(…) Guarda un po’ cosa compare dagli archivi…
e che tristezza accorgersi che che il tempo è trascorso invano…
e che tristezza accorgersi che che il tempo è trascorso invano…
SORPRESA! (Questo articolo è stato PUBBLICATO su LIBERTÀ del 07/04/2016 e aveva questo titolo “DONNE, UNA STORIA CHE PESCA NEL’ANTICO?”)
(Il rapporto con gli uomini, una ruota che non gira) e oggi le cose sono forse peggiorate).
(Il rapporto con gli uomini, una ruota che non gira) e oggi le cose sono forse peggiorate).
“Tra le donne e gli altri umani la ruota non gira. Accusa qualche colpo e s’inceppa. Mah! Qualche vocina prima soffusa poi un po’ più maschia si fa sentire e sembra di comprendere un retropensiero che suona un po’ cosi : “Le donne stè rompi…. meglio se ne stiano a fare la calza, ad accudire ai figli della vita pubblica ce ne occupiamo noi. Fidatevi, è meglio”. Inespresso, non scritto è un sentire che a volte ti attraversa la pelle e fa l’effetto di un brivido. Di stupore.
E’ un retropensiero che fa capolino anche se non tradotto in parole e si avverte latente in tante piccole manifestazione di fastidio ogni volta che le donne osano. Non importa in che cosa hanno l’ardire di osare. Osano. Si prendono la libertà di farlo senza permesso. Come se quel diritto di uguaglianza abbia sempre bisogno di essere vidimato ad ogni occasione. Quegli apprezzamenti, quei giudizi anatomici che spesso si sentono sibilare quando a cimentarsi sono le donne, sferzano e feriscono come un vento freddo che lascia sulla pelle cicatrici e arrossamenti. Qui cade la maschera del politicamente corretto ed emerge in tutta la sua potenza la “non digeribilità” delle donne nella vita pubblica. Proprio non vanno giù.
Quel retropensiero fa spesso più rumore di un discorso palese. Insomma tra le donne e la vita pubblica sembra non vi possa essere storia. E’ pur vero che – a voler essere sincere se si guarda alle performance che alcune donne hanno espresso in politica – sarebbe meglio calare un pietoso velo e chiudere il capitolo. Tra le donne e la vita pubblica non c’è storia. Di certo non c’è feeling. E’ una vita difficile. Da qualche tempo si susseguono affermazioni e segnalazioni di episodi assurdi. L’ultimo della serie è quello arrivato da Cortina d’Ampezzo. Sì, la perla delle Dolomiti.
Quel posto così esclusivo passato alla storia per richiamare tutta l’elite internazionale nei decenni passati. Quel posto in cui certamente per lo skypass basta una app sullo smartophone e dove nella via principale passa lo struscio dell’Italia che conta. Ebbene, cosa sarà mai successo a Cortina, la perla delle Dolomiti? Le donne non potranno entrare nella gestione della Regola d’Ampezzo, un sistema consortile per la gestione dei boschi che risale al Medioevo. A governare i boschi continueranno ad essere solo i maschi. Nell’assemblea riunita per votare la novità non si sono avuti i due terzi per dare il via libera alla svolta. E allora che hanno fatto le signore ampezzane? Hanno protestato e manifestato coperte. Dal viso ai piedi per esprimere l’indignazione. Col loro ingresso si sarebbe rotta la Regola. Ancora una questione di cognomi, di necessità di lasciare il segno, di discendenza. Il pericolo del frazionamento e il timore che, sposandosi con persone di fuori la Storia maiuscola che scrivono gli uomini sarebbe stata tradita… Mah, sembra un gioco di società. Storie da Medioevo nel terzo Millennio dove la tecnologia e i grandi passi compiuti rischiano di far perdere di vista il cuore della società moderna: l’intersecarsi delle esperienze tra diversi: uomini e donne. Di tutte le latitudini. Le donne di Cortina hanno risposto velandosi il viso come dire: non abbiamo identità, noi qui nel 2016 ancora escluse, interrogatevi!
Tutto questo a Cortina, la perla delle Dolomiti dove anche lo skypass certamente lo prenoti con una app sullo smartphone. Storie del nuovo millennio in cui si torna all’antico. Ma, chiediamoci, dall’antico siamo mai usciti davvero? Episodi come questo ce ne sono altri in cui sono gli uomini a dare giudizi e a contrapporsi alle donne. Ne abbiamo sentite tante: una donna incinta dovrebbe pensare al lavoro di fattrice senza avere troppi grilli per la testa e cimentarsi nell’agone pubblico. Sono stati lanciati giudizi tagliati con l’accetta: le donne che sfondano un po’ la bilancia sarebbero inadatte (solo le donne?). E poi ogni giorno ci porta l’incubo di violenze che non permettono una vita libera e serena… C’è quasi qualcosa di atavico e profondo che fa tornare indietro il genere umano. Che azzera quel tanto di positivo incassato sulla strada dell’affermazione femminile. Sarebbe facile parlare di “uomini che odiano le donne”. Non è odio, è di più. Trovarsi di fronte all’arretramento su una conquista raggiunta è pane quotidiano per le donne e spesso lo si permette, ci si comporta come se il diritto sgorgasse da gentile concessione. Non ci sono grandi aspettative, si sa in partenza che sarà un “pacchettino” calzato su una vita declinata sempre al diminutivo, una “vitina”. Se così non fosse l’organizzazione stessa della società non sarebbe così poco amichevole verso le donne. A cominciare dal servizi che dovrebbero supportare maternità e famiglia in generale. Siamo una società che non fa figli. Continuiamo ad avere una demografia bloccata, però alle viste non ci sono politiche vere per virare in altra direzione. Eppure di esempi in giro per l’Europa ce ne sono tanti. Culle fiorite quasi zero, ma tanti pronunciamenti di principio sul valore della famiglia. Se una società evoluta non mette in cantiere i servizi necessari per permettere a tutte le famiglie di contribuire a dare gambe e braccia al futuro di questa umanità a che serve la retorica? Non si tiene conto delle donne. Sembrano amate, ma sono anche disprezzate perché confinate, spesso, in un immaginario che le inquadra nel solito cliché che le vuole inanimate ma belle, alte con capelli fluenti, tubini bianchi e neri a seconda della bisogna. Ferme e statiche sulle pagine di una rivista oppure in azione nel digitale terrestre dove sono protagoniste per promuovere un prodotto di bellezza o altro. Poi ci sono le donne della porta accanto che un tubino non lo hanno mai posseduto, che una famiglia cercano di averla, che fanno i salti mortali per conciliare i tempi di tutto e di tutti e che incastrano un’altra donna (le loro mamme o le zie) per improvvisare quei servizi che non ci sono. Donne. Le pari opportunità in politica. Nelle liste c’è pari presenza. Sulla carta. Del resto come avrebbe potuto un paese per metà abitato da cittadine non avere donne in politica? Dai e dai qualcuna ce la fa. Poi ci sono i fenomeni. Le cover women spesso in primo piano sulle riviste. Le donne-fenomeno che, nonostante le difficoltà materiali incontrate, hanno all’attivo grandi risultati. Nella carriere, nella famiglia, quasi sempre hanno dai due figli in su, ma niente le ha fermate salvo scoprire, scavando scavando, che la famiglia è quasi un’impresa che da lavoro ad almeno quattro persone tra governanti cameriere, autisti ecc. Quello di cui si avrebbe bisogno, è molto meno. L’altra parte di umanità più amica delle donne”.
Antonella Lenti