di Antonella Lenti

“IMMIGRAZIONE? Non puoi parlare di solidarietà generica forzando sull’aspetto ideologico. Non viene affrontato il tema sostanziale: controllare i flussi e sapere che cosa far fare alle persone che arrivano da noi. Questo attraverso un riconoscimento dei diritti/doveri reciproci. Non ha importanza in quanti arrivino anche se fosse una sola persona lo fai venire nel nostro Paese senza un progetto di occupazione ad hoc? Beh, è molto sbagliato”.
Perché una rubrica di politica, perché una rubrica su un blog sconosciuto, perché una rubrica dedicata a Sinistra&Sinistre. Non è solo la sinistra ad attirare la mia attenzione. Ho intenzione, se troverò adesioni, di scandagliare anche altri mondi politici. Perché una rubrica su un mezzo, il blog, che pochi conoscono, che non ha mezzi, che viene fatto in modo volontario?
Mi sono chiesta quali potrebbero essere i riferimenti del fare politica nel prossimo futuro considerato che, come per tutte le cose, arriva un punto in cui quello che è stato prima non può più essere valido per il dopo. E quindi ho iniziato senza molta puntualità nell’appuntamento e affidandomi a mezzi artigianali per farlo conoscere.
Ho iniziato dalla sinistra per il fatto che la trasformazione del sistema politico in questo ultimo anno ha messo sotto i riflettori la confusione in cui si trova l’area del centrosinistra, sempre più spezzettata; ha messo in rilievo soprattutto la marginalità in cui gli elettori hanno spinto il Pd, principale partito dell’area di riferimento del centrosinistra passato dal governo a un’opposizione quasi inesistente. Tutto questo mi ha indotto ad aprire uno spazio di approfondimento in cui, di volta in volta, esponenti di varia estrazione politica vedono la prospettiva di una forma politica che si richiami alla sinistra o al centrosinistra. Gli interrogativi, che ciascuno declina a seconda della propria sensibilità politica, culturale e sociale, riguardano i contenuti, il profilo di una convivenza futura di cui la politica, volenti o nolenti fa sempre parte.
INCHIESTA (5) PATRIZIA CALZA
Quando incontro Patrizia Calza è in corso l’ultimo consiglio provinciale della nuova Provincia che è nata dalla riforma Delrio. Niente più campagna elettorale ma chiamati al voto solo i già eletti consiglieri comunali. La domenica del voto “qualificato” è a un passo e circa 500 eletti saranno chiamati per il rinnovo dei consiglieri provinciali. Patrizia Calza nel suo saluto ai colleghi annuncia la sua perplessità sulla sua possibile rielezione. Il quadro politico è molto cambiato dalla prima elezione della provincia di secondo livello e gran parte dei comuni è governato da coalizioni di centrodestra. Parla dell’esperienza che l’ha vista vicepresidente e con delega alle opere pubbliche. Il consiglio si chiude in breve tempo e davanti a un caffè inizia la nostra chiacchierata. Patrizia Calza poi sarà di nuovo eletta nel consiglio provinciale. Ma questa è un’altra storia. Vuoi approfondire il tema della sinistra? Dobbiamo capire di cosa parliamo – mi dice – è molto cambiato il concetto della sinistra. Se per sinistra si intende quella del 900 ebbene è finita, è ignota alle nuove generazioni. La storia va avanti.
E così entriamo subito in tema.
Quindi non c’è più necessità di sinistra?
“Intendevo sottolineare il fatto che occorre intendersi sul concetto di sinistra, sui contenuti.
Senza dimenticare che in Italia al Governo c’è andato il centro-sinistra …e io preferirei continuare a parlare in questi termini”
“L’area della sinistra comprende formazioni politiche che sono particolarmente sensibili ai temi sociali, non voglio dire che su questi argomenti non vi sia anche un’attenzione della destra verso cui sono andati tanti elettori. In particolare alla Lega. Tante persone che oggi sono vicine alla Lega erano del PCI
e perché quelli che erano di sinistra hanno aderito alla Lega? Su questo dovrebbe interrogarsi, Bersani in particolare. Sono una persona che non ha quel tipo di background però posso dire che la sinistra ha fatto battaglie che hanno migliorato la condizione delle persone. Si riconoscevano in tanti in quelle istanze perché lì stavano le speranze di risposte ai loro bisogni, ai loro interessi. Speranze di migliorare la propria condizione di vita. Molti di quelli che li votavano trovavano in quell’area il loro interesse”
Oggi non è più vero? Forse i tempi sono tanto cambiati?
“Le cose sono cambiate, i valori sono cambiati. Anche i valori che sono stati il germe dell’Europa: lavoriamo insieme per stare tutti meglio è un concetto che sembra appartenere al passato.”.
Perché è avvenuto tutto questo?
“Negli ultimi vent’anni abbiamo vissuto una trasformazione forte, pesante del nostro sentire, è come se avessimo subito un lavaggio del cervello da cui è uscito molto egoismo, da cui sono uscite persone molto egoiste. Me ne
accorgo anche osservando come insegnante i giovani. Oggi ci sono ragazzi che fanno volontariato ma la maggior parte vivono chiusi in se stessi, sono più cinici e credono meno nelle persone. Quindi quella sinistra là di cui parlavamo, quella del 900, quella a cui ci si richiama ancora in taluni casi non può più venire fuori in una società in cui tutti sono l’un contro l’altro armati. Per catturare le persone non si possono porre temi che non fanno parte delle dinamiche di oggi, non si può ricorrere al passato, Con le persone devi parlare per essere compreso ora, alla società che abbiamo adesso non pensando agli schemi di ieri”.
Entriamo dunque nel dettaglio delle questioni. Uno degli argomenti più caldi è stato quello dell’immigrazione. Dove si annida l’errore?
“Il tema immigrazione è emblematico per questo discorso. Tu non puoi parlare di solidarietà generica forzando sull’aspetto ideologico. Facendo così si fa un favore agli altri, ai tuoi avversari. Ed è quello che è successo. Anche ora il metodo applicato è sbagliato. Basare il contraddittorio sul principio “noi buoni” perché accoglienti “tu cattivo” perché contrario all’accoglienza non funziona, è troppo poco. BISOGNA affrontare CONCRETAMENTE il problema. Queste persone arrivavano nei piccoli paesi, collocati improvvisamente vicino a persone , famiglie, anziani
che non li conoscevano, soprattutto
che non conoscevano la loro cultura, le loro abitudini di vita,
e che , per lo più li vedevano
trascorrere
le giornate
a fare niente…
. Occorre porsi il problema della diversità di cui queste persone sono portatrici e che la loro presenza in piccoli paesi può determinare reazioni negative. E’ quello che è accaduto nel mio territorio e in tutte le altre realtà che hanno ospitato i profughi. Per affrontare questo tema occorrono modalità diverse. Ora l’atteggiamento è ancora univoco e di segno opposto: non li vogliamo
e non li accogliamo Ma non è la soluzione”.
Sembra difficile delineare una soluzione, anche le esperienze di questi ultimi anni non ha prodotto risultati in questo senso. Tu hai portato il problema all’attenzione nazionale quando nel tuo comune si è presentato. Ma siamo punto e a capo.
“Non viene affrontato il tema sostanziale: controllare i flussi e sapere che cosa far fare alle persone che arrivano da noi. Questo attraverso un riconoscimento dei diritti/doveri reciproci. Non ha importanza in quanti arrivino anche se fosse una sola persona lo fai venire nel nostro Paese senza un progetto di occupazione ad hoc? Beh, è molto sbagliato”.
Dopo la tua protesta di qualche anno fa che cosa è cambiato nella gestione di questo problema?
“Qualcosa è stato modificato come ad esempio la possibilità di applicare i lavori socialmente utili per gli immigrati. Tuttavia è chiaro che il lavoro svolto dovrebbe essere considerato una specie di credito a favore di chi ha dato disponibilità a tenersi occupato. Di questo si dovrebbe tenere conto nella valutazione della posizione delle singole persone, ma se quello che hai fatto per la comunità che ti ospita non ha valore, è evidente che facilmente non ti rendi disponibile. Se non dai nulla in cambio i più non si rendono disponibili . Ci vuole un certo livello di preparazione culturale per capire il valore del lavoro in sé o il senso dello scambio reciproco. La maggior parte dei migranti
ne erano assolutamente privi”
Quale dovrebbe essere il vantaggio concesso?
“Sei stato qui, hai lavorato, hai donato qualcosa alla comunità che ti ha ospitato e ti riconosco un permesso speciale, ti do la possibilità di restare per un certo periodo ( anche se non hai i requisiti per poter essere riconosciuto “rifugiato” ) per cercarti un lavoro, per raggiungere i tuoi conoscenti….Insomma occorre trovare una strada che possa essere motivante,
premiante. Un percorso che sarebbe rispettoso della dignità umana”.
Per quale motivo questa strada non può essere intrapresa?
“Il lavoro richiesto è in modalità volontaria e senza riconoscimento che lo attesti e che possa risultare premiante
si trovano pochissime disponibilità da parte dei migranti.
Credo che si dovrebbe
modificare questo rapporto : anche con una disponibilità volontaria, sarebbe giusto codificare un sistema permanente in base al quale chi ha lavorato abbia in cambio un vantaggio”.
Il Pd al governo, però questa scelta non l’ha adottata…
“Ha sbagliato.
Nell’area della sinistra prevalgono le persone che pensano
che sia inaccettabile introdurre un sistema premiante e il lavoro socialmente utile obbligatorio.
Io invece trovo inaccettabile che non si riconosca la realtà e cioè che ognuno di noi , se in condizioni fisiche e psichiche normali, deve offrire il proprio contributo alla comunità . La stessa Costituzione, nell’art, 2,
prevede il “dovere di solidarietà”che grava su ciascuno e nessuno se ne può dire escluso.
A questo punto mi viene in mente un parallelo con il reddito di cittadinanza che ha qualche attinenza con il discorso che stavo facendo. Il reddito di cittadinanza , mi pare di aver capito, dovrebbe essere riconosciuto a
persone che devono essere motivate al lavoro e che comunque devono prestare azioni a favore della comunità. Se il lavoro socialmente utile lo pretendi da chi ha il reddito di cittadinanza perché non lo chiedi a chi è in questo Paese , in una situazione
di accoglienza , è in attesa di avere un permesso? Ma non si fanno questi discorsi. Si delega al gestore dal quale si pretende che faccia anche integrazione tra l’altro con meno riscontro economico… Insisto si dovrebbe impostare un sistema premiante. A questo scopo, in assenza di uno schema di questo tipo, mi ero inventata l’attestato da consegnare ai profughi che avevano aderito alla proposta di alcuni lavori a Gragnano”.
Ora il Pd si trova di fronte a una lunga salita da che parte iniziare la ricostruzione dopo la caduta così pesante dei consensi?
“Per ricostruire tutto occorre partire dal basso dalle piccole comunità. Bisogna “parlare” con i fatti, essere di esempio sulle cose. Non è il punto essere di destra o di sinistra”.
Quindi intendi dire che il Pd è staccato dalla realtà? Si custodisce in una nicchia di appartenenza staccata dal contesto?
“Sono stati sottovalutati i cambiamenti intervenuti, non si sono sapute dare risposte alle persone che sono cambiate. Occorre per esempio lavorare molto sull’istruzione. Intendo dire la formazione di una capacità critica rispetto a quanto avviene a quanto ti circonda. Infatti un altro problema di oggi è l’ignoranza. I social hanno dato una mano su questo terreno, indirizzano l’attenzione dove fa comodo. In sostanza alla fine si deve affermare che questa situazione decreta il fallimento della politica. Porto il mio esempio personale. Sono insegnante e non mi lamento del lavoro che faccio, mi piace, tuttavia devo dire che la cultura non è stata valorizzata. Gli insegnanti sono gli unici che possono lavorare per aiutare
i ragazzi a ragionare, approfondire i problemi, a sviluppare lo spirito critico, ma per questo ci vuole molto tempo e le persone devono essere pagate adeguatamente. Oggi non avviene. E questo è un grosso problema perché siamo di fronte a una situazione in cui molti
genitori non trasmettono nulla ai loro figli. Se ci fossero le risorse per partire dal basso sarebbe possibile contrastare questo pensiero unico che si sta imponendo e che esce sostanzialmente dai social. Un partito qualsiasi che ha a cuore determinate cose fa politica a partire da questo. Fa pensare ad esempio che il libro di Corona sia al settimo posto nelle classifiche”.
Ma non si possono evitare i social e l’influenza che hanno su di noi..
“Il problema c’è se non sai valutare le informazioni e soprattutto se i social sono la tua unica fonte di informazione . Prendiamo ad esempio il voto online nella scelta della rappresentanza parlamentare. Si fa credere alle persone che contano perché li si coinvolge su una piattaforma online. In realtà stai consegnando il potere a chi non conosci, non sai chi è, ti sta catechizzando, ti indirizza al voto e non puoi sapere se poi quel voto lo cambia o no. Questo è un rischio gravissimo perché non equivale a mettere un like su un post di facebook. C’è ben altro in gioco evidentemente”.
Quindi la democrazia per essere democrazia deve essere filtrata?
“I corpi intermedi (partiti, sindacati, associazioni…)
sono molto importanti
. Lì si analizzano le questioni, i pro e i contro e si arriva alla mediazione. Ora purtroppo
non svolgono più il ruolo di un tempo . Ora c’è il mito della democrazia diretta. Sbagliatissimo.
Devi avere competenze. Non si scappa da questo. Come può chiunque decidere su tutto? Un conto sono questioni generali (divorzio si o no, aborto si o no..)
ma nel momento in cui si parla di questioni tecniche si deve conoscere di cosa si sta parlando. Quanto meno”.
Torniamo al Pd. Tre candidati in lizza per le primarie. C’è chi ormai dà per morta quell’esperienza. Il Pd ha ancora un senso?
“Devo ammettere che su questo tema non ho le idee chiarissime. Non credo sia un progetto superato. La sinistra come la intendo io è più in stile americano e può benissimo essere il Pd se diventa quel tipo di espressione politica. E’ però
vero che in presenza di una legge proporzionale potrebbe essere utile diversificare ovvero prevedere più formazioni politiche
prima per fare alleanze dopo anche se l’esperienza del passato ha dimostrato che gli unici governi della sinistra sono stati mandati a casa dalla stessa sinistra. In ogni caso ricordo che alle ultime elezioni il Pd aveva un candidato contrapposto a tutto il centrodestra : una sconfitta annunciata. Ora… lo spirito di servizio va bene, ma perseverare è da idioti”.
In fatto di elezioni alle europee Carlo Calenda spinge l’acceleratore su una lista unica
“ Credo che sia da capire se è più utile presentarsi con un listone che riunisce più formazioni o andare in ordine sparso , col rischio, per qualcuno di non ottenere la percentuale minima….sinceramente in questo momento il tema non mi appassiona e lo lascio a chi sa fare strategie e calcoli che io non so fare….”
Che rapporto vedi con i 5 Stelle?
“Francamente vedendoli al governo faccio fatica a pensare a un possibile rapporto. Nelle realtà locali è diverso, lì si conoscono le persone, certo può essere un’alleanza un po’ tribolata però le persone elette sono rappresentative dei cittadini. Per me ogni forza merita rispetto. A livello nazionale non è tanto così. La scelta delle persone non è molto diversa dalle dinamiche del centrodestra quando le scelte erano fatte da Berlusconi. Ora a scegliere è la piattaforma e mi domando chi ci sia dietro la piattaforma Cinque stelle. Ma va detto che in politica la chiusura totale non esiste. Chi l’avrebbe detto ad esempio che gli eredi della Dc sarebbero stati fianco a fianco agli eredi del Pci? Ora non ci sono più schemi contano le sensibilità e i temi da affrontare. Tutto però è più complicato nel momento in cui manca il rispetto reciproco”.
Diversi tra voi ancora oggi a distanza di un anno dal disastro elettorale del 2018 individuano in Renzi il responsabile di tutto. La responsabilità è difficile possa essere di una persona sola…
“Si è inimicato un apparato politico che aveva una sua dignità. Ha promesso il cambiamento di alcune cose e non le ha fatte, si è fermato, ha commesso l’errore di crearsi un cerchio magico di amici protetti che poi ha difeso a tutti i costi. Direi che queste cose si pagano. Sempre”.
C
ome amministratore che si è occupata di lavori pubblici e di opere, dai un voto al ministro per le infrastrutture Toninelli…
“Al di là delle gaffe lo vedo sprovveduto. Ha dimostrato di parlare di cose che non conosce come ad esempio sulla questione autostrade ha portato ragioni inesistenti e un ministro deve avere conoscenze di livello su questi argomenti. Inoltre non ci si rende conto che le opere pubbliche sono un investimento vitale per l’economia e si tratta di progetti che vanno avanti per anni e il cui blocco significa un danno pazzesco per l’economia. Queste cose si decidono non sulla base di un giudizio preconcetto o critico nei confronti di chi ti ha preceduto, si deve verificare tutto. Soprattutto per la nostra Regione le opere strategiche sono indispensabili e questa arretratezza pesa”.
Ha acceso l’attenzione il tema dell’autonomia regionale coinvolge Lombardia, Veneto e anche Emilia Romagna. Che ne pensi?
“Non valuto negativamente questo passaggio. Se lo stato fissa dei criteri generali credo che una maggiore autonomia in Emilia Romagna per esempio permetta di avere maggiore libertà di scelta su determinati temi. Siamo arrivati dopo settant’anni ad avere ancora 5 regioni a statuto speciale alcune delle quali non brillano per efficienza e quindi credo che sia arrivato il momento di ripensare un po’ questo argomento. Sono cose che incidono direttamente nelle scelte e nella vita di noi amministratori. Faccio un esempio concreto: il Comune di cui sono sindaco, Gragnano, , in base ai parametri del Ministero degli Interni,
potrebbe avere 40 dipendenti e ne ha 12, in altri Comuni
sono in numero stratosferico. Ora i parametri europei e i tagli alla spesa mi impediscono di assumere… e non è giusto. Tutto questo deve essere riequilibrato”.
Ma in questo caso è la politica che dovrebbe fare la sua parte e non l’ha fatta in questi anni e quindi oggi si addensano le esasperazioni.
“Attenzione non è solo la politica romana il problema. Anche ANCI, UPI, le associazioni dei Comuni o delle Province: finisce che vince chi è in maggioranza…. Il Presidente della Provincia Rolleri è l’unico che in UPI ha votato contro un provvedimento che spogliava la nostra Provincia di ulteriori risorse a vantaggio delle Province più in difficoltà…Voleva fosse introdotto il criterio della premialità per gli Enti che avevano dato prova di buona amministrazione. Voleva , interpretando la volontà di tutti noi, che fossero posti dei distinguo sulla base di dati concreti. Non è servito a nulla….
E’ lo stesso concetto che si poneva sul tema dell’immigrazione di cui si parlava prima. Se non si vuole differenziare , se non si considera mai il merito si sbaglia. Non si cresce mai. Ebbene, è un errore grosso”.
Nelle foto: In apertura Patrizia Calza un paio di anni fa durante la trasmissione televisiva Porta a Porta dedicata al tema scottante dei profughi, qui accanto Calza, sindaco di Gragnano alla consegna dei diplomi ai migranti ospitati nel suo comune che hanno svolto un lavoro socialmente utile