un congresso esattamente come si faceva prima, ma la realtà è molto cambiata. Vogliamo adeguarci?”.



Tema Europa ed elezioni Europee. Hai preso parte all’incontro in cui era presente il sindaco di Parma Federico Pizzarotti: una svolta?

“Si sta cercando in questo momento di seguire un po’ tutti ma nella nostra storia  non è stato così importante e fondamentale che le forze di centrosinistra si aggreghino. Quanto all’Europa si deve pensare a una nuova Europa. Disgregandola, indebolendo l’Europa andremo solo verso il peggio. Questo è un tema importante perché rischiamo tanto”.


Alenti92@gmail.com


Se vuoi condividi dal mio profilo Facebook: https://www.facebook.com/antonella.lenti.92




(1) Il progetto riguarda 60 richiedenti asilo ed è strutturato con il loro  coinvolgimento in attività a tempo pieno di formazione di base (corsi di italiano, educazione civica e cultura italiana), volontariato e, dopo i primi mesi, la formazione professionale. Il percorso viene completato da tirocini, con la possibilità di un’assunzione da parte di imprese che aderiscono a Confindustria.

1 Comment

  1. Ecco una con le idee chiare. Ma perché non si candida? È giovane ed è una donna, per di più intelligente e concreta……ci vogliono persone così.

Lascia un commento