QUADRANTE SULLA REALTA’ – Rubrica giorno per giorno
di Antonella Lenti
Quasi sottotraccia in questi due anni è andata avanti una trattativa tra alcune Regioni e lo Stato con lo scopo di stipulare un contratto separato in cui si afferma un’autonomia che di fatto stacca le sorti di alcune aree geografiche italiane dal resto. Potrebbe essere una frattura pesante per l’Italia. La spinta autonomista nella sua prima fase si era manifestata con il referendum sul titolo quinto del 2001 – voluto e promosso dal centrosinistra (riforma del titolo V) per arginare le spinte secessioniste portate avanti a quel tempo dalla Lega Nord – e aveva determinato tra le altre novità la creazione di 21 sistemi sanitari diversi l’uno dall’altro, intaccando quel principio che avevamo appreso e fatto nostro secondo cui la salute era un diritto che non poteva essere declinato in modo diverso a seconda del luogo di residenza. In 18 anni da quel 2001 le cose sono andate avanti e nel 2017 due regioni a guida storicamente leghista, Lombardia e Veneto, si sono spinte a esibire i muscoli con un referendum che se non echeggiava la secessione poneva sul piatto una domanda chiara e forte che in soldoni lanciava questo messaggio: “la ricchezza prodotta qui deve tradursi in maggior benessere per i cittadini che risiedono qui”.
In parallelo – senza un referendum ma con lo stesso obiettivo – l’Emilia Romagna, a guida storicamente di centrosinistra, ancora prima dei referendum di Lombardia e Veneto, aveva intavolato una trattativa con il governo sugli stessi obiettivi. Ora siamo al dunque. Alla firma del “distacco”. Si sancisce l’autonomia che insieme alla sanità metterà in torta anche la scuola e grandi opere.
Dal punto di vista delle Regioni ricche il ragionamento non fa una piega. Qualche interrogativo e anche qualche inquietudine però si fa strada se si articola un minimo ragionamento.
In primo luogo la scelta così netta di abbandonare la tortuosa strada comune (crescere insieme come paese) prendendo l’autostrada dell’autonomia (“padroni a casa nostra”) significa lanciare anche un’accusa alla politica che in questi anni non ha saputo far proseguire collettivamente il Paese nel suo insieme (e l’accusa è un’evidente autoaccusa anche se inconsapevolmente). Questo in un Paese, nessuno se lo nasconde, con diverse tabelle di marcia, con tanti bubboni incistati nei suoi tessuti non facili da estirpare. Ma quella scelta di mettere nero su bianco una sorta di sovranismo regionale significa l’abbandono di quella foglia di fico che è stata fino a qualche anno fa il proclama dello sviluppo del Mezzogiorno. Molte parole e pochi fatti. Proclama appartenuto a tutti gli schieramenti politici, nessuno escluso. Significa sancire nero su bianco che quella strada è bloccata e non è più percorribile. Ed è questo che richiama nei fatti una sconfitta della politica. Solleva poi anche un interrogativo riguardo una diversa organizzazione dello Stato nel momento in cui altre Regioni – tra Nord e Centro altre potrebbero seguire questa strada – avanzassero la stessa richiesta basata certamente su risultati raggiunti, performance virtuose ecc. Si arriverebbe a quel punto a uno Stato diverso da quello che conosciamo dalla Liberazione in poi: una sommatoria di tante autonomie, come dire ognuno per sé. Sarà così? Lo si vedrà. L’altra considerazione che viene spontanea è legata maggiormente a un aspetto sociale e alle nozioni che abbiamo appreso del concetto di Stato nel corso della nostra esperienza di cittadinanza.
I due temi delicati sono salute e istruzione. Un popolo sano, istruito e con capacità critica è una condizione per la qualità della vita individuale e collettiva. I due fattori sono strettamente collegati e lo confermano gli studi in questi anni presentati in varie sedi. Ma lasciando da parte studi e ricerche, è bene dire che salute e istruzione sono stati per tutti noi i primi capisaldi dei rudimenti civici che ci hanno insegnato e li abbiamo condivisi e interpretati via via come base primaria dello stare insieme come nazione. Non è stato questo il criterio fondante della riforma del sistema sanitario varato nel 1980? Non è stato questo il principio fondante che ha via via allargato le maglie dell’istruzione a ceti sociali che ne erano esclusi? Sono quelli i piloni antisismici su cui costruire una comunità con basi di partenza uguali. E’ questo il problema, l’accesso a un punto di partenza senza differenze. Per la salute e per l’istruzione. Siamo cresciuti con il convincimento che dovrebbero essere posti su uno scaffale accessibile a tutti allo stesso modo. Non è così. Crescendo lo abbiamo appreso, vuoi dalla nostra esperienza diretta, vuoi con l’osservazione di quello che è avvenuto e avviene in certe zone del nostro Paese. Come il Sud per esempio dove l’applicazione del principio di uguaglianza di partenza è rimasto sulla carta. E ora, forse, in via di dissolvenza.
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2 Comments
Il progetto di richiesta di autonomia differenziata da parte dell'Emilia-Romagna, nel pieno rispetto della Costituzione Italiana, partendo dal comma 3 dell’articolo 116, e’ ben lontano dall'idea di spaccare il Paese, la cui unità è sacra ed inviolabile, così come lo è la solidarietà fra territori. Intanto si chiedono 15 competenze sulle 23 possibili, in secondo luogo, sulle risorse, non si chiede di trattenere qui tutte le tasse pagate in Emilia-Romagna o di recuperare il cosiddetto residuo fiscale. L'Emilia Romagna chiede, questo sì, di poter gestire direttamente le risorse che già oggi lo Stato spende per le competenze che verrebbero trasferite. Il che, tradotto, vuol dire non un euro in più dallo Stato o anche un solo euro sottratto ad altre Regioni. Nessuna spaccatura del Paese.
grazie Roberta per il tuo commento!Le considerazioni che ho pubblicato pongono una serie di interrogativi di cui sarebbe interessante discutere. Parlare di questa che è una delle novità più consistenti che si stanno concretizzando sarebbe, tra l'altro, un tema nuovo per una volta fuori dai tormentoni governativi in cui da diversi mesi siamo immersi e che stanno soffocando non solo le parole, ma anche il pensiero. E' un argomento di vasta portata di cui però fino all'altro ieri (si fa per dire) non se ne sapeva nulla. Interessante conoscere che cosa cambia con questa autonomia rafforzata. Di solito, mi sembra di ricordare vagamente che il decentramento funziona se alle spalle c'è uno stato forte che funziona e fa la sua parte. MI chiedo se siamo in questa situazione, comunque sia, insisto, sarebbe bene parlarne. grazie ancora per il tuo commento!